Toni², Tony al quadrato

Capri espiatori

«Basta!, E' ora di finirla!»

«Cari amici, vi scrivo per sollecitare tutti, dico tutti, ad una presa di coscienza collettiva. Non si sa da quanto immemorabile tempo, ormai, siamo costretti ad attirarci gli odi, le antipatie, le fobie e le psicosi di non si sa quanta gente. Ci sentiamo ingiustamente vessati, puniti, temuti, invisi, taciuti, sentenziati e condannati, per colpe che non abbiamo. Dobbiamo, dico dobbiamo assolutamente, far sentire la nostra voce, perché il ghetto il cui siamo stati relegati è una catena viziata, cieca e violenta. Fate circolare, per favore, questa missiva: che diventi, appunto, circolare. Quanti più siamo, meglio sarà. Vi aspetto in via dell'Uomo, come concordato in abbozzo venti giorni fa, confermando il civico, il giorno, e l'ora: tutti lì a metà del dì».

Qualche giorno dopo una calca indescrivibile s'ammassò davanti a quegli uffici. Era una sorta di Ministero, un grande palazzo neoclassico, pesante e brutto, collocato nel centro di quella città. Non c'era uno spazioso piazzale antistante, e tutti quei poveri individui, così tanti, dovettero protestare, urlare, gridare l'infamità della vessazione di cui eran vittime, così, stretti stretti, qualcuno quasi a soffocare.

Si sentivano voci e cori che dicevan «Basta!», «E' ora di finirla!», «Sono tutte scuse!», «Siamo stanchi!», «Questa è una vita infame!». C'era chi sveniva, chi sbraitava più ardentemente degli altri. La gente, incuriosita, s'era fermata a guardare: per quanto fosse difficile vista l'esiguità della piazza, era difficile resistere all'attrazione di quella strana, folle, straordinaria assemblea. Dagli uffici nulla, nessuno che uscisse fuori a dar briga, a concedere attenzione a quell'invettiva, a quel caos, a quel dolore.

Malefica, Mangiafuoco, Grimilde, la matrigna di Hansel, il lupo cattivo, Genoveffa, la vecchia della casa di marzapane, la regina di Cuori, Anastasia, Edgar, Crudelia de Mon: tutti sfibrati, spossati ma col cuore caldo ed indignato a urlare l'innocenza loro. Avevano capito, ormai, in che trappola erano caduti: era tutta colpa loro, solo loro!

Malefica tentò di scavalcare la cancellata dell'ingresso principale ma si fece male e venne distesa a tamponare le ferite. Mangiafuoco cercava di imbonirsi i curiosi assiepati intorno a loro ma appena si avvicinava, tutti, ridendo, scappavano a gambe levate. Grimilde, la regina di Biancaneve, la più passionaria, cominciò a scagliare pietre contro quel palazzo gigantesco e grigio. E di quella lettera che scrisse di suo proprio pugno qualche tempo prima proprio lei, e che io v'ho riportato in cima a questa pagina, lei stessa, la regina dello specchio delle brame, fece vampa, disperata, dando fuoco ai suoi capelli. Da lì, dalla sede universale dell'immaginario collettivo, nessuno, che fosse almeno un po' commosso, fece neanche capolino.
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