pannelli fotovoltaici
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Cronaca

Impianti fotovoltaici sequestrati nel 2012, nessuna richiesta di condanna per i presunti illeciti

Il pm non ha chiesto nessuna pena. Si torna in aula sabato 14 dicembre

Nessuna richiesta di condanna per i presunti illeciti negli impianti fotovoltaici sequestrati nel 2012 nelle contrade De Cuneo, Santa Chiara e Santa Perpetua. Tra novità legislative sopravvenute, prescrizione ed infondatezza delle accuse, il pubblico ministero Giovanni Vaira non ha chiesto nessuna pena.

Tra gli imputati accusati di corruzione l'ex dirigente dell'Ufficio Tecnico Comunale la Giuseppe Affatato ma la Procura ha riqualificato il reato in "corruzione per esercizio delle funzioni". In pratica, secondo il pm, ci furono sì tangenti, e dunque corruzione, ma non per rilasciare atti illeciti bensì per "sollecitarlo" a svolgere le proprie funzioni. Ipotesi di reato prescritta che ha portato il pubblico ministero a chiedere al tribunale di "non doversi procedere".

Secondo l'iniziale accusa dell'allora pm tranese Michele Ruggiero, a corrompere Affatato sarebbero stati promotori e sviluppatori degli impianti che finirono nel mirino della Procura. Tra gli imputati di corruzione anche l'ex presidente Amet Savino De Toma, quale socio e per qualche tempo pure amministratore della EKE SPA. Rispondono di corruzione anche Mario Taddei (della provincia di Isernia) ed i tranesi Marco Di Martino, Vincenzo Di Gennaro, Felice Nicola Covelli. Di Martino sarebbe stato il promotore e l'organizzatore di un'associazione per delinquere di cui avrebbero fatto parte anche Di Gennaro e Taddei. Il fine sarebbe stato quello di "commettere un indeterminato numero di reati di falso ideologico e truffa aggravata in modo da far conseguire a distinte società titolari di altrettanti impianti fotovoltaici di potenza nominale inferiore ad un megawatt localizzati su particelle contigue erogazioni pubbliche": gli incentivi statali previsti dal Conto Energia.

Per quanto ipotizzarono gli inquirenti in occasione dei sequestri e di alcuni arresti (poi venuti meno), gli impianti fotovoltaici erano formalmente frazionati ed appartenenti a società distinte ma di fatto sarebbero stati riconducibili ad un unico centro d'interessi. Ciò per eludere la Autorizzazione Unica Regionale, obbligatoria per le produzioni fotovoltaiche superiori ad un megawatt, e ricorrere alla DIA che avrebbe potuto rilasciare l'UTC.

La parcellizzazione avrebbe peraltro consentito l'accesso ai lauti benefici pubblici previsti dal cosiddetto Conto Energia. Furono rinviati a giudizio anche Antonio Nunziata (di origine lucane residente in Germania), Mario Claudio Forese (di Foggia), Tommaso Cormio, Luigi D'Ambrosio (molisano), Emanuele Sassi, Raffaele Landini, Raffaele Labarile (di Acquaviva delle Fonti).

Con la richiesta di rinvio a giudizio futrono contestati, a vario titolo e a seconda delle singole presunte responsabilità, anche i reati di associazione per delinquere, corruzione, falso, truffa aggravata, violazione del Decreto Legislativo n.387/2003 (in tema di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili) lottizzazione abusiva, prescritta già prima dell'apertura del dibattimento.

Accuse che ora, per vari motivi, secondo la Procura non possono portare alla condanna di alcun imputato. Si torna in aula sabato 14 dicembre, quando il collegio presieduto da Giulia Pavese darà la parola ai difensori degli imputati.
  • Tribunale di Trani
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