Estorsione mafiosa dal carcere a un imprenditore di Trani: condannato a Bari il pregiudicato tranese Alessandro Corda

Il Tribunale di Bari infligge 6 anni e 8 mesi al presunto affiliato al clan Capriati e 3 anni e 8 mesi a Rosa Fiore. Risarcimento danni anche al Comune di Trani

mercoledì 23 settembre 2026 06.59
A cura di La Redazione
Le richieste estorsive partivano direttamente dalla cella del carcere napoletano di Poggioreale, dove era recluso per scontare la condanna definitiva legata all'omicidio del ventunenne Antonio Mastrodonato, freddato a colpi di pistola in via Superga a Trani il 12 febbraio 2017. Da dietro le sbarre, servendosi di un telefono cellulare illegalmente a disposizione, avrebbe preteso decine di migliaia di euro da un imprenditore tranese in cambio di una fittizia «protezione», arrivando a minacciarlo di morte quando il denaro ha smesso di affluire. La vicenda giudiziaria si è chiusa in primo grado con due condanne con rito abbreviato.
La giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, ha inflitto 6 anni e 8 mesi di reclusione al pluripregiudicato tranese Alessandro Corda, ritenuto organico al clan Capriati di Bari Vecchia e accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Pene pari a 3 anni e 8 mesi di reclusione sono state decise per la coimputata Rosa Fiore, incaricata di riscuotere materialmente una parte delle somme estorte. Entrambi dovranno risarcire le parti civili costituite: la vittima e il Comune di Trani.

Dalle richieste di denaro alle minacce di morte
La vicenda, ricostruita dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, si è consumata nell'arco temporale compreso tra giugno 2024 e marzo 2025. Il copione imposto alla vittima prevedeva pretese economiche sempre più asfissianti: dalle prime quote di 5.000 euro fino a somme lievitate a 30.000 euro. L'imprenditore versava gli importi a intermediari sempre differenti indicati dal detenuto, fino al punto di non riuscire più a reggere il peso dei versamenti. Al blocco dei pagamenti sono scattate le intimidazioni verso l'uomo e i suoi familiari, culminate in frasi agghiaccianti come: «Ti scanno come un maiale».
Il filone d'indagine e gli altri imputati
Il vaso di Pandora è stato scoperchiato quasi per caso: le indagini dei magistrati dell'Antimafia barese sono scaturite dall'analisi di alcuni smartphone sequestrati nel corso di una diversa operazione. All'interno dei dispositivi sono emerse le tracce inequivocabili delle conversazioni e delle chat estorsive intrattenute con la vittima. Da lì gli inquirenti hanno blindato il quadro accusatorio attraverso riscontri incrociati, pedinamenti sul territorio e l'ascolto mirato di persone informate sui fatti. Mentre per Corda e Fiore la sentenza di primo grado fissa le responsabilità sancite dal rito abbreviato, il fronte giudiziario resta aperto: altri quattro presunti sodali coinvolti nel medesimo giro di estorsioni si trovano attualmente a giudizio davanti al Tribunale con rito ordinario.
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