Liszt, la musica come ricerca infinita: a Palazzo Discanno le scoperte del Maestro Mario Angiolelli

La seconda stagione concertistica della Fondazione “Aldo Ciccolini - ETS” ha fatto tappa a Palazzo Discanno con un appuntamento dedicato a Franz Liszt, tra ricerca musicologica, ascolto e giovani talenti

sabato 26 settembre 2026 10.00
A cura di Adriana Fabrizio
Una serata per ascoltare Liszt, ma soprattutto per scoprire quanto ancora ci sia da ascoltare e da comprendere nella sua sterminata produzione. È quella che si è svolta ieri a Palazzo Discanno a Trani, nell'ambito della II stagione concertistica della Fondazione "Aldo Ciccolini - ETS", protagonista il Maestro Mario Angiolelli, pianista, musicologo e curatore della collana "Liszt Discoveries" per Florestano Edizioni.
A dialogare con Angiolelli è stato il giornalista Livio Costarella, in un incontro che ha intrecciato la divulgazione e la ricerca con l'esecuzione dal vivo. Alle parole, infatti, si è alternata la musica di quattro giovanissimi pianisti del Conservatorio di Bari "Niccolò Piccinni": Riccardo Fiore, Emanuela Carmela Eplite, Morena Fornelli e Sara Sasso, chiamati a interpretare alcune delle pagine più significative del repertorio lisztiano.

Un percorso musicale che ha attraversato la Seconda Ballata, la Seconda Rapsodia Ungherese, il Sonetto del Petrarca n. 104, "Pace non trovo", Vallée d'Obermann e Ungarns Gott, nella particolare trascrizione per sola mano sinistra. Questi brani con la loro particolare intensità hanno dato forma sonora alle riflessioni sviluppate nel corso della serata, permettendo al pubblico di passare continuamente dalla parola all'ascolto e dall'ascolto alla scoperta.

È proprio la scoperta il filo conduttore della ricerca di Angiolelli; nella già vastissima e prolifica produzione di Franz Liszt, infatti, esistono diverse versioni di una medesima opera. Una caratteristica che apre una prospettiva particolare sull'attività creativa del compositore e sulla natura stessa delle sue opere. Le composizioni lisztiane, alla luce di questa ricerca, sembrano non essere mai completamente immobili, fissate una volta per tutte nella loro forma definitiva. Liszt tornava sulle proprie pagine, le modificava, le rielaborava, interveniva sulla scrittura musicale, cercando nuove possibilità espressive.

Non si tratta, dunque, soltanto di varianti o di semplici modifiche tecniche: la pluralità delle versioni sembra raccontare un'idea della composizione come processo in continuo divenire; come se Liszt, attraverso il lavoro sulle proprie opere, fosse costantemente alla ricerca della forma capace di restituire, nel modo più compiuto possibile, ciò che voleva comunicare all'ascoltatore. La musica diventa così una ricerca mai definitivamente conclusa, nella quale ogni nuova versione può rappresentare un ulteriore tentativo di avvicinarsi all'emozione, all'immagine o all'idea che il compositore intendeva trasmettere.

È una prospettiva che restituisce particolare fascino anche all'ascolto delle sue opere. Conoscere l'esistenza di differenti versioni significa infatti comprendere che dietro una pagina apparentemente compiuta può nascondersi un lungo percorso creativo, fatto di ripensamenti, sperimentazioni e nuove soluzioni. La ricerca condotta dal Maestro Angiolelli e confluita nel progetto Liszt Discoveries nasce proprio dall'esigenza di riportare l'attenzione su questo patrimonio, offrendo nuovi strumenti per conoscere e interpretare l'opera lisztiana. La scelta di affiancare alla conversazione l'esecuzione di quattro giovani pianisti ha reso ancora più evidente il legame tra ricerca e interpretazione. Le pagine di Liszt non sono rimaste oggetto di studio, ma sono tornate a vivere attraverso le mani di Riccardo Fiore, Emanuela Carmela Eplite, Morena Fornelli e Sara Sasso, in un passaggio ideale tra passato e presente.

Dal repertorio più celebre, come la Seconda Rapsodia Ungherese, alle pagine più intimamente legate alla ricerca espressiva del compositore, il programma ha offerto al pubblico diverse sfumature dell'universo lisztiano. Un universo nel quale virtuosismo, poesia, sperimentazione e trascrizione convivono e nel quale anche la scelta di una particolare soluzione tecnica può diventare parte integrante del messaggio musicale.

La serata di Palazzo Discanno ha così restituito l'immagine di un Liszt ancora capace di sorprendere. Non soltanto il grande virtuoso e compositore celebrato dalla storia della musica, ma un autore inquieto, curioso, continuamente impegnato a mettere in discussione il proprio lavoro. Ed è forse proprio questa la suggestione più forte emersa dall'incontro: un'opera non è necessariamente conclusa quando viene scritta, ma può continuare a vivere, trasformarsi e interrogare interpreti e ascoltatori nel corso del tempo.

Il Maestro Angiolelli ha chiarito alcuni aspetti della sua ricerca:
D: Maestro, lei ha guidato il pubblico alla scoperta di un Liszt misterioso, segreto, quasi inedito. Gli studi hanno Alla scoperta di plurime versioni di medesime opere, come la Ballata numero 2, la seconda Rapsodia Ungherese e il sonetto 104 del Petrarca. Qual è il valore aggiunto di questa scoperta nel repertorio di Liszt?
R: In realtà, come mi è già capitato di dire, il modo di comporre di Liszt è considerato un processo aperto, quindi, il valore aggiunto è che noi abbiamo la possibilità di vedere una medesima opera da più punti di vista, a volte totalmente divergenti, rispetto a quello che il pubblico è abituato ad ascoltare in generale nelle sale da concerto.

D: Come comunica Liszt l'amore nella sua musica?
R: Forse la risposta più immediata è: «Tutti quanti conoscono il "Sogno d'amore" di Liszt» ma. in realtà, lui ama molto le storie tragiche, possibilmente non a lieto fine; vediamo proprio la seconda ballata, dove la storia di Ero e Leandro termina con la morte per affogamento di Leandro e il suicidio di Ero. Ma, se vogliamo, anche la storia di Faust dietro la Sonata è una storia tragica di amore tra Margherita e Faust e altre situazioni similari. Nei sonetti del Petrarca, comunque, si parla di amore, non necessariamente nella maniera più romantica e idilliaca possibile; Liszt era comunque un compositore che potremmo definire quasi gotico, quasi dark.

D: Si è fatto cenno, durante la serata, ha la difficoltà di trovare un editore che si interessasse a questo tipo di ricerca, proprio perché questa musica è ancora "di nicchia". E allora, come si può far conoscere la musica di Liszt a un grande pubblico, in queste plurime versioni?
R: In realtà, il problema non è solo per la musica di Liszt: è per la musica che, erroneamente, noi chiamiamo "classica"; in realtà, è preferibile chiamarla "colta" e non chiamare l'altra musica, "musica leggera" o "musica d'uso", al limite. Non è più una distinzione tanto usata. Quindi, musica colta e musica d'uso ma, in realtà, innanzitutto è importante la formazione; la formazione del pubblico partendo dalla primaria e, siccome sono un docente, la cosa mi preoccupa particolarmente. La formazione del pubblico e del gusto del pubblico per portare il pubblico ad una scelta consapevole di quello che ascolta, per non essere vittima degli stream di youtube o di quello che gli altri ascoltano.