Polit...Ikea

Senza valige

Di Massimo Pillera

La cosa che mi ha sempre colpito nel vedere le drammatiche immagini dei profughi sui barconi e degli sbarchi è un particolare che poteva balzare agli occhi solo ad un emigrato italiano all'estero: non hanno valige. E' una cosa particolare, che denota l'unica vera differenza tra le storie di quelle donne e uomini e noi che viviamo all'estero. Gli immigrati che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste, che ogni giorno giungono in condizioni disastrose dopo viaggi disumani, non hanno valige. Non portano con sé nulla. Solo umanità nient'altro. Solo vita allo stato puro, debole, instabile e pronta a varcare nello spazio di ore il confine con la morte. Non hanno con sé nomi, storie….solo occhi fulminanti e fulminati dalla fatica del trapasso. Il deserto prima…il mare subito dopo. In un tempo senza tempo…senza ore e giorni cadenzato da luce troppo forte e buio troppo buio. Alla mercé di mercanti senza scrupoli. Niente foto, niente passato….solo mani, corpi, numeri. Un viaggio senza parole e senza futuro. Sballottati come quei tronchi che spesso vediamo ammarare sulle nostre spiagge che degniamo solo per un attimo di un misero sguardo. Persino un cetaceo spiaggiato o una caretta-caretta attira di piu' l'attenzione e subito mobilita folle che si prodigano in spettacolari accoglienze e soccorsi. E' si sente "poverina ha perso l'orientamento". Chissà cosa hanno perso quelle migliaia di persone che arrivano ogni giorno. Se solo provassimo a pensarci. Se solo provassimo a parlargli come si fa tra persone. …hhh non hanno i documenti! Come se per essere umanità, un documento sia un elemento essenziale. …hhh non possiamo distinguere se sono profughi o clandestini! Come se l'umanità possa essere catalogata in mere definizioni. …hhh non abbiamo mezzi sufficienti per accoglierli!

Come se un tozzo di pane ed un po' d'acqua scarseggiassero nelle nostre società obese….hhh ci portano malattie e poi noi non possiamo essere muti etnici! Come se potessimo far finta che la bellezza delle nostre splendide città è proprio dovuta solo alla multiculturalità' ed alla multi etnicità storicizzata che ci distingue. Le valige degli italiani che sono emigrati per forza e per necessità hanno rappresentato il valore aggiunto (in molti oggi lo riconoscono) del nostro essere italiani. Sono state è sono il simbolo della nostra voglia di passato, presente e futuro. In definitiva il simbolo della nostra vita. Valige come contenitori di piccole ed umili cose, poche foto, qualche ricordo.

Oggi abbiamo una umanità che fugge da guerre e miserie inenarrabili, che cerca approdi possibili. Uomini consapevoli di scappare da paesi che li odiano per arrivare in posti che non li vogliono. Questa umanità…che girovaga piangente in cerca di altra umanità…che lo si voglia o no…è l'umanità che affolla il nostro pianeta oggi. Qualcuno ancora pensa di considerarle metafore alla Romero. Si sbaglia. Non sono invasioni metafisiche. Sono donne uomini e bambini... UMANITA'. Con nomi, storie, nuclei affettivi, culture…non sono numeri. I mercanti ed i trafficanti di umanita', i moderni schiavisti di oggi, li costringono a giungere da noi stanchi, esausti, senza valigia. Perché è piu' facile cosi' trasformarli in insignificanti numeri agli occhi di una civiltà distratta, che ormai non riesce piu' a distinguere l'uomo dal cetaceo. Ma dove siamo arrivati? A volte mi chiedo…siamo un po' diventati tutti viaggiatori senza valige che ignorano da dove vengono e non sanno dove andare.
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    Scrive il giornalista Massimo Pillera

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