Chiaro e Tondo

Ricordando Gino Martinelli

Chiaro e Tondo 184

Lo scorso primo novembre sono passati sei anni da quando Gino Martinelli e sua moglie Giuliana se ne sono andati in un modo che ancora oggi definire incredibile mi sembra poco. Quando conobbi Gino lo vidi dietro la vetrata della biglietteria del Cinema Impero; io ero solito, da giovane giornalista che si occupava anche di cinema, raccogliere i titoli dei film previsti e spedirli, anche con qualche recensione, a vari giornali: a Gino piaceva intrattenersi lì o definire la programmazione del fine settimana con il direttore Rocco Barca, suo fraterno amico.

Il cinema era la sua grande passione. Ma lo conobbi ancor meglio avendolo come collega presso la scuola della Madonna di Fatima. Ricordo il sorriso sornione e quasi beffardo, la sua grande generosità e quel suo mettersi a disposizione degli amici, quando qualcuno aveva bisogno di una mano. Parlavamo spesso del contenuto dei miei articoli ed egli si appassionava molto ai problemi della città. Ricordo che la prese molto male quando gli comunicai che avevo lasciato la collaborazione con una testata giornalistica locale, ci rimase molto male. Gettò in terra la fedele sigaretta con un gesto di stizza e mi disse che avevo fatto un errore. Voleva che io continuassi con costanza l'attività giornalistica. La sua breve ma intensa vita è stata basata su di una continua ricerca del Bello; Gino fu sempre affascinato da tutto ciò che rappresentava la Bellezza, l'Equilibrio e la compostezza; mi raccontava spesso i suoi viaggi; quando seppe che ero stato a Parigi, mi elencò un numero impressionante di luoghi che erano fuori dal solito tour delle guide, segnalandomi posti nascosti e naturalmente di grande valore artistico.

Il suo modo di fare, di parlare, m'infondeva grande serenità; sembrava che, in alcuni momenti, nulla potesse scalfirlo ed alterare quella dimensione esistenziale che aveva saputo crearsi tramite le sue passioni, le sue conoscenze, le persone che frequentava. Un'altra sua grande passione fu il cinema da gustare rigorosamente in sala. Ricordo che ci trovammo insieme per vedere "Malena", con Monica Bellucci, ma ogni volta che usciva un film di un certo valore Gino non mancava mai di segnalarmelo e la sua frase solita era: «Giovà, non te lo devi perdere, è troppo bello, vallo a vedere!». Anche la sua figura di professore era molto apprezzata dagli studenti: era solito aiutare in particolare i poveri derelitti che non avevano famiglia alle spalle e ricordo, proprio nell'ultimo anno scolastico, una rovente polemica nello scrutinio finale, per salvare uno di quei ragazzi dalla bocciatura.

Gino era capace di grandi periodi di calma, di bonaccia, che alcuni, sbagliando, scambiavano per indifferenza; infatti questa falsa impressione era negata dal fatto che era capace di grandi sfuriate improvvise, di grandi battaglie, quando c'era da battersi per una giusta causa. Uno degli ultimi progetti realizzati insieme, fu un percorso didattico dedicato alla storia ed agli aspetti estetici ed architettonici delle chiese tranesi. La sua cura nel realizzare quel progetto mi colpì, perché egli era capace di rimanere a scuola anche oltre l'orario scolastico, pur di terminare il lavoro, perché alla fine, poiché per i ragazzi era molto difficile realizzarlo da soli, lui interveniva con il suo lavoro extra. A Natale appena riceveva dai Padri Rogazionisti, nell'Istituto, il pensierino per le festività natalizie, di solito un pandoro ed una bottiglia di spumante, si recava immediatamente nella vicina parrocchia, per lasciare il tutto ai poveri della stessa.

Ancora oggi mi sembra impossibile di non poterlo più incontrare e di ascoltare quella sua consueta frase, pronunciata magari con una sigaretta tra le labbra: «Ciao Giovà, tutt' a post?'». Tutt'a posto Gino, non ti dimenticheremo, insieme a Giuliana, l'amore della tua vita.
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