Monitor

Dietro le quinte dei partiti

Storie di ordinario scannamento, invece di pensare ai cittadini

Svolgendo l'attività di giornalista per svariati anni, capita di avere l'opportunità davvero ghiotta, d'infiltrarsi in qualche sede di partito, in qualche segreteria, di partecipare a quelle riunioni fiume e di dubbia utilità, che spesso potrebbero tranquillamente sostituire un torneo di "scopone" e di rendersi conto di una realtà che la gente comune non ha ben definita. E' una vera goduria assistere a certe scenette e poi poterle raccontare ai lettori. Non è il resoconto di situazioni fini a se stesse, non è una perdita di tempo riferirle, perché sono in grado di dare piccole ma significative indicazioni ai cittadini – lettori, di chi vanno a scegliere per farsi rappresentare in ambiti istituzionali.

Ebbene, molti non lo sapranno ma è così: come si accennava in uno degli scorsi numeri di MONITOR, nella maggior parte delle sedi di partito, "monitorate", appunto, si passa gran parte del tempo non già ad ascoltare problemi di cittadini, almeno fra gli iscritti, non si cerca di studiare la proposta di provvedimenti volti ad orientare una politica più efficiente, miranti a rintracciare strategie giuste per migliorare l'assetto di vita della comunità.

Niente di tutto questo. Le "infiltrazioni" nelle sedi dei partiti, hanno portato chi scrive ad assistere non già, come la maggior parte dei comuni mortali si aspetterebbero (quelli che si scannano per l'una o l'altra parte politica) ad una sana rivalità con la parte avversa o nella ricerca di un modo per contraddire gli avversari politici, ma a vere proprie strategie per annientare, zittire, mettere fuori gioco, persone che si trovano all'interno dello stesso partito.

Ore e ore a discutere sul modo migliore per far perdere quell'incarico a Tizio o per addirittura fare in modo di farlo cacciare dal partito. Si dirà che le divisioni interne ai partiti, le famose correnti di democristiana memoria, esistenti tutt'oggi, sono sempre esistite. Ma non dovrebbe essere la politica la "palestra" per coltivare le virtù individuali e collettive, aiutare il prossimo in difficoltà, risolvere un problema che attanaglia la collettività? Il bene comune, la discussione e la ricerca di soluzioni vengono sistematicamente superate da competitività fra i singoli e "dagli al cornuto", "dagli a quel figlio di p…". Ore, giornate e settimane spese, a studiare il modo per far fuori l'alleato o il componente dello stesso gruppo, reo di aver rotto i marroni per troppo tempo all'oligarchia centrale che gestisce il partito o il partitino.

Giustamente mi si dirà di candidarmi e cercare di migliorare la situazione, ma da giornalista qui si racconta una realtà che intanto c'è e quasi nessuno delle persone che andiamo a votare e nelle quali riponiamo la nostra fiducia fa qualcosa per cambiare. Anzi, più si va avanti e più certe posizioni s'incancreniscono. E ora, con la nuova legge elettorale che ha portato dappertutto lotte intestine per accaparrarsi i primi posti nelle liste per assicurarsi scranni sicuri, la tensione è salita a livelli massimi.

Quando si leggono le dispute sui forum di discussione tra sostenitori di questa o quell'altra parte, si prova quasi tenerezza pensando a quello che succede all'interno dei singoli partiti e pensando a come poi, tra fazioni avverse, ci si metta d'accordo sottobanco su tante questioni di "comodo trasversale", dalla sanità, ai compensi per le varie cariche, alle nomine di varia schiatta (questo a me e quest'altro a te). E l'ambito locale naturalmente non fa eccezione. Quando si cambierà? E quando, continuando a raccontare da giornalisti, ciò che intendiamo fare, la nostra realtà, potremo narrarvi un'altra "storia"?
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