Optional

Fuori contesto / fuori di testa

Ancora situazioni nonsense per la nostra città

E' inutile continuare a nasconderlo: siamo la città dalle tante situazioni paradossali, a volte veri e propri nonsense. E questa volta il pensiero di OPTIONAL va ai numerosissimi tranesi, residenti fuori dalla loro città d'appartenenza, d'origine tanto amata. Il pensiero va a loro (non pensavo che fossero così tanti a seguirci su Traniweb), nel senso che vogliamo loro raccontare di tanto in tanto le varie storture o semplicemente le tante situazioni al limite dell'assurdo che viviamo periodicamente.

Cominciamo dall'ormai famigerata piazza della Stazione ferroviaria locale, piazza XX Settembre. Sta cominciando ad assumere le fattezze di una piazza alla De Chirico, con tutto il rispetto per uno dei grandi pittori - simbolo del 900 italiano. Costruzioni astratte circolari, grandi e desolanti spazi vuoti, vasi di fiori altrettanto isolati, spianata di cemento bianco, senza soluzione di continuità, per larghi tratti e ora, ancora incelofanata, una figura umana, anzi, di un Santo (mi dicono essere San Francesco). De Chirico faceva convivere nelle sue raffigurazioni costruzioni e strutture, reali o astratte, con isolate e lontane figure umane.

Ora, sicuramente non parteciperemo alla prossima Biennale di Venezia, con questa piazza assurda, ma buona per essere considerata un'opera astratta, come ce ne sono tante nell'era dell'arte contemporanea (chi segue questo settore sa di cosa parlo e a cosa mi riferisco). Tutto può essere arte, anche la più immonda cazzata. Ma l'opera astratta non ci serviva. Ma questa, amici di OPTIONAL, era e doveva rimanere un luogo (dalla matrice urbanistica tipica del periodo a cavallo tra fine 800 e primi dell' 900), utile per accogliere con dolcezza estetica i passeggeri di ritorno o in partenza dalla stazione e per i tranesi stessi. Era possibile valorizzarla come luogo d'incontro o punto di riferimento o di aggregazione, come era riuscita a fare Bari ad esempio, soprattutto durante l'Amministrazione Di Cagno. Ma sarebbe stata un'impresa ancora più ardua.

E di questo San Francesco fuori dalla collocazione naturale vogliamo parlare? Quest'opera avrebbe dovuto essere destinata alla piazzetta interna, davanti la chiesa di San Francesco, appunto. Questo San Francesco sperduto tra il cemento e quelle roteanti strutture laterali, una a destra, una a sinistra, come due grandi palle, a vederle dall'alto o come due "girelle" (ricordate la famosa merendina?) fa venire una malinconia, un magone, pari a quelli procurati dalle ultime tristi giravolte della nostra ex muscolosa Amministrazione.

Ora è gracilina, come quella figura sacra e poco rispettata dalla cultura del brutto, scaraventata nel bel mezzo di una marea di cemento e palle slargate, pur di nascondere quello che avrebbe dovuto essere il parcheggio e il triste gabbiotto del guardiano e del bigliettaio del parcheggio. Passateci i fazzoletti di carta che vogliamo piangere... La lacrima non è un optional...in questi casi.
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    L'opionione opzionale di Giovanni Ronco

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