Il linguaggio d'odio e la politica locale: la linea di Francesca Zitoli contro la provocazione social
Il richiamo, forte della Vicepresidente del Consiglio Comunale dopo i recenti scontri via social: «Non si può pretendere il rispetto delle regole se non si dà per primi il buon esempio».
domenica 23 agosto 2026
15.55
La politica locale vive spesso di toni accesi, ma negli ultimi tempi il confine tra confronto dialettico e scontro verbale sembra essersi assottigliato fino a sparire, specie sulle piattaforme digitali. In questo contesto s'inserisce la ferma presa di posizione della prof.ssa Francesca Zitoli, Vicepresidente del Consiglio Comunale di Trani, che attraverso un post sui propri canali social ha sollevato una riflessione che va oltre la semplice reprimenda, ponendo al centro il tema della responsabilità educativa delle istituzioni. «I primi modelli educativi siamo noi. [...] Non un esempio occasionale perché sarebbe troppo facile, ma quello permanente», scrive Zitoli. Una dichiarazione che parte da una duplice veste: quella della docente, abituata a considerare l'esempio come primo strumento pedagogico, e quella della rappresentante delle istituzioni.
Nel suo intervento, la Vicepresidente stigmatizza i comportamenti verbali di chi, investito del ruolo di consigliere comunale, travalica il limite del decoro istituzionale. La tesi sostenuta da Francesca Zitoli è chiara: la carica pubblica porta con sé un dovere formale e sostantivo. Non si può esigere il rispetto delle regole dai cittadini se chi li rappresenta è il primo a violare l'ABC della convivenza civile sui social media. L'annuncio di voler adottare ogni iniziativa utile a tutela dell'aula e del decoro delle istituzioni segna un punto di non ritorno: la violenza verbale non può essere derubricata a semplice "colore politico" o folklore locale.
Il richiamo del Vicepresidente della massima assise cittadina apre però uno scenario di analisi più ampio. Se da un lato è doveroso esigere equilibrio e maturità da chi occupa uno scranno consiliare, dall'altro occorre interrogarsi sul meccanismo che alimenta certe derive. Troppo spesso, infatti, la provocazione scritta o verbale trova linfa all'esterno: algoritmi, tifoserie da tastiera, commenti e logiche del "like" fungono da cassa di risonanza e facilitatore. Il dissenso e il consenso espresso via post o commenti sono legittimi, così come è legittima la tutela delle proprie ragioni nelle sedi opportune qualora si ravvisino estremi di reato. Ma quando la dinamica sfocia nel contenzioso sistematico, il cortocircuito è servito: la politica smette di essere luogo di sintesi e diventa un tribunale permanente.
Omettere nomi o riferimenti a specifici episodi personali è una scelta che rafforza il senso del discorso di Francesca Zitoli. Il valore del suo intervento non sta nella polemica di giornata o nel singolo "botta e risposta", ma nel tentativo di tracciare una linea di demarcazione. Richiamare i consiglieri al loro ruolo di "modelli educativi permanenti" significa ricordare che la politica si fa con i contenuti, con i progetti per la città e con il rispetto della comunità che si rappresenta. Resta da capire se questo appello al decoro e all'autorevolezza troverà ascolto in un dibattito pubblico sempre più tentato dalla scorciatoia dello scontro sbandierato in rete.
Nel suo intervento, la Vicepresidente stigmatizza i comportamenti verbali di chi, investito del ruolo di consigliere comunale, travalica il limite del decoro istituzionale. La tesi sostenuta da Francesca Zitoli è chiara: la carica pubblica porta con sé un dovere formale e sostantivo. Non si può esigere il rispetto delle regole dai cittadini se chi li rappresenta è il primo a violare l'ABC della convivenza civile sui social media. L'annuncio di voler adottare ogni iniziativa utile a tutela dell'aula e del decoro delle istituzioni segna un punto di non ritorno: la violenza verbale non può essere derubricata a semplice "colore politico" o folklore locale.
Il richiamo del Vicepresidente della massima assise cittadina apre però uno scenario di analisi più ampio. Se da un lato è doveroso esigere equilibrio e maturità da chi occupa uno scranno consiliare, dall'altro occorre interrogarsi sul meccanismo che alimenta certe derive. Troppo spesso, infatti, la provocazione scritta o verbale trova linfa all'esterno: algoritmi, tifoserie da tastiera, commenti e logiche del "like" fungono da cassa di risonanza e facilitatore. Il dissenso e il consenso espresso via post o commenti sono legittimi, così come è legittima la tutela delle proprie ragioni nelle sedi opportune qualora si ravvisino estremi di reato. Ma quando la dinamica sfocia nel contenzioso sistematico, il cortocircuito è servito: la politica smette di essere luogo di sintesi e diventa un tribunale permanente.
Omettere nomi o riferimenti a specifici episodi personali è una scelta che rafforza il senso del discorso di Francesca Zitoli. Il valore del suo intervento non sta nella polemica di giornata o nel singolo "botta e risposta", ma nel tentativo di tracciare una linea di demarcazione. Richiamare i consiglieri al loro ruolo di "modelli educativi permanenti" significa ricordare che la politica si fa con i contenuti, con i progetti per la città e con il rispetto della comunità che si rappresenta. Resta da capire se questo appello al decoro e all'autorevolezza troverà ascolto in un dibattito pubblico sempre più tentato dalla scorciatoia dello scontro sbandierato in rete.