Trani, Giuseppe De Simone sulle dimissioni di Galiano: «Crisi decisa nelle segreterie. Si dica la verità alla città e si torni al voto»

L'ex assessore e già candidato di FdI interviene dopo il passo indietro del sindaco: «Pressioni sulle nomine di AMET e STP e nodo scuole: un peccato originale che non si cancella»

giovedì 1 ottobre 2026
A cura di LA REDAZIONE
Il terremoto politico che ha investito Palazzo di Città con le dimissioni del sindaco Marco Galiano, rassegnate dopo appena sessantasette giorni dal solenne giuramento, apre una fase di profonda incertezza amministrativa per la comunità tranese. A commentare la clamorosa decisione interviene il Prof. Giuseppe De Simone, già assessore comunale e candidato di Fratelli d'Italia alle ultime consultazioni amministrative, che traccia un'analisi severa del metodo e del merito della crisi. In apertura del suo intervento, De Simone richiama la natura istituzionale del mandato fiduciario conferito dai cittadini: «In merito alle dimissioni rassegnate dal dott. Marco Galiano dopo appena 67 giorni dal giuramento sono necessarie alcune riflessioni che il cittadino di buon senso è autorizzato a fare. Il potere dei Sindaci di dimettersi (salvo ripensamento entro 20 giorni) confligge con l'investitura popolare che si verifica con l'elezione diretta e che conferisce ai Sindaci una potente autonomia decisionale, svincolata dai partiti e movimenti della coalizione vittoriosa». Per questa ragione, osserva l'esponente di centrodestra, l'atto di rinuncia «è un atto indirizzato sostanzialmente all'elettorato e contrastante con la volontà da esso espressa mediante il voto».

Il nodo principale, secondo De Simone, risiede nella gestione opaca della rottura all'interno della maggioranza di centrosinistra: «Se però le dimissioni sono determinate da contrasti con o tra i partiti della coalizione che ha supportato il Sindaco, questi ha il primario dovere di rivolgersi al corpo elettorale da cui ha ricevuto il mandato per informarlo e poi deve trasferire il dissidio nel Consiglio Comunale per tentare una ricomposizione». Al contrario, sottolinea con rammarico, «si è verificata una crisi extra-consiliare che viene gestita dalle (e nelle) segreterie dei partiti della maggioranza, mentre l'opinione pubblica si deve limitare ad assistere agli scambi di comunicati, note e messaggi spesso criptici».

Nel merito delle tensioni che avrebbero condotto alla rottura, l'ex assessore passa in rassegna i pochi elementi emersi pubblicamente, a partire dalle divisioni programmatiche e dalle contese di potere: «Che cosa sappiamo noi cittadini? Che la proposta di dimensionamento scolastico presentata dal Sindaco non ha possibilità di essere unanimemente approvata dalla Giunta Comunale; che sulle nomine di amministratori di AMET e di STP ci sarebbero forti pressioni con indicazione di nomi che il Sindaco dovrebbe accogliere acriticamente e formalizzare senza nulla eccepire». A questo quadro si sommano retroscena istituzionali sovracomunali: «Possiamo anche ipotizzare che esistano anche altre criticità inconfessabili... preesistenti all'elezione e tirate fuori dai cassetti solo dopo. C'è infine il riferimento ad un assessore regionale tranese che avrebbe paventato la bocciatura del "piano di dimensionamento scolastico" da parte della Regione Puglia, se approvato». Da qui l'interrogativo politico di fondo rivolto alla coalizione uscita vincente dalle urne: «A questo punto, il cittadino medio si chiede se sia possibile che queste criticità non fossero già note prima della campagna elettorale e che non siano state discusse nella coalizione di centrosinistra per trasferirle nel programma politico». La riflessione si conclude con un giudizio netto sulle prospettive future della città: «Se questo è accaduto, bene ha fatto il Sindaco a rassegnare le dimissioni a causa di un peccato originale incancellabile che può condurre solo a nuove elezioni, dopo aver riferito alla città di Trani tutta i veri motivi delle dimissioni».
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