Monitor

Giovani e politica: quelle pericolose tentazioni

L'editoriale di Giovanni Ronco

Il dibattito apertosi intorno alla problematica dei delicati e difficili rapporti tra mondo giovanile e politica, trattata nello scorso numero di Monitor, pubblicato lo scorso 9 Maggio, mi induce a nuove riflessioni.

Il fatto che in questi ultimi anni l'interesse si sia riacceso e ancor di più la passione si sia risvegliata in molti ragazzi è un dato acclarato e sotto gli occhi di tutti. La riflessione del coordinatore del movimento giovanile di Forza Italia è sacrosanta e il fatto di non aver incluso quel gruppo nel piccolo elenco riportato nell'articolo in questione non è certo frutto di una discriminazione ma di una svista per cui l'autore si scusa.

Ora il rischio è un altro, al di là delle buone intenzioni che ogni giovane od ogni responsabile richiama nei suoi discorsi e spero che non sia riconducibile alla realtà tranese. Il dubbio è il seguente: e se alcuni o molti dei "rampolli" di qualsiasi formazione politica si parli, vengano contagiati dal vulnus, dalla ferita proveniente dal morbo che infetta o ha infettato gran parte dei vecchi impegnati nello stesso ambito? Mi spiego: non c'è il rischio che dietro le buone intenzioni, i manifesti, i comunicati moralizzatori contro i vecchi politici "brutti, sporchi e cattivi", si celino doppi fini, come speranza di carriere agevolate, future raccomandazioni, contatti con "capoccia" da "allisciare" ben bene al fine di ottenere un favore, un agevolazione, un bonus sulle proprie ambizioni personali o alla voglia di visibilità e narcisismo?

La lancio lì come una sana, costruttiva e innocente provocazione, pronto a raccogliere smentite e motivazioni alle stesse, da parte di altri giovani militanti della politica locale.
Sarebbe bello anche ricevere un parere ufficiale di qualche titolare della politica "adulta", per confrontarsi e raccogliere indicazioni sulla "discolpa" dei "vecchi" e/o sulle fondate obiezioni di un lettore di Monitor, che ravvisava nei cosiddetti "figli d'arte" uno degli sbocchi naturali e privilegiati del cursus honorum, cioè della carriera più o meno brillante dei ragazzi in politica, togliendo spazio ai "figli di nessuno". È sempre così? Dobbiamo rassegnarci?
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