Finale di Coppa Italia a porte chiuse: un’ingiustizia che colpisce il cuore di Trani. Il "Nicola Lapi" non merita il silenzio

La Soccer Trani fa ricorso e punta a scardinare una sanzione troppo severa per salvare la festa delle famiglie e dello sport pulito

venerdì 3 aprile 2026 16.04
A cura di Tonino Lacalamita
C'è un sentimento di profonda amarezza che attraversa le strade di Trani in queste ore. Non è l'amarezza per un risultato sportivo, ma nasce dalla decisione del Giudice Sportivo, a seguito dei fatti di Squinzano, che rischia di trasformare quello che doveva essere il culmine di una stagione trionfale in un deserto di spalti vuoti. La squalifica del campo per la finale di ritorno di Coppa Italia è una ferita inferta non solo alla società, ma a un'intera collettività che ha ritrovato, grazie alla Soccer Trani, la gioia di popolare lo stadio.

Una punizione collettiva per colpe di pochi - Punire una città intera per le intemperanze di una minima parte della tifoseria è un atto che appare, onestamente, sproporzionato. La Soccer Trani, nelle parole del Presidente Luciano Pace, non ha cercato alibi: la condanna verso gli atti vili avvenuti a Squinzano è stata ferma e immediata. Tuttavia, è necessario distinguere tra la reazione (certamente censurabile e sbagliata) di un gruppo ristretto di tifosi "caldi", palesemente provocati in un contesto organizzativo deficitario, e la condotta esemplare del restante 99% del pubblico tranese. Per tutta la stagione, il "Nicola Lapi" è stato un modello di civiltà: famiglie, bambini e sportivi hanno occupato le tribune in un clima di festa e correttezza. Privare questi cittadini del momento più importante dell'anno significa sanzionare l'entusiasmo sano, spegnendo quella "missione di felicità" che la società si è posta sin dal primo giorno.

Il ricorso che fa sperare - La dirigenza, affidandosi all'esperienza dell'Avvocato Grassani, sta predisponendo un ricorso dettagliato che non punta a negare i fatti, ma a contestualizzarli. La tesi è chiara: la gestione della sicurezza a Trani è un'eccellenza riconosciuta dalle stesse forze dell'ordine locali. Chiudere le porte dello stadio significherebbe, paradossalmente, non dare fiducia nemmeno a quei protocolli di sicurezza che la Soccer Trani ha sempre applicato con investimenti importanti in steward e prevenzione. Le Autorità preposte, per individuare i responsabili, si stanno avvalendo delle immagini e delle testimonianze raccolte, sta indirizzato le indagini verso l'ambiente tranese del tifo organizzato, quello più caldo, che oggettivamente assiste alle partite della Soccer Trani dagli spalti della gradinata del "Nicola Lapi".

Dare fiducia alla "Città perbene" - Come sottolineato dal Vicepresidente Ignazio Di Lauro, la Soccer Trani è una realtà fatta di volontari e imprenditori che hanno investito nel codice etico prima ancora che nei calciatori. Vedere questo sforzo vanificato da un provvedimento "cieco" fa male allo sport. La speranza è che la Corte Sportiva d'Appello sappia leggere tra le righe di questo ricorso. Trani non chiede l'impunità per chi ha commesso atti violenti, ma chiede giustizia per la sua parte sana. Permettere l'accesso alla tribuna non sarebbe solo un atto di clemenza, ma un segnale di fiducia verso una piazza che ha dimostrato di saper amare il calcio con dignità. La finale di Coppa Italia deve essere una festa: non lasciamo che a vincere sia il silenzio. Il calcio vive di passione e partecipazione. Punire indiscriminatamente un'intera popolazione significa dichiarare la resa delle istituzioni sportive davanti al problema della violenza. Trani merita la sua finale, e le famiglie tranesi meritano di poter dire: "Io c'ero".