Monitor

Storie da primo Maggio

L'editoriale di Giovanni Ronco

Vincenzo (nome fittizio), tranese di quarant'anni, fino a due anni fa ha lavorato per un'azienda nella provincia di Bari. Un bel giorno i suoi capi gli cambiano ufficio e posizione professionale. Da un ruolo di responsabilità e da una certa considerazione guadagnata sul campo e con l'esperienza di anni passati a fare il proprio dovere, Vincenzo nel giro di poche settimane viene spostato in un ufficio più piccolo: rispetto alle mansioni precedenti, che non specifichiamo per non far risalire all'identità effettiva del protagonista, dal momento che vi è una delicata causa in corso, ora deve solo rispondere al telefono e fare praticamente da centralinista.

Dopo aver preso un lungo periodo di malattia (la dolorosa avventura lo aveva portato alla depressione e ad una cura di psicofarmaci), l'azienda lo licenzia e parte una vertenza da parte dell'interessato: un lungo braccio di ferro che dura tutt'oggi. E chissà quanti altri come lui, protagonisti di ordinario mobbing. E chissà quanti altri costretti al lavoro nero. Una volta chi scrive, realizzando un'inchiesta su quest'ultimo tema, ebbe modo d'intervistare diversi rappresentanti sindacali. Ebbene, in svariati settori lavorativi della provincia, i casi di lavoro "sommerso" sono parecchi e ci sono svariate famiglie appese ad un filo, senza garanzie contro infortuni o licenziamenti last minute. Come per il nostro Vincenzo, mobbizzato perché avrebbe dovuto far posto, nel suo ruolo ad un esimio raccomandato.
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