L'Editoriale | Quando la critica politica scade nell'odio: solidarietà a Debora Ciliento e a tutti gli amministratori bersaglio della violenza social

Dopo l'ondata di insulti contro l'Assessora regionale, serve un fronte comune: il dissenso è legittimo, ma gli attacchi personali e la denigrazione non possono diventare il prezzo dell'impegno pubblico

domenica 4 ottobre 2026 22.41
A cura di Tonino Lacalamita
Esprimere vicinanza e piena solidarietà a Debora Ciliento, Assessora regionale all'Ambiente, è oggi un dovere civile e morale prima ancora che politico. Così come doverosa e incondizionata deve essere la solidarietà verso tutti quegli amministratori locali e rappresentanti istituzionali della città di Trani – siano essi di maggioranza o di minoranza, sindaci, assessori o consiglieri comunali – che ogni giorno mettono la propria faccia al servizio della collettività e si ritrovano sistematicamente trascinati nel fango della gogna telematica. La vicenda scaturita all'indomani dell'intervista televisiva rilasciata dall'Assessora Ciliento all'emittente Amica9 impone una riflessione severa e non più rinviabile.

La premessa: dal legittimo confronto politico alla deriva dell'insulto

Nel corso di una recente trasmissione televisiva, Debora Ciliento ha affrontato complessi temi di sua competenza – dalla Protezione Civile al ciclo dei rifiuti e alla sanità – rispondendo anche alle incalzanti domande del conduttore relative alla crisi amministrativa che sta scuotendo Trani che si trova infatti in una fase delicatissima dopo le dimissioni del sindaco Marco Galiano, che ha tirato in ballo l'esponente regionale in merito al controverso nodo del ridimensionamento scolastico. Sul piano politico, il confronto è e deve restare aperto: si può discutere legittimamente se l'Assessora abbia dato risposte esaustive o se abbia fatto ricorso a perifrasi prudenti tipiche del linguaggio istituzionale, il dibattito, la divergenza di vedute e la critica aspra sono l'essenza stessa della democrazia, tuttavia, ciò che è accaduto a valle della pubblicazione di quell'intervista sui social e sulle testate locali non ha nulla a che vedere con la politica: lo spazio pubblico digitale si è trasformato in una fogna a cielo aperto, dove il dissenso è tracimato nell'insulto viscerale, oscillando tra sessismo manifesto, body shaming, volgarità gratuita e puro bullismo da tastiera.

La voce degli haters: il campionario dell'odio gratuito

Basta scorrere la sequenza dei commenti lasciati sotto i post per toccare con mano il baratro comunicativo in cui si è precipitati, nessuna confutazione nel merito delle delibere, nessuna proposta alternativa per le scuole o per il territorio: solo il sistematico tentativo di distruggere la persona nella sua dignità umana e fisica. Omettendo i nominativi degli autori, ecco solo alcuni degli stralci più emblematici e degradanti comparsi sulla bacheca: Davanti a questa barbarie, rinnovare la più totale e ferma solidarietà a Debora Ciliento non è un atto di schieramento partitico, ma una difesa irrinunciabile delle regole della convivenza civile. Lo stesso identico sostegno va garantito a tutti gli amministratori di Trani che, indipendentemente dal colore politico – dai banchi della giunta a quelli dell'opposizione – subiscono quotidianamente lo stesso trattamento tossico ogni volta che provano a intervenire sui problemi della città. Colpire una donna impegnata nelle istituzioni con argomenti fisici o battute sessiste è la scorciatoia più rapida e codarda di chi è privo di qualsiasi argomento dialettico, chi ricopre incarichi pubblici deve accettare il controllo popolare e la contestazione, anche dura, ma non può e non deve essere costretto a tollerare la violazione della propria dignità personale.

Dalla tastiera all'aula di tribunale: cosa rischiano gli autori

Molti utenti dimenticano, o ignorano del tutto, che i social network non sono una "zona franca", un commento pubblicato su una pagina Facebook aperta al pubblico è a tutti gli effetti equiparato a una dichiarazione resa su un mezzo di informazione. Gli autori di commenti che superano il limite della continenza formale espongono se stessi a conseguenze legali gravissime sia in sede penale che civile:
  1. Diffamazione aggravata a mezzo stampa o social (art. 595, comma 3 c.p.): Definire una persona "bidone ambulante", accusarla senza prove di illeciti o rivolgerle espressioni infamanti costituisce reato di diffamazione aggravata dalla diffusione telematica. La pena prevede la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro, oltre a una fedina penale macchiata per sempre.
  2. Risarcimento dei danni in sede civile: La vittima dell'aggressione social può richiedere il risarcimento dei danni morali, patrimoniali e all'immagine. Non sono rari i casi di sentenze che condannano gli haters al pagamento di migliaia (o decine di migliaia) di euro per una singola frase ingiuriosa postata impulsivamente.
  3. Reati di minaccia (art. 612 c.p.) e molestia (art. 660 c.p.): Laddove gli insulti sfocino in intimidazioni o molestie reiterate, le conseguenze penali possono diventare ancora più pesanti.
L'anonimato o l'uso di profili con nomi di fantasia non è più un riparo: la Polizia Postale, su mandato della Magistratura, è in grado di tracciare indirizzi IP, utenze telefoniche e dispositivi in tempi rapidissimi.

La soluzione? Un argine comune a difesa della dignità e della democrazia

La politica a Trani e in Puglia ha bisogno di risposte, di progetti, di confronti leali sulle scuole, sull'ambiente, sui rifiuti e sulla sanità, ha bisogno di cittadini vigili e critici, non di una curva violenta che ulula insulti sessisti e volgari dietro la barricata di un monitor. Ribadire con forza solidarietà all'Assessora Debora Ciliento e a tutti gli uomini e le donne delle istituzioni di Trani significa difendere l'agibilità democratica della nostra comunità. Se la politica diventa un tiro al bersaglio in cui il prezzo da pagare è la distruzione della propria dignità personale e del proprio corpo, le persone serie, perbene e competenti smetteranno di mettersi a disposizione della cosa pubblica, e quel giorno, a perdere, non sarà solo un assessore o un sindaco, ma l'intera collettività. Scusate il disturbo | Editoriale