Vasco Rossi e l' invisibilità in un secondo | La rabbia di Donato Grande e il calvario delle prenotazioni per i disabili ai grandi concerti
Il racconto amaro del giovane in carrozzina che nonostante una mail inviata alle 12:00:00 per il concerto di Vasco a Bari , si è visto rifiutare l'accesso senza alcuna spiegazione trasparente
- «INVISIBILI IN UN SECONDO: SE ANCHE INVIARE LA MAIL ALLE 12:00:00 NON BASTA PER ANDARE A UN CONCERTO.
Inviare una mail alle 12:00:00 esatte — al secondo preciso spaccato di apertura delle prenotazioni — non è bastato. Avere un'invalidità al 100% ed essere in carrozzina non è bastato. Per il concerto di Vasco Rossi in programma allo Stadio Olimpico di Roma il 16 giugno 2027, la risposta ricevuta dall'organizzazione è stata un lapidario: "La sua richiesta non rientra tra quelle a cui siamo riusciti ad assegnare il biglietto". Alla legittima richiesta di spiegazioni ("Se la mail è partita esattamente alle 12:00:00, quante persone ci sono prima di me in lista?"), il silenzio. Nessun riscontro, nessuna chiarezza sui criteri di assegnazione, nessuna trasparenza sull'ordine d'arrivo o sul numero effettivo di posti resi disponibili per le persone con disabilità. Non si tratta di una "polemica per un biglietto mancato". Si tratta di diritti, accessibilità e trasparenza. Ogni volta che si organizza un grande evento, i posti dedicati alle persone in carrozzina sono contingentati a cifre irrisorie rispetto alla capienza totale degli stadi. Ma ciò che fa ancora più male è la totale opacità del sistema:
- Com'è possibile che una richiesta inviata al primo secondo utile risulti già fuori quota?
- Esiste una graduatoria pubblica o verificabile?
- Perché chi ha una disabilità grave deve vivere l'esperienza di un concerto come una lotteria burocratica senza regole chiare?
Andare a un concerto per me non è solo svago: è partecipazione, è inclusione, è vivere la musica esattamente come tutti gli altri. Chiediamo rispetto, chiarezza e regole certe. Chiedo a Vasco Rossi, a Live Nation Italia, agli organizzatori di #THEBASE e a tutte le associazioni che lottano per i diritti delle persone con disabilità di fare luce su questo sistema. Aiutatemi a condividere affinché la musica continui a essere davvero di tutti, senza barriere e senza zone d'ombra.»
Una riflessione: oltre l'imbarazzo la gravità di una barriera invisibile . La vicenda raccontata da Donato Grande va ben oltre la semplice amarezza per una mancata partecipazione: si tratta di un fatto di grave che supera il confine dell'imbarazzo organizzativo. Quando un sistema di accreditamento cancella in un solo secondo il diritto di una persona disabile, rifiutandosi perfino di fornire risposte trasparenti sull'ordine di arrivo delle richieste o sulla reale disponibilità delle quote, non siamo di fronte a un mero inconveniente tecnico. Siamo dinanzi alla palese negazione dell'uguaglianza e del diritto all'integrazione culturale e sociale. Continuare a confinare gli spettatori con disabilità a numeri ridicoli rispetto alle imponenti capienze degli stadi, costringendoli a scatti felini via e-mail e al silenzio degli organizzatori, rappresenta una discriminazione sistemica che non è più tollerabile. È tempo che le istituzioni, gli artisti e i grandi promoter del settore dello spettacolo intervengano per fare chiarezza e adottare protocolli pubblici, tracciabili e rispettosi della dignità di tutti. La musica non può chiamarsi "inclusiva" se per godere di un concerto una persona in carrozzina deve prima vincere un'ingiusta battaglia contro un muro di gomma.