Dacia Maraini e Marianna Aprile ai Dialoghi di Trani: «La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi»
In piazza Quercia un confronto intenso sul lungo cammino dei diritti femminili, tra conquiste, stereotipi e libertà ancora negate con la giornalista Carola Carulli a moderare l’incontro
sabato 19 settembre 2026
18.00
Una piazza Quercia gremita ha fatto da cornice, ieri sera, a uno degli appuntamenti più intensi dei Dialoghi di Trani: il confronto tra Dacia Maraini e Marianna Aprile, moderato dalla giornalista Carola Carulli e nato dalla presentazione del libro di Aprile "La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi."
Un titolo che contiene già una domanda: quanto di quella promessa di emancipazione, nata con la conquista del suffragio femminile e proseguita attraverso decenni di battaglie per l'uguaglianza, è stato realmente mantenuto? È stato questo il filo conduttore di un dialogo che ha attraversato la storia e il presente, mettendo al centro la condizione delle donne e le contraddizioni di una società che, nonostante i progressi compiuti, continua a fare i conti con stereotipi profondamente radicati.
Il percorso raccontato da Marianna Aprile parte da una conquista fondamentale: il diritto delle donne a partecipare alla vita politica attraverso il voto. Da quel momento, il cammino verso la piena rappresentanza e la piena cittadinanza femminile ha conosciuto passaggi importanti, fino all'arrivo, per la prima volta, di una donna alla guida del governo italiano. Ma la presenza femminile nelle istituzioni, da sola, non può essere considerata il punto di arrivo di una storia ancora in divenire.
Nel corso dell'incontro, infatti, il discorso si è allargato alla quotidianità, ai condizionamenti culturali e agli stereotipi che continuano a definire, spesso in maniera invisibile, ciò che una donna può o non può essere, fare e desiderare. Una riflessione che ha mostrato come l'uguaglianza formale non coincida necessariamente con una reale parità di opportunità. La voce di Dacia Maraini, da decenni protagonista del dibattito culturale sui diritti delle donne, ha contribuito a riportare la discussione a una dimensione ancora più ampia: quella di una libertà che non può essere data per acquisita e che richiede consapevolezza, educazione e capacità di mettere in discussione modelli sociali sedimentati.
Particolarmente forte il passaggio dedicato alle donne che vivono in Paesi governati da regimi teocratici, dove diritti che in altre parti del mondo sono considerati fondamentali e facenti parte di un bagaglio di valori universali sono ancora negati o pesantemente limitati. Diritto all'istruzione, alla libertà personale, all'autodeterminazione, alla partecipazione alla vita pubblica: conquiste tutt'altro che scontate, che restituiscono alla discussione sui diritti femminili una dimensione globale.
Da qui la necessità di non considerare la storia dell'emancipazione delle donne come un capitolo definitivamente chiuso. La promessa evocata dal titolo del libro di Marianna Aprile rimane, dunque, un impegno aperto: quello di trasformare le conquiste giuridiche e politiche in una libertà realmente vissuta e condivisa. Attraverso le parole di due protagoniste della cultura e del giornalismo italiano, il tema dei diritti delle donne è diventato così occasione per interrogarsi sul presente e, soprattutto, su quanto ancora resti da fare. Perché il riconoscimento di un diritto non coincide necessariamente con la sua piena realizzazione. E perché ogni conquista, per diventare patrimonio comune, ha bisogno di essere difesa, raccontata e continuamente rimessa al centro del dibattito pubblico.
Un titolo che contiene già una domanda: quanto di quella promessa di emancipazione, nata con la conquista del suffragio femminile e proseguita attraverso decenni di battaglie per l'uguaglianza, è stato realmente mantenuto? È stato questo il filo conduttore di un dialogo che ha attraversato la storia e il presente, mettendo al centro la condizione delle donne e le contraddizioni di una società che, nonostante i progressi compiuti, continua a fare i conti con stereotipi profondamente radicati.
Il percorso raccontato da Marianna Aprile parte da una conquista fondamentale: il diritto delle donne a partecipare alla vita politica attraverso il voto. Da quel momento, il cammino verso la piena rappresentanza e la piena cittadinanza femminile ha conosciuto passaggi importanti, fino all'arrivo, per la prima volta, di una donna alla guida del governo italiano. Ma la presenza femminile nelle istituzioni, da sola, non può essere considerata il punto di arrivo di una storia ancora in divenire.
Nel corso dell'incontro, infatti, il discorso si è allargato alla quotidianità, ai condizionamenti culturali e agli stereotipi che continuano a definire, spesso in maniera invisibile, ciò che una donna può o non può essere, fare e desiderare. Una riflessione che ha mostrato come l'uguaglianza formale non coincida necessariamente con una reale parità di opportunità. La voce di Dacia Maraini, da decenni protagonista del dibattito culturale sui diritti delle donne, ha contribuito a riportare la discussione a una dimensione ancora più ampia: quella di una libertà che non può essere data per acquisita e che richiede consapevolezza, educazione e capacità di mettere in discussione modelli sociali sedimentati.
Particolarmente forte il passaggio dedicato alle donne che vivono in Paesi governati da regimi teocratici, dove diritti che in altre parti del mondo sono considerati fondamentali e facenti parte di un bagaglio di valori universali sono ancora negati o pesantemente limitati. Diritto all'istruzione, alla libertà personale, all'autodeterminazione, alla partecipazione alla vita pubblica: conquiste tutt'altro che scontate, che restituiscono alla discussione sui diritti femminili una dimensione globale.
Da qui la necessità di non considerare la storia dell'emancipazione delle donne come un capitolo definitivamente chiuso. La promessa evocata dal titolo del libro di Marianna Aprile rimane, dunque, un impegno aperto: quello di trasformare le conquiste giuridiche e politiche in una libertà realmente vissuta e condivisa. Attraverso le parole di due protagoniste della cultura e del giornalismo italiano, il tema dei diritti delle donne è diventato così occasione per interrogarsi sul presente e, soprattutto, su quanto ancora resti da fare. Perché il riconoscimento di un diritto non coincide necessariamente con la sua piena realizzazione. E perché ogni conquista, per diventare patrimonio comune, ha bisogno di essere difesa, raccontata e continuamente rimessa al centro del dibattito pubblico.