Toni², Tony al quadrato

Coscienze di plastica

Avete mai visto un libro senza righe?

Avete mai visto un libro senza righe, un mare senza un'isola? Avete visto mai una coscienza senza il suo cervello? E una materia senza il suo colore? Ed un mare non fatto di materia? Sapete qual'è la differenza fra coscienza e coscienza? Fra una stella di legno e una stella di cartone? A dispetto di Platone per cui una stella è solo la sua idea?

Con le spalle alla mia bella Trani, mi sono domandato spesso cosa accade all'anima d'un bimbo, dopo che gli spaccano il reale in mille pezzi: si spacca forse anch'essa, insieme con la geografia che se ne va ad una deriva diversa dalla storia, a sua volta verso un orizzonte capovolto rispetto a madama geometria, che se ne frega del pensiero letterario, della sintesi analitica, e d'una solitaria religione?

Quanto si impiega a ricomporre, pur solo parzialmente, l'unità d'un solo senso, d'un solo battito cardiaco che ci faccia ritornar totali di fronte all'immagine del mare, delle stelle, dei semafori e del traffico? Sarà per questo che il fronte più moderno della strategia d'impresa è messo in mano a dei filosofi?

Insomma le coscienze conoscenze cognizioni, sono di carta o di cartone? Di plastica o bigiotteria? Di rame o di cotone? Qual'è la differenza fra la forma d'un imbuto, e una forma di clessidra? Nella clessidra non c'è forse una resurrezione di larghezza? Non nasciamo noi larghi, totali, minuscole crune cosmiche, per diventare lentamente degli aghi di realtà terrena? Terminali organizzati assai settarizzati? Esiste una cultura da coltivazione, e non da catena di montaggio? Esiste un universo dove cognizione si reintegri col senso di cielo e sottosuolo? Un universo che fasci il saper che serve, con la carta d'un sapere più totale? Un culto dove lo specifico ingaggi nuovamente l'assoluto? Dove il relativo sappia passeggiare con l'universale? Non dovrebbe il canto del cigno dello studio, ridefinirsi delle sue proprietà, piuttosto che languire nei suoi termini? Non dovrebbe, una Università, per farla breve, cogliere la differenza fra cultura propinata e sapere ricercato? Fra còltura di cultura, e sua industrializzazione? Fra vita come studio, o studio come vita? E non dovrebbe, un fiore millenario come Trani, colto e consapevole, cullare in tutti i sensi lo spirito d'un uomo? Con la sua bellezza, con la sua larghezza, e con la profondità d'un luogo ove possano fiorire gli intelletti? O tutto questo deve residuarsi nella palude d'una antichità?

E' possibile, insomma, che a Trani non vi sia ancora un mare che guarda a Oriente? Che non vi sia la più bella chiesa al mondo? Che non vi sia la più logica Università?
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