Toni², Tony al quadrato

Paperon de Paperoni

Dietro l’angolo di un sorriso

Una mattina Paperon de Paperoni, tuffandosi al solito dentro il suo mare d'oro, ebbe come un mancamento, cominciò a respirare un po' affannato, si sentì che non sapeva più nuotare, ed a fatica s'accostò al bordo di quella piscina assai dorata per uscirne. Era scuro in volto, non gli era mai accaduto prima. Si vestì, e decise di uscire dal suo monolitico castello per farsi una passeggiata rincuorante. La gente del paese lo guardava esterrefatta, tant'era raro vederlo all'aria aperta camminare sotto il sole.

A un certo punto il papero più ricco del pianeta tirò fuori dalla tasca il suo portamonete e diede un bel doblone d'oro a un povero. La sorpresa qui fu doppia: il re dell'avarizia che faceva l'elemosina! Peperone ritornò dentro al suo deposito e passò il resto della giornata a fare contabilità: ripensava ogni tanto alla brutta avventura avuta la mattina ma sorvolava subito con una smorfia di disgusto. Arrivò la sera, il papero si coricò.

La mattina seguente si svegliò di buon umore, si infilò l'accappatoio, scese nell'immensa vasca piena di dobloni d'oro, rimase nel suo bel costume intero e si lanciò felice dentro al suo denaro: fu peggio del giorno precedente, poche bracciate e un piccolo attacco di panico rischiò seriamente di farlo andare a fondo. Non galleggiava più, non sapeva davvero più nuotare. Uscì di nuovo, e nell'incredulità di tutti regalò non uno, ma ben cento dobloni d'oro. In paese non si parlò d'altro per il resto del giorno.

Peperone ritornò al deposito cercando di scacciare quel pensiero: ormai era diventato un chiodo fisso. Non mangiò nulla quella sera, e la mattina, appena sveglio, l'umore fu subito riempito da quel cattivo sentimento. Riprovò a nuotare, sembrava che il problema non ci fosse più, ma proprio al centro della vasca si bloccò, iniziò ad annaspare, e urlando cominciò ad andare giù: il maggiordomo sentì le grida di lontano, lo raggiunse, si tuffò, e gli salvò la vita.

Quel pomeriggio Peperone uscì dal castello con carrozze piene di denaro; il paese lo attendeva in festa, sperava che si ripetesse le regalìa dei giorni precedenti, ma davvero non poteva immaginare tanto. Non seppe più nuotare, e non tentò più di farlo. Guardava quel mare di monete e stava male, male assai. Ci mise poco a diventare povero. Ancor di meno, a diventare generoso.
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