Apatheia
Il blog di Rino Negrogno
L'apatheia è l'apatia ovvero l'indifferenza, il restare impassibili di fronte agli avvenimenti e, per Seneca, è l'atteggiamento a cui deve giungere l'uomo per essere davvero saggio. Per Spinoza: «Sedulo curavi humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere» ovvero «Ho assiduamente cercato di imparare a non ridere delle azioni degli uomini, a non piangerne, a non odiarle, ma a comprenderle». Naturalmente è un ossimoro accostare l'apatia al mio noto atteggiamento e non posso affermare di aver raggiunto l'ambito traguardo di Seneca. L'apatia è piuttosto l'oggetto polemico contro cui mi scaglio, non ritenendo nobile soffrir nell'animo i dardi dell'oltraggiosa fortuna ma prendendo armi contro un mare di affanni, per dirla alla Shakespeare. Ma in realtà in questo blog con le mie riflessioni vorrei richiamare la lezione di Walter Benjamin che dice dello storico, o comunque dell'intellettuale, o comunque del rivoluzionario che egli è per gli altri come il "segnalatore d'incendio", colui che dice, che vede prima di altri una realtà, una crisi, una possibilità di azione e di salvezza.

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Il sogno è finito Un voto anomalo a conclusione di una campagna elettorale anomala
Un voto anomalo a conclusione di una campagna elettorale anomala fatta da coalizioni anomale. Un'importante incidenza del voto disgiunto che sta a significare una assoluta mancanza di logica e coerenza sia politica che di programmi. Un gioco perverso che graverà pesantemente su chi andrà a governare. È il caso di dirlo: vae victoribus! (guai ai vincitori). Flotte di parentadi disseminati per deviare voti, tranne che ai veterani e soliti volti della politica, sicuri dei loro consolidati eserciti di elettori pervasi quasi sempre da colui che non olet. Ed ora che la partita si gioca tra le destre, come d'incanto vorrebbe spuntare un cielo sereno. Si raccontano favole, rinascono amori di popolo e di città, si dimenticano le armi affilate, i paladini romani, le corti celesti e, come al solito, tra un taralluccio ed un bicchiere di vino, la destra e la sinistra non esistono più, tranne uno, quello da abbattere. Per quel che mi riguarda, oramai, ne sono fuori e neanche ho voglia di guardare.
Nessuno venga a dirmi che dobbiamo lottare uniti contro il vero nemico perché ora, solo ora, davanti...
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Nebbia Intervento in rime di Rino Negrogno
Quando i giorni si trovano dove siamo ora,
nel profumo acre di finestre biancastre,
tra occhi che levigano sculture di pianto,
la tua voce è un ricordo di ebano nero.
Girovaghiamo intorno ai rumori afosi
dei nostri pensieri stridenti,
attenti a non straripare anime,
fiumi che lambiscono i contorni.
I bambini stupiti dei pertugi cupi
anche quando brillavano le luci.
Me lo chiedo tra ogni respiro
se c'è ancora qualcosa da dire
quando ormai non c'è più niente da fare.
Abbiamo bisogno di rivedere la strada
che nei pomeriggi di agosto sbiadisce
ricordi freddi ancora irrisolti,
la noia di distese infinite,
seduti uno contro l'altro
a non dirci niente.
Abbiamo bisogno di ritrovare la strada
infatuati da una nebbia invisibile,
vogliosi di dolori consueti
e di altre foglie avvizzite
che resteranno sul cortile
tra i bambini dell'ultima partita.
Quando i giorni finiscono come oggi
vorrei non essere qui
ma in una notte di tempesta
e non per saltare il giro
ma per non vedere i tuoi occhi
che scrutano paure di strade polverose,
per...
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Un paese occupato Intervento in rime di Rino Negrogno
Ho la sensazione, con qualcun altro, non molti per la verità,
qualche amico ed altre anime sparse qua e là più o meno lontane,
di esser improvvisamente parte di un popolo occupato.
Un'occupazione lenta, flemmatica quasi piacevole, non proclamata,
vigorosa nel confondere le menti, popolata di spettacoli e film
confezionati come missili di una precisione ineffabile.
Film avvincente di regista arguto che coinvolge fino
a farci entrare nel suo mondo senza dimensione,
fatto di quei colori scoloriti che col tempo ci sembrano irresistibili,
ci rendono nostalgici anche verso il dolore più insolente;
diventiamo noi gli attori, ciechi, dimentichiamo
cosa ci spetta e cosa ci aspetta ed attendiamo in fila mansueti
il padrone che assegna a ciascuno la parte inversa o comunque diversa,
cosicché nessuno prenda coscienza di essere o della sua pena
e s'infuochi della speranza di sopraffare prima o poi il suo fraterno nemico,
diventargli il ricco padrone, il suo carnefice se occorre.
Questa è la sensazione che ho, che mi accompagna come un ombra stanca,
più ci penso...
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A vent'anni Una poesia di Rino Negrogno
Avere vent'anni
e sollazzarsi d'averli,
non c'era diletto
che potessi cedere
come farei ora, accorto,
stipato di sogni,
mentre scambio sguardi
folgoranti di certezze
solo per viandanti sventati.
Puoi dirmi le tue prediche
se, approssimativamente sornione,
ti suggerisco, sottovoce,
mentre non ascolti
che non c'era divertimento
più divertente a vent'anni
che esser tristi,
trovare traguardi impossibili.
Non averti, poi
era la mia specialità,
scriverti parole
indecifrabili.
È un segreto
che ancora adesso mi appartiene.
Avere vent'anni
e non sapere d'averli,
nessuno di noi ricordava
pletoriche istruzioni
come mostriamo il cielo ora, impauriti,
maleodoranti canove,
dove scambiamo le anime
e la fame notturna
da fantasmi precoci.
Non c'era passatempo migliore
che sprecare i vent'anni,
lasciarli altrove,
tanto poi li ritroviamo
insieme alle nostre promesse,
intonare orizzonti
improbabili, inavvicinabili.
Inseguirti, poi,
muovermi a parte,
era la mia specialità,
inventare occhi invisibili.
È un segreto
che...
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Il suicidio civile L'ultima notte
Come deve esser triste un uomo
che si sveglia nel sole che nasce.
Come deve essere un uomo
che si sveglia l'ultimo giorno.
Che occhi deve avere,
oltre il dolore, oltre la fame
di ombre sanguinanti
inseguite tra un sorriso
e i muri scoloriti del suo rifugio.
Nascosto dal silenzio
del sonno prima di morire
e fai piano per non disturbare
come quando saresti tornato
per il pranzo e per l'amore,
oltre quello che io posso sapere,
fai passi insicuri, vai avanti,
poi torni, respiri e poi ritorni.
Guardi i tuoi bambini
mentre sognano
i tuoi occhi per sempre
e una stanza piena di giochi.
Devi averli guardati,
non posso sopportare
che non sia così.
Devi aver pianto
mentre toccavi le loro mani.
Devi aver visto un sorriso
prima di volare.
È l'ultima volta,
non temere di svegliare
i loro sogni, saranno spaventosi,
non temere, aspetta
ancora un po'
mentre si gira dall'altra parte.
è il segnale e vai via.
Era l'ultima notte,
ho paura di non capire
ma non dirò nulla
della mia incomprensione,
del buio infinito del mio cuore....
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Sabato 19 Maggio 2012 





