Dimissioni Galiano| Angela Mercorio (Rispettiamo Trani): «Quando la politica divora la Città. Il vero costo sono il tempo perso e le decisioni rinviate»
L'esponente civica analizza la crisi a Palazzo di Città: «Non serve la caccia al colpevole né il toto-nomi. Il baricentro si è spostato dal bene comune alla tenuta degli equilibri»
sabato 26 settembre 2026
Le dimissioni rassegnate dal sindaco Marco Galiano aprono una breccia che va ben oltre la tenuta numerica dell'amministrazione. A tracciare una disamina dello stallo politico cittadino è Angela Mercorio, referente del movimento civico RispettiAMO Trani, che in una nota diffusa nelle ultime ore invita ad abbandonare le logiche del retroscena per guardare alle radici strutturali della crisi.
«Il Sindaco Marco Galiano ha messo sul tavolo le proprie dimissioni — esordisce Angela Mercorio —. Ma su quel tavolo, oggi, non ci sono soltanto le dimissioni di un Sindaco. C'è un intero modo di fare politica che merita di essere interrogato. Ed è da lì che vorrei partire. Non dalla corsa ai numeri. Non dal toto-nomi. Non dalle telefonate di queste ore, dalle distanze prese in fretta, dalle alleanze da ricucire o dalle nuove geometrie da immaginare. Quella è la superficie. Sotto c'è molto di più».
Al centro della riflessione c'è il logoramento dell'azione amministrativa: «C'è una domanda che Trani continua a rimandare da troppo tempo: quanto può governare davvero un Sindaco quando, intorno a lui, governano anche gli equilibri che deve continuamente tenere in piedi? Non conosco ancora tutti i passaggi che hanno portato il Sindaco a rassegnare le dimissioni e sarebbe scorretto attribuire oggi responsabilità personali che devono essere chiarite. Ma proprio per questo non mi interessa partecipare alla caccia al colpevole. Mi interessa il sistema». Secondo l'esponente di RispettiAMO Trani, la paralisi decisionale è la diretta conseguenza di coalizioni costruite per vincere ma incapaci di reggere la prova del governo: «La politica nasce per governare i problemi. Quando comincia a essere impegnata soprattutto a governare se stessa, qualcosa si è già rotto. Si costruisce una coalizione per vincere. Poi bisogna tenerla insieme. Bisogna mediare. Compensare. Rassicurare. Misurare il peso di ciascuno. E lentamente il baricentro si sposta: la domanda non è più soltanto "Cosa serve alla città?", ma diventa "Cosa serve perché tutto resti in equilibrio?". Sono due domande profondamente diverse, e una città paga quella differenza nel tempo perduto, nelle decisioni rinviate, nelle energie consumate».
Un costo occulto che incide pesantemente sulla qualità della vita dei tranesi: «Le logiche di partito spesso sono invisibili — incalza Mercorio —. Una buca si vede, una strada sporca si fotografa, un'opera incompiuta si può indicare con un dito. Il tempo che una città perde dietro gli equilibri politici, invece, non compare in nessuna fotografia, ma esiste e può costare molto più di una buca. Perché mentre nei palazzi si misura chi pesa di più, fuori c'è una città che continua ad aspettare: aspettano i giovani, le imprese, le famiglie, la scuola, le associazioni e i quartieri. Persone che vogliono semplicemente vedere una città funzionare». Il comunicato si conclude con monito rivolto all'intera comunità: «Il danno più profondo non sarebbe nemmeno una crisi amministrativa, ma convincere ancora una volta i cittadini che, qualunque cosa cambi, alla fine non cambia mai niente. E allora forse questa crisi dovrebbe servirci almeno a una cosa: smettere di chiederci soltanto chi siederà su quella sedia, e cominciare finalmente a chiederci quale politica vogliamo costruirle intorno».
© Riproduzione Riservata
«Il Sindaco Marco Galiano ha messo sul tavolo le proprie dimissioni — esordisce Angela Mercorio —. Ma su quel tavolo, oggi, non ci sono soltanto le dimissioni di un Sindaco. C'è un intero modo di fare politica che merita di essere interrogato. Ed è da lì che vorrei partire. Non dalla corsa ai numeri. Non dal toto-nomi. Non dalle telefonate di queste ore, dalle distanze prese in fretta, dalle alleanze da ricucire o dalle nuove geometrie da immaginare. Quella è la superficie. Sotto c'è molto di più».
Al centro della riflessione c'è il logoramento dell'azione amministrativa: «C'è una domanda che Trani continua a rimandare da troppo tempo: quanto può governare davvero un Sindaco quando, intorno a lui, governano anche gli equilibri che deve continuamente tenere in piedi? Non conosco ancora tutti i passaggi che hanno portato il Sindaco a rassegnare le dimissioni e sarebbe scorretto attribuire oggi responsabilità personali che devono essere chiarite. Ma proprio per questo non mi interessa partecipare alla caccia al colpevole. Mi interessa il sistema». Secondo l'esponente di RispettiAMO Trani, la paralisi decisionale è la diretta conseguenza di coalizioni costruite per vincere ma incapaci di reggere la prova del governo: «La politica nasce per governare i problemi. Quando comincia a essere impegnata soprattutto a governare se stessa, qualcosa si è già rotto. Si costruisce una coalizione per vincere. Poi bisogna tenerla insieme. Bisogna mediare. Compensare. Rassicurare. Misurare il peso di ciascuno. E lentamente il baricentro si sposta: la domanda non è più soltanto "Cosa serve alla città?", ma diventa "Cosa serve perché tutto resti in equilibrio?". Sono due domande profondamente diverse, e una città paga quella differenza nel tempo perduto, nelle decisioni rinviate, nelle energie consumate».
Un costo occulto che incide pesantemente sulla qualità della vita dei tranesi: «Le logiche di partito spesso sono invisibili — incalza Mercorio —. Una buca si vede, una strada sporca si fotografa, un'opera incompiuta si può indicare con un dito. Il tempo che una città perde dietro gli equilibri politici, invece, non compare in nessuna fotografia, ma esiste e può costare molto più di una buca. Perché mentre nei palazzi si misura chi pesa di più, fuori c'è una città che continua ad aspettare: aspettano i giovani, le imprese, le famiglie, la scuola, le associazioni e i quartieri. Persone che vogliono semplicemente vedere una città funzionare». Il comunicato si conclude con monito rivolto all'intera comunità: «Il danno più profondo non sarebbe nemmeno una crisi amministrativa, ma convincere ancora una volta i cittadini che, qualunque cosa cambi, alla fine non cambia mai niente. E allora forse questa crisi dovrebbe servirci almeno a una cosa: smettere di chiederci soltanto chi siederà su quella sedia, e cominciare finalmente a chiederci quale politica vogliamo costruirle intorno».
© Riproduzione Riservata