Toni², Tony al quadrato

Quel che costa vivere

Mi avevano impedito di rubar le ghiande

Mi avevano impedito di rubar le ghiande perché le ghiande eran diventata proprietà privata. E la stessa stagionale caccia ai porcellini, alle manguste, e alle belle creaturine che il Signore Nostro Padreterno aveva sistemato sopra il territorio per organizzare la catena alimentare. Sparite. Tutte sotto l'egida della privata proprietà. M'andai a informare, brigai villaggi, ispezionai diverse terre: eran sempre gli uomini, eran diventati padroni d'ogni cosa! Uff, com'era difficile mangiare! Com'era diventato difficile metter nel pancino della roba! Era diventato tutto inaccessibile! O erano protette le bestiacce da metter nella pancia, o s'erano emancipate rubando la scaltrezza agli uomini; perché se non eran chiuse a chiave dentro l'aia, avevano capito che la solitudine non s'affronta con l'istinto, ma solo con la logica ragione! Questa era la fortuna degli uomini, santa mamma mutandona, per questo eran diventati padroni d'ogni terra: non avevano l'istinto e per sopperire s'industriavano!

Potevo soffiare, soffiare, soffiare, mostrare il più bel petto alla natura, la più bella forza agli occhi di chi mi guardava, la muscolatura più perfetta ad un pittore che volesse disegnare l'armonia, ma che potevo far contro i mattoni? Che potevo fare contro serrature mandate e chiavistelli? Io, povero lupo scemo oltretutto con sta passione per il canto, terminato il digerire della formichina invero magra assai, e terminato il digerire di quello stonato maialino, era non so quanto che brigavo per campagne e territori alla ricerca di una giusta nutrizione. E non dico, per carità, che qualcuno mi dovesse portar cibo dentro casa! Che porgere me lo dovesse su un vassoio d'oro mentre una soprano mi cantasse la più bella aria del Bellini, no! Non penso d'aver diritto alcuno fuor di quello d'una ragionevole fatica da compier per mangiare: ragionevole! Appunto! Ma qui non si vedeva neanche l'ombra d'una bacca o d'un ginepro, e tutte le piantine che stavo ormai - io povero carnivoro – trangugiando da mesi chissà quanti ormai, davvero mi mandavan per sentieri solo a fare i conti col mio povero intestino!

Voi, dico voi, che avreste fatto al posto mio, se distrutto dalla fame io t'incontro una bambina dolce che porta da mangiare alla nonnina? Che cosa avreste fatto, nell'attimo in cui vi si fosse spalancata nella mente la soluzione per campar decentemente almeno ancora qualche ora? Cosa avreste fatto per dormire sonni finalmente nobili, per ritemprar le fibre muscolari d'un lupo quale maledettamente io ebbi in sorte d'esser? Ma a voi pare cosa divertente, a me che per non so quanti secoli spalancavo fauci in libertà correndo più veloce d'una tigre, mettersi a far la vocina d'una ragazzina e dir 'Nonnina, mia nonnina?' A voi pare sano mettersi dentro lo stomaco la fibra ormai bisunta d'una povera vecchietta e, non pago di quella scheletrica mangiata, indossar la sua vestaglia, la sua cuffia, infilar gli occhiali suoi, far la voce acida e schiacciata, e divorare pur la nipotina? No, dico, ma quanto amore per se stessi si è costretti a non avere, per riuscire a sopravvivere?
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