Trani, Francesco Corallo a ruota libera: «Io all'opposizione? Follia. Con Galiano fino in fondo, le poltrone non mi interessano»
Un confronto serrato, schietto e senza sconti per nessuno: una intervista esclusiva
«Le dimissioni ritirate e la falsa pista dell'opposizione»
- Consigliere Corallo, partiamo dalla famosa frase circolata nei giorni caldi: "Andiamo all'opposizione". Cosa è successo realmente? «Una frase infelice. Quando fu pronunciata io ero presente e suggerii a Carlo Laurora e pregai di renderla pubblica solo se Marco avesse confermato le proprie dimissioni. Cosa che non è avvenuta, e in cuor mio ci speravo e lo sapevo. Come Marco è tornato sui suoi passi, così Carlo si è ricreduto su quella follia dell'andare all'opposizione. Carlo e Puglia Popolare sono parte attiva della maggioranza. Marco Galiano è un mio amico prima ancora di essere il sindaco della città: ci prendevo il caffè prima delle elezioni, lo prendo adesso e continuerò a prenderlo dopo.»
- Il rientro del sindaco è avvenuto proprio sul filo di lana, il 14 ottobre. Che lettura dai di quel passaggio? «Tutti pensavano che le dimissioni fossero certe. Ma quel giorno c'era una giunta che approvava punti fondamentali graditi al sindaco. Marco ha avuto un coraggio che nessun primo cittadino ha mostrato negli ultimi cent'anni a Trani: ha denunciato pubblicamente ingerenze e pressioni. Non pressioni mafiose, ma politiche, legate ai soliti nominativi da accontentare. È un messaggio forte, da persona perbene, e se è rientrato è perché ha ottenuto garanzie certe che nessuno gli metterà più i bastoni tra le ruote.»
Il caso Briguglio, il gruppo "Trani nel Cuore" e la Giunta
- Voltata pagina, sono arrivate le prime scosse interne: Mimmo Briguglio ha lasciato Puglia Popolare per approdare a PER. Tu come ti collochi? «Con Mimmo Briguglio, nell'ultimo consiglio comunale, avevamo firmato insieme la costituzione del gruppo consiliare "Trani nel Cuore", concepito come un'appendice critica e costruttiva di Puglia Popolare per dialogare e impedire che Carlo accentrasse tutto il potere. Ho il documento firmato con me. Poi, quattro giorni dopo aver sottoscritto quel percorso, Briguglio passa a PER. Oggi PER conta tre consiglieri e un assessore.»
- Si parla di possibili manovre per portare Briguglio nell'esecutivo. È un'ipotesi praticabile? «Sarebbe una follia totale. Per Marco Galiano i candidati diventati assessori sono sacri. Irene Cornacchia ha messo la faccia e i propri voti per vincere le elezioni ed è un perno insostituibile della giunta. Pensare di sostituire la Cornacchia con Briguglio non ha alcun senso politico: PER salirebbe a quattro consiglieri la mattina, ma se Briguglio fa l'assessore tornerebbero a tre, mentre al suo posto entrerebbe un consigliere di Puglia Popolare riportando Carlo a quattro. Qui si dimenticano l'ABC della politica e le norme.»
I conti in casa Puglia Popolare e il rapporto con Carlo Laurora
- Nel frattempo il partito locale ha cambiato assetto, con il commissario Giusto, i vicecommissari Lestingi e Pepe, e la sua indicazione nel direttivo con Donata Di Meo. C'è sintonia con Laurora? «Scherzando ma non troppo, Carlo a volte fa come Caligola che nominava il cavallo console: pensa di essere Dio in terra e di poter accontentare tutti. Lo fa in buona fede, lavora per Trani da quarant'anni, ma certe decisioni sono uscite ad capocchiam. Snaturare un direttivo uscente composto da persone perbene come Paolo Pasquadibisceglie e Felice Cuocci, che hanno lavorato duramente portando al successo la lista e l'elezione di Galiano, non è logico. E nominarmi componente d'ufficio non serviva: come consigliere comunale ci sto già dentro di diritto, non ho bisogno dell'unzione. Su questo ci sarà un confronto aspro nelle nostre sedi.»
- C'è il rischio di una rottura definitiva? «Assolutamente no. Con Carlo ci completiamo: io sono vulcanico, lui è riflessivo. Ci conosciamo da una vita, gli dirò in faccia quello che penso, magari con parole forti, ma poi ci abbracciamo e andiamo a mangiare una pizza insieme. I problemi di un gruppo si affrontano e si risolvono dentro, non sbattendo la porta. Io non devo dar conto a padrini politici: sono una persona libera.»
Autonomia, deleghe e partecipate
- Ribadisci spesso la sua indipendenza. Da dove nasce questa posizione? «Non ho bisogno della politica per vivere. Dopo 25 anni passati in consiglio con Giuseppe Tarantini in Alleanza Nazionale, mi sono fermato per seguire i miei studi professionali, che vanno benissimo. Le mie dichiarazioni dei redditi inviate regolarmente al Comune testimoniano che posso vivere agiatamente del mio lavoro. Non chiedo assessorati, non piazzo nomi nei CdA né nei collegi sindacali. A me delle poltrone, delle feste o delle passerelle non importa nulla. Voglio solo dare una mano a Marco sui temi concreti, come i canali di finanza agevolata per reperire risorse per il teatro, per le strade e per il verde pubblico. Rivendico con orgoglio che dopo soli dieci giorni dalla mia elezione abbiamo avviato la rottamazione quinquennale dei tributi locali, già operativa con grande riscontro per i cittadini.»
- Come valuti il metodo di lavoro del sindaco e la gestione della macchina comunale? «A Marco ho sempre detto che somigliava a Berlusconi agli esordi di Canale 5: faceva tutto da solo, era il segretario di se stesso. Ma fare il sindaco a Trani non significa fare il preside o il capo scout: ci vogliono determinazione ferma e polso fermo. Per questo ha fatto bene a scegliere figure di supporto e di stretta fiducia nel suo staff personale, come Massimo Marcone e Paola Mauro, che facciano da filtro operativo. Non bastano ventiquattr'ore al giorno per gestire questa città, serve una squadra che aiuti a governare bene per i prossimi cinque anni.»
- E sul fronte delle aziende partecipate, a partire da AMET? «Ci sono questioni che denuncio da anni e su cui ho presentato esposti alle autorità competenti. Penso alla vicenda dell'affitto contro le norme ARERA alle società Zecca e Zelo. Se vedo atti illegittimi, da cittadino e da consigliere ho l'obbligo di intervenire. Le norme valgono per tutti e la gestione pubblica deve mirare all'interesse collettivo, non alla spartizione di incarichi.»
«La mia politica è passione e rispetto personale»
- In conclusione, quale spirito guiderà la tua permanenza in maggioranza? «Vengo da una famiglia in cui la politica è sempre stata vissuta con passione e rispetto. Mio padre Tonino Corallo è stato assessore alle Finanze con sindaci come Nicola Baldassarre e Antonia Talamo. A Trani la grande politica del passato insegnava che ci si poteva scontrare duramente in consiglio comunale – come facevano Baldassarre e Perrone Capano – per poi uscire a cena insieme allo Sporting da grandi amici. In quest'aula consiliare sono legato a tutti da amicizia, stima o percorsi familiari storici. Le appartenenze di partito devono fare un passo indietro quando c'è di mezzo il bene della città. Io resto al fianco del sindaco Marco Galiano con lealtà, franchezza e totale libertà di pensiero.»
Una riflessione finale. Dall'intervista viene fuori un battitore libero, uno di quelli che in maggioranza non puoi né addomesticare né zittire. Francesco Corallo mette subito in chiaro una cosa: campando del suo lavoro e non di politica, non ha bisogno di elemosinare assessorati, gettoni o poltrone nelle partecipate. E questa indipendenza se la gioca tutta, parlando senza peli sulla lingua e sparando a zero sui teatrini di palazzo. La sua posizione è netta: fedeltà blindata all'amico e sindaco Marco Galiano, ma zero riverenza per i vertici di partito, a partire da Carlo Laurora, a cui non le manda certo a dire. Non scappa all'opposizione e non sbatte la porta: resta dentro a fare la spina nel fianco, alternando battute da bar e sfottò a carte bollate, delibere e denunce. In sintesi? Il classico alleato che ogni sindaco vorrebbe avere contro i ricatti dei partiti, ma che al tempo stesso ti costringe a tenere sempre gli occhi ben aperti. Una scoperta.
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