Gustavo Zagrebelsky e la sua “Memoria di casa” ai Dialoghi di Trani
Il noto costituzionalista parla dell’importanza di fare memoria e ricostruire il quadro della storia per una riflessione più profonda sul proprio vissuto
sabato 19 settembre 2026
9.44
Una storia familiare che diventa, pagina dopo pagina, anche una storia d'Europa. È quella raccontata da Gustavo Zagrebelsky ieri sera ai Dialoghi di Trani, dove il giurista e costituzionalista ha presentato il suo libro "Memorie di Casa", intervistato da Massimo Gramellini e Giorgio Zanchini. Un racconto intimo, costruito attraverso la memoria e i ricordi di famiglia, nel quale la vicenda personale di Zagrebelsky si intreccia con quella di un Paese, la Russia, osservato attraverso gli occhi di chi ne porta dentro le proprie radici ma appartiene anche profondamente alla cultura europea.
Al centro del libro c'è la storia della famiglia Zagrebelsky e, in particolare, la figura del padre, russo europeo originario di San Pietroburgo. È attraverso la sua memoria che Zagrebelsky ripercorre un mondo familiare fatto di luoghi, persone, appartenenze e identità, restituendo al pubblico una Russia tutt'altro che monolitica. Nel suo racconto emerge infatti la distinzione tra le due anime della Russia: quella europea di San Pietroburgo, storicamente proiettata verso l'Occidente, e quella più arcaica rappresentata da Mosca. Due dimensioni diverse, quasi due modi differenti di intendere la Russia, che nel corso della storia si sono incontrati, contrapposti e sovrapposti. Una riflessione che, inevitabilmente, si misura anche con il presente: la Russia raccontata da Zagrebelsky non è soltanto quella dei grandi eventi storici, ma è anche quella che vive nella memoria familiare, nei racconti del padre, nelle radici di una famiglia costretta a confrontarsi con l'esperienza dell'immigrazione.
Ed è proprio a partire da questo vissuto che Zagrebelsky, con la consueta ironia, ha scherzato sulla possibilità di essere il miglior mediatore tra russi e ucraini: una provocazione solo apparentemente leggera, fondata sulla sua particolare condizione di uomo che porta con sé un'origine russa e, al tempo stesso, una storia profondamente legata all'Europa e all'esperienza dell'immigrazione. L'ironia diventa così uno strumento per parlare di identità, appartenenza e conflitti. Perché le identità, nel racconto di Zagrebelsky, non sembrano poter essere racchiuse entro confini rigidi: possono attraversare Paesi, generazioni e culture, conservando memorie diverse e talvolta apparentemente inconciliabili.
"Memorie di Casa" diventa, allora, qualcosa di più di un libro di ricordi: è il tentativo di ricostruire, attraverso la propria storia familiare, una parte di quella grande trama europea nella quale le vicende individuali si incontrano con quelle collettive. La casa evocata nel titolo non è soltanto uno spazio fisico. È soprattutto il luogo della memoria: quello in cui si conservano le voci dei padri, le origini, le lingue, le nostalgie e le contraddizioni. Un luogo che può trovarsi lontano da quello in cui si è scelto di vivere, ma che continua a esistere dentro chi ne custodisce il racconto.
Al centro del libro c'è la storia della famiglia Zagrebelsky e, in particolare, la figura del padre, russo europeo originario di San Pietroburgo. È attraverso la sua memoria che Zagrebelsky ripercorre un mondo familiare fatto di luoghi, persone, appartenenze e identità, restituendo al pubblico una Russia tutt'altro che monolitica. Nel suo racconto emerge infatti la distinzione tra le due anime della Russia: quella europea di San Pietroburgo, storicamente proiettata verso l'Occidente, e quella più arcaica rappresentata da Mosca. Due dimensioni diverse, quasi due modi differenti di intendere la Russia, che nel corso della storia si sono incontrati, contrapposti e sovrapposti. Una riflessione che, inevitabilmente, si misura anche con il presente: la Russia raccontata da Zagrebelsky non è soltanto quella dei grandi eventi storici, ma è anche quella che vive nella memoria familiare, nei racconti del padre, nelle radici di una famiglia costretta a confrontarsi con l'esperienza dell'immigrazione.
Ed è proprio a partire da questo vissuto che Zagrebelsky, con la consueta ironia, ha scherzato sulla possibilità di essere il miglior mediatore tra russi e ucraini: una provocazione solo apparentemente leggera, fondata sulla sua particolare condizione di uomo che porta con sé un'origine russa e, al tempo stesso, una storia profondamente legata all'Europa e all'esperienza dell'immigrazione. L'ironia diventa così uno strumento per parlare di identità, appartenenza e conflitti. Perché le identità, nel racconto di Zagrebelsky, non sembrano poter essere racchiuse entro confini rigidi: possono attraversare Paesi, generazioni e culture, conservando memorie diverse e talvolta apparentemente inconciliabili.
"Memorie di Casa" diventa, allora, qualcosa di più di un libro di ricordi: è il tentativo di ricostruire, attraverso la propria storia familiare, una parte di quella grande trama europea nella quale le vicende individuali si incontrano con quelle collettive. La casa evocata nel titolo non è soltanto uno spazio fisico. È soprattutto il luogo della memoria: quello in cui si conservano le voci dei padri, le origini, le lingue, le nostalgie e le contraddizioni. Un luogo che può trovarsi lontano da quello in cui si è scelto di vivere, ma che continua a esistere dentro chi ne custodisce il racconto.