Sulle orme del Pellegrino, il "meraviglioso" incontro di san Nicolino con i piccoli tranesi
Alfredo Cavalieri ha guidato tanti bambini vestendo i panni del giovane santo patrono
sabato 1 agosto 2026
10.01
È davvero una meraviglia quella che sta accadendo nel cuore della comunità tranese in occasione dei festeggiamenti estivi dedicati a San Nicola Pellegrino, grazie all'encomiabile lavoro del Comitato Feste Patronali, che negli ultimi anni ha saputo coinvolgere un numero sempre crescente di associazioni cittadine: la festa del santo patrono sta assumendo infatti sempre più il volto di una grande esperienza collettiva, nella quale ciascuno offre il proprio contributo per rendere queste giornate un patrimonio condiviso, capace di coinvolgere ogni generazione e di diffondere, ben oltre i confini della città, il fascino di una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere la propria anima in una sinergia spirituale che sta davvero rendendo virale la festa.
Fra le iniziative più belle e poetiche è stata, ieri sera e ancora una volta, quella promossa dall'associazione Tranensis, che ha voluto restituire ai bambini della città quel ruolo speciale che essi ebbero quasi mille anni fa, quando il giovane Nicola, giunto dalla Grecia dopo un lungo e faticoso pellegrinaggio, sbarcò sulle coste pugliesi e, un passo dopo l'altro, raggiunse Trani portando con sé soltanto una croce, una scarsella e il desiderio di diffondere il messaggio di Gesù Cristo.
A guidare questo gioioso pellegrinaggio è stato Alfredo Cavalieri, presidente dell'associazione Tranensis, instancabile messaggero di cristianità che, pur sorretto da studi teologici e religiosi di grande valore, riesce a trasmettere il messaggio di San Nicola con la stessa semplicità che apparteneva al giovane pellegrino. Con la dolcezza che caratterizzava San Nicolino e con una rara capacità di parlare ai più piccoli senza mai rinunciare alla profondità del contenuto, ha reso possibile ancora una volta questa splendida esperienza, facendo sì che i bambini non fossero semplici spettatori della festa, ma i suoi autentici protagonisti, proprio come accadde quasi mille anni fa.
Fu proprio ai bambini che Nicola, stremato dal viaggio, malconcio dopo essere stato picchiato e frustato lungo il suo cammino, si avvicinò con una naturalezza disarmante. E furono i bambini, prima ancora degli adulti, a riconoscere la straordinaria bellezza del suo cuore, stringendosi attorno a lui quasi incantati. Nicola acquistava con le poche elemosine che riceveva delle ciliegie, che poi distribuiva ai più piccoli, e parlava loro in una lingua che non appariva affatto straniera, perché i continui rapporti fra la Grecia e la nostra terra avevano reso familiare quel mondo anche ai tranesi di allora.
Quella presenza costante dei bambini accanto al giovane pellegrino finì inevitabilmente per mettere in apprensione le famiglie, che si rivolsero al vescovo affinché convocasse Nicola, ma fu proprio quell'incontro a conquistare il presule, perché il giovane rispose, con la semplicità degli umili, che soltanto chi possiede un cuore puro come quello di un bambino può entrare nel Regno dei Cieli. E quella croce che portava sul petto, insieme alla scarsella del pellegrino, non erano altro che i segni di un pellegrinaggio benedetto da Gesù, intrapreso per indicare agli uomini la Via da Lui tracciata e diffondere un messaggio universale di amore, di fratellanza e di speranza.
Questa storia, che appartiene alle radici più profonde della città, è stata rivissuta dai tantissimi bambini che hanno partecipato alla passeggiata "Sulle Orme del Pellegrino", attraversando i luoghi nei quali ancora oggi sembra di avvertire la presenza di San Nicolino: la piccola casa del pescatore Sabino, che lo accolse negli ultimi giorni della sua vita e che, dopo la sua morte, divenne una chiesa; la candida Cattedrale che custodisce e onora le sue spoglie; i vicoli del centro storico, dove è facile immaginare quel giovane fermarsi a raccontare storie ai bambini che gli si raccoglievano attorno, affascinati dalla sua dolcezza e dalla serenità che trasmetteva.
È forse questo il valore più autentico di iniziative come questa, capaci di creare un senso di appartenenza che va ben oltre la semplice rievocazione storica. È la tranesità che Tranensis continua a promuovere con passione e che il Comitato Feste Patronali ha saputo valorizzare coinvolgendo associazioni, volontari e cittadini in un progetto comune. Perché le feste patronali non sono soltanto banda, processioni, luminarie o appuntamenti religiosi, ma rappresentano un patrimonio umano e culturale irriproducibile, fatto di incontri, memoria condivisa, bambini che imparano ad amare la propria storia, famiglie che camminano insieme e una comunità che riscopre la propria identità, una umanità autentica e profonda che nessuna tecnologia potrà mai riprodurre. San Nicola Pellegrino scelse proprio i piccoli come primi destinatari del suo messaggio, perché furono i bambini i primi a riconoscere la bellezza nascosta nel cuore di quel ragazzo arrivato dal mare: e forse è proprio da quello sguardo limpido e puro che anche noi, oggi, dovremmo ripartire per ritrovare il significato più profondo della nostra comunità.
Fra le iniziative più belle e poetiche è stata, ieri sera e ancora una volta, quella promossa dall'associazione Tranensis, che ha voluto restituire ai bambini della città quel ruolo speciale che essi ebbero quasi mille anni fa, quando il giovane Nicola, giunto dalla Grecia dopo un lungo e faticoso pellegrinaggio, sbarcò sulle coste pugliesi e, un passo dopo l'altro, raggiunse Trani portando con sé soltanto una croce, una scarsella e il desiderio di diffondere il messaggio di Gesù Cristo.
A guidare questo gioioso pellegrinaggio è stato Alfredo Cavalieri, presidente dell'associazione Tranensis, instancabile messaggero di cristianità che, pur sorretto da studi teologici e religiosi di grande valore, riesce a trasmettere il messaggio di San Nicola con la stessa semplicità che apparteneva al giovane pellegrino. Con la dolcezza che caratterizzava San Nicolino e con una rara capacità di parlare ai più piccoli senza mai rinunciare alla profondità del contenuto, ha reso possibile ancora una volta questa splendida esperienza, facendo sì che i bambini non fossero semplici spettatori della festa, ma i suoi autentici protagonisti, proprio come accadde quasi mille anni fa.
Fu proprio ai bambini che Nicola, stremato dal viaggio, malconcio dopo essere stato picchiato e frustato lungo il suo cammino, si avvicinò con una naturalezza disarmante. E furono i bambini, prima ancora degli adulti, a riconoscere la straordinaria bellezza del suo cuore, stringendosi attorno a lui quasi incantati. Nicola acquistava con le poche elemosine che riceveva delle ciliegie, che poi distribuiva ai più piccoli, e parlava loro in una lingua che non appariva affatto straniera, perché i continui rapporti fra la Grecia e la nostra terra avevano reso familiare quel mondo anche ai tranesi di allora.
Quella presenza costante dei bambini accanto al giovane pellegrino finì inevitabilmente per mettere in apprensione le famiglie, che si rivolsero al vescovo affinché convocasse Nicola, ma fu proprio quell'incontro a conquistare il presule, perché il giovane rispose, con la semplicità degli umili, che soltanto chi possiede un cuore puro come quello di un bambino può entrare nel Regno dei Cieli. E quella croce che portava sul petto, insieme alla scarsella del pellegrino, non erano altro che i segni di un pellegrinaggio benedetto da Gesù, intrapreso per indicare agli uomini la Via da Lui tracciata e diffondere un messaggio universale di amore, di fratellanza e di speranza.
Questa storia, che appartiene alle radici più profonde della città, è stata rivissuta dai tantissimi bambini che hanno partecipato alla passeggiata "Sulle Orme del Pellegrino", attraversando i luoghi nei quali ancora oggi sembra di avvertire la presenza di San Nicolino: la piccola casa del pescatore Sabino, che lo accolse negli ultimi giorni della sua vita e che, dopo la sua morte, divenne una chiesa; la candida Cattedrale che custodisce e onora le sue spoglie; i vicoli del centro storico, dove è facile immaginare quel giovane fermarsi a raccontare storie ai bambini che gli si raccoglievano attorno, affascinati dalla sua dolcezza e dalla serenità che trasmetteva.
È forse questo il valore più autentico di iniziative come questa, capaci di creare un senso di appartenenza che va ben oltre la semplice rievocazione storica. È la tranesità che Tranensis continua a promuovere con passione e che il Comitato Feste Patronali ha saputo valorizzare coinvolgendo associazioni, volontari e cittadini in un progetto comune. Perché le feste patronali non sono soltanto banda, processioni, luminarie o appuntamenti religiosi, ma rappresentano un patrimonio umano e culturale irriproducibile, fatto di incontri, memoria condivisa, bambini che imparano ad amare la propria storia, famiglie che camminano insieme e una comunità che riscopre la propria identità, una umanità autentica e profonda che nessuna tecnologia potrà mai riprodurre. San Nicola Pellegrino scelse proprio i piccoli come primi destinatari del suo messaggio, perché furono i bambini i primi a riconoscere la bellezza nascosta nel cuore di quel ragazzo arrivato dal mare: e forse è proprio da quello sguardo limpido e puro che anche noi, oggi, dovremmo ripartire per ritrovare il significato più profondo della nostra comunità.