Matteo Saudino ai Dialoghi di Trani: «La Costituzione siamo noi»
A Palazzo San Giorgio la lezione sui diritti rivolta ai più giovani dal professore conosciuto sui social come BarbaSophia
domenica 20 settembre 2026
La Costituzione non è un testo da custodire negli scaffali, né un insieme di articoli da imparare a memoria. È qualcosa che riguarda la vita quotidiana, le scelte, i diritti e le responsabilità di ciascuno. Soprattutto dei più giovani. È questo il filo conduttore dell'incontro che oggi, a Palazzo San Giorgio, nell'ambito dei Dialoghi di Trani, ha visto protagonista Matteo Saudino, insegnante di filosofia e storia, scrittore, divulgatore, conferenziere e allenatore di pallavolo, conosciuto sul web come BarbaSophia.
Nella mattinata di ieri, in un incontro moderato da Cristiana Castellotti, sono stati proprio gli studenti delle scuole superiori del territorio i destinatari privilegiati di una riflessione fatta attraverso un linguaggio diretto, accessibile e lontano dalla tradizionale lezione frontale. Al centro dell'incontro, la Costituzione italiana, alla quale Saudino ha dedicato il suo libro "La Costituzione siamo noi." Un titolo che racchiude già l'idea fondamentale da cui prende le mosse la sua riflessione: la Carta costituzionale non è qualcosa di distante dalla vita delle persone, ma un patrimonio vivo che trova la propria realizzazione concreta nella società e nelle azioni dei cittadini.
E proprio ai ragazzi Saudino ha affidato il compito di interrogarsi sul significato delle parole che compongono la nostra democrazia: libertà, uguaglianza, diritti, doveri, partecipazione. Concetti che rischiano di apparire astratti se confinati tra le pagine di un manuale, ma che acquistano un significato concreto quando vengono ricondotti alle esperienze quotidiane e alle sfide del presente.
La Costituzione diventa, dunque, una questione di consapevolezza. Perché conoscere i principi sui quali si fonda la Repubblica significa anche comprendere quali siano i diritti di cui si è titolari e, allo stesso tempo, le responsabilità che derivano dall'essere parte di una comunità. Proprio a tale proposito Saudino utilizza una metafora molto forte, paragonando ogni singolo articolo della Costituzione a un organo del corpo umano; se un organo non sta bene, allora tutto il corpo ne risente e oggi, nell'epoca dell'informazione, il cui confine con la disinformazione si assottiglia, dei social che ci rendono dipendenti docili e dell'incertezza geopolitica che getta nello sconforto i più giovani, difendere gli ideali della Costituzione e fare in modo che non rimangano solo parola scritta è fondamentale.
Ai microfoni di Traniviva Matteo Saudino ha risposto ad alcune domande sul suo ultimo libro.
D: "La Costituzione siamo noi": questo è un messaggio che lei lancia ai giovani; ma loro si sentono Costituzione?
R: I giovani hanno le potenzialità per sentirsi Costituzione ma, come scrivo anche nel libro, la Costituzione è come l'anima e, del resto, l'anima è l'atto primo, è "entelechia": ciò che trasforma un corpo che ha la vita in potenza in un corpo vivo. I ragazzi hanno in potenza una splendida politicità, una voglia anche di stare insieme; il problema è che questa politicità va anche annaffiata, va stimolata dalla scuola, dalla classe dirigente e dagli adulti altrimenti, se noi continuiamo a ripetere ai ragazzi che la politica è una cosa per pochi o è brutta sporca e cattiva, chiaramente facciamo appassire la nostra anima e, di conseguenza, la nostra Costituzione.
D: Bene ha paragonato ogni articolo della costituzione a una parte del corpo; qual è lo stato di salute di questo corpo?
R: Lo stato di salute è precario, perché nel mondo che viviamo e nei tempi che stiamo attraversando, sono tornati in maniera prepotente le guerre, sono tornati elementi di violenza, discriminazione. La voglia di stare insieme, costruendo ponti, conoscendoci, forse non prevale o, comunque, ci sono molte persone che, spaventate di fronte anche all'inquietudine del tempo, preferiscono alzare muri e scelgono la via dell'intolleranza e della discriminazione. Serve una potente cura; bisogna andare dal dottore. Possiamo andare tutti insieme a partire dalla conoscenza della Costituzione, certamente, ma poi dalla pratica; perché la Costituzione è una cosa viva, altrimenti rimane pur sempre un foglio che si lascia sul tavolo oggi e domani è ancora lì.
Nella mattinata di ieri, in un incontro moderato da Cristiana Castellotti, sono stati proprio gli studenti delle scuole superiori del territorio i destinatari privilegiati di una riflessione fatta attraverso un linguaggio diretto, accessibile e lontano dalla tradizionale lezione frontale. Al centro dell'incontro, la Costituzione italiana, alla quale Saudino ha dedicato il suo libro "La Costituzione siamo noi." Un titolo che racchiude già l'idea fondamentale da cui prende le mosse la sua riflessione: la Carta costituzionale non è qualcosa di distante dalla vita delle persone, ma un patrimonio vivo che trova la propria realizzazione concreta nella società e nelle azioni dei cittadini.
E proprio ai ragazzi Saudino ha affidato il compito di interrogarsi sul significato delle parole che compongono la nostra democrazia: libertà, uguaglianza, diritti, doveri, partecipazione. Concetti che rischiano di apparire astratti se confinati tra le pagine di un manuale, ma che acquistano un significato concreto quando vengono ricondotti alle esperienze quotidiane e alle sfide del presente.
La Costituzione diventa, dunque, una questione di consapevolezza. Perché conoscere i principi sui quali si fonda la Repubblica significa anche comprendere quali siano i diritti di cui si è titolari e, allo stesso tempo, le responsabilità che derivano dall'essere parte di una comunità. Proprio a tale proposito Saudino utilizza una metafora molto forte, paragonando ogni singolo articolo della Costituzione a un organo del corpo umano; se un organo non sta bene, allora tutto il corpo ne risente e oggi, nell'epoca dell'informazione, il cui confine con la disinformazione si assottiglia, dei social che ci rendono dipendenti docili e dell'incertezza geopolitica che getta nello sconforto i più giovani, difendere gli ideali della Costituzione e fare in modo che non rimangano solo parola scritta è fondamentale.
Ai microfoni di Traniviva Matteo Saudino ha risposto ad alcune domande sul suo ultimo libro.
D: "La Costituzione siamo noi": questo è un messaggio che lei lancia ai giovani; ma loro si sentono Costituzione?
R: I giovani hanno le potenzialità per sentirsi Costituzione ma, come scrivo anche nel libro, la Costituzione è come l'anima e, del resto, l'anima è l'atto primo, è "entelechia": ciò che trasforma un corpo che ha la vita in potenza in un corpo vivo. I ragazzi hanno in potenza una splendida politicità, una voglia anche di stare insieme; il problema è che questa politicità va anche annaffiata, va stimolata dalla scuola, dalla classe dirigente e dagli adulti altrimenti, se noi continuiamo a ripetere ai ragazzi che la politica è una cosa per pochi o è brutta sporca e cattiva, chiaramente facciamo appassire la nostra anima e, di conseguenza, la nostra Costituzione.
D: Bene ha paragonato ogni articolo della costituzione a una parte del corpo; qual è lo stato di salute di questo corpo?
R: Lo stato di salute è precario, perché nel mondo che viviamo e nei tempi che stiamo attraversando, sono tornati in maniera prepotente le guerre, sono tornati elementi di violenza, discriminazione. La voglia di stare insieme, costruendo ponti, conoscendoci, forse non prevale o, comunque, ci sono molte persone che, spaventate di fronte anche all'inquietudine del tempo, preferiscono alzare muri e scelgono la via dell'intolleranza e della discriminazione. Serve una potente cura; bisogna andare dal dottore. Possiamo andare tutti insieme a partire dalla conoscenza della Costituzione, certamente, ma poi dalla pratica; perché la Costituzione è una cosa viva, altrimenti rimane pur sempre un foglio che si lascia sul tavolo oggi e domani è ancora lì.