Polit...Ikea

Polit...Ikea

Di Massimo Pillera

Parola greca? No. Piuttosto malattia nuova della società globale. Siamo ormai tutti contagiati da una epidemia di questa "cosa" che ci piace chiamare POLITIKEA. Percorrendo in lungo l'autostrada italiana ci si accorge che son sorti come d'incanto, centri IKEA nei pressi di tutti i capoluoghi regionali. Tutti a ridosso di una uscita autostradale per rendere più comodo l'accesso. Strano? Vi è una assonanza tra quello che succede nel mercato e la politica. Anche nelle città, in concomitanza di momenti elettorali spuntano presidi temporanei come i funghi. Bandiere, colori, tutti luoghi nuovi, vuoti e simili a quegli enormi centri prefabbricati dell'Ikea. Parolette, prendono il posto dei programmi e degli impegni concreti; gadget sopperiscono alle carenze culturali e valoriali.

Spuntano prodotti nuovi, leggeri, dinamici e modulari. E' la politica ai tempi dell'Ikea…non vi sembra?. Leader candidati si scelgono per la loro efficacia mediatica e per questo conta di più la loro popolarità che la competenza. Ai discorsi si sostituiscono gli slogan: corti, ridondanti, e che restino in mente come le canzonette di Sanremo. L'illusione della scelta,poi, è simile all'illusione del fai da te; così, quando acquisti uno scatolone nel mega magazzino, ed a casa lo apri, e ti dimeni per ore tra manuali di istruzione (che sembrano fatti apposta per essere compresi anche dai deficienti, ma che ti fanno sentire comunque un cretino perché li leggi almeno sessanta volte prima di capirli)…ti senti appagato. E puoi dire a tuo figlio che torna da scuola con Manzoni ed i congiuntivi nella testa:…"vedi l'ho fatto io; balla un po', non è molto stabile…ma bisogna aspettare che la colla asciughi". Ed eccoti pronto quale papà architetto, falegname, arredatore al modico prezzo di pochi euro. Allo stesso modo funziona oggi nella politica. I partiti non ci sono e grandi centri illusori e frastornanti gli si sono sostituiti.

Leggeri e dinamici, tutti in pista per contarsi dopo essersi premontati nei sondaggi. Prodotti modulari ad incastro, con tasselli ed incollaggi predisposti, che alla fine daranno un prodotto instabile, destinato a durare poco, e che puoi spostare e mettere dove vuoi. Quante volte hai comprato una scarpiera che poi hai utilizzato come libreria o viceversa? Alla fine però ci si sente comunque appagati e frastornati. Come quando esci dall'IKEA: hai speso poco….ma un mal di testa tra tutte quelle merci. Alla fine, l'elettore oggi, vota e nomina un art director. Il politico di turno è solo il soggetto concreto che interpreta la campagna di marketing ma non ha sempre la necessità di mostrare il volto, la faccia. Può, nascondersi dietro un idea che colpisca, e inondare le città di gigantografie. Nella politikea odierna una frase del tipo "rido bene… chi rido ultimo!" degna del grande Totò resta impressa più del più appassionato comizio di piazza. La piccola locuzione dialettale,infiamma i capannelli e porta più voti. I partiti sono ormai etichette prète-a-porter…oggi ti sembra di votare ma alla fine compri solo legnaccio. Tutto questo vi sembra assurdo?...Provate a dimenticare la parola POLITIKEA
Massimo Pillera
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    Scrive il giornalista Massimo Pillera

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