Il dott. Francesco Bartolomucci a CardioBAT: «L’infarto è un fallimento della prevenzione, uniamo ospedale e territorio»

Intervista al direttore della Cardiologia del "Bonomo" di Andria: dal trattamento del forame ovale pervio alle nuove frontiere dell'elettrofisiologia, il congresso fa scuola a Palazzo San Giorgio

sabato 31 ottobre 2026 8.38
A cura di Tonino Lacalamita
Mettere a sistema l'eccellenza della ricerca scientifica con la pratica clinica di corsia, puntando sull'integrazione stretta tra ospedale e territorio, è questo il baricentro attorno a cui ruota l'edizione 2026 di CardioBAT Puglia, il congresso nazionale apertosi a Palazzo San Giorgio a Trani e presieduto dal dott. Francesco Bartolomucci, direttore dell'U.O.C. Cardiologia-UTIC del Presidio Ospedaliero "Lorenzo Bonomo" di Andria. A margine dei lavori della prima giornata, Bartolomucci ha tracciato il quadro delle innovazioni cliniche introdotte nella ASL BAT, soffermandosi sulla necessità di una svolta culturale nella prevenzione cardiovascolare.

Dottore, a CardioBAT portate l'esperienza di circa 60 casi di chiusura del forame ovale pervio (PFO): che impatto ha questa procedura sulla prevenzione dell'ictus?

«È uno dei tanti argomenti di cui ci stiamo occupando nella nostra unità operativa e rientra nel grande capitolo del trattamento delle cardiopatie strutturali. La chiusura del forame ovale pervio è una procedura per una patologia molto importante, che può creare grossi problemi, ma richiede estrema attenzione nelle indicazioni: non si chiudono tutti i forami ovali, ma soltanto quelli in pazienti con determinate caratteristiche. È il primo dei tanti aspetti che abbiamo curato con ottimi successi grazie a una stretta interazione con la neurologia degli ospedali di Andria e di Barletta e con i reparti di medicina interna che ci indirizzano i pazienti. Abbiamo acquisito sul campo una grande expertise».

Sul fronte delle aritmie e della fibrillazione atriale, quanto è cambiata l'efficacia dell'ablazione?

«L'ablazione delle aritmie è ormai un punto cardine nel trattamento della patologia aritmica. Ci siamo focalizzati soprattutto sulla fibrillazione atriale, che rappresenta l'aritmia più frequente in assoluto nella popolazione generale. Grazie al sostegno della direzione strategica della ASL, oggi disponiamo di tutte le tecnologie ablative: dalla radiofrequenza, che è stata la prima tecnica, alla crioablazione, fino alla PFA (Pulsed Field Ablation), l'ultima nata. Questa metodica all'avanguardia garantisce una maggiore percentuale di riuscita, una tenuta più duratura nel tempo e rischi ridotti al minimo per i pazienti».

CardioBAT mette a confronto docenti universitari e medici ospedalieri: cosa serve per colmare il divario tra ricerca e corsia?

«L'importanza del congresso risiede proprio in questo: raccordare l'ospedale con il territorio e informare la medicina territoriale su tutte le opzioni diagnostiche e terapeutiche oggi disponibili. Il mondo della medicina è profondamente cambiato, in particolare nella cardiologia, dove abbiamo a disposizione una messe enorme di tecnologie. Per noi cardiologi il paziente che arriva all'infarto rappresenta un fallimento: significa che non siamo riusciti a mettere in pratica tempestivamente ciò che le linee guida e la scienza ci indicano. Se tutti operassimo con questo approccio preventivo, la morbilità e la mortalità cardiovascolare subirebbero un crollo verticale».

La strada maestra resta quindi la prevenzione ?

«Sempre, in special modo quando possiamo avvalerci delle tecnologie più sofisticate, ma al primo posto rimane il paziente e il suo esame clinico: un passaggio imprescindibile, a cui poi affiancare tutto il supporto diagnostico strumentale necessario».

Qual è il messaggio chiave che deve emergere da questa due giorni?

«Mettere a frutto tutto ciò che la scienza contemporanea ci offre. Solo così possiamo combattere e ridurre la mortalità, costruendo un'alleanza solida tra ospedale, territorio e pazienti».

I lavori congressuali proseguiranno stamani, sabato 31 ottobre, a partire dalle ore 09:00 e fino alle 13:00, sempre nelle sale di Palazzo San Giorgio a Trani, con tre sessioni specialistiche dedicate rispettivamente alla "Cardiostimolazione", all'"Elettrofisiologia" e all'"Aterosclerosi".
Con questo appuntamento, la sesta provincia pugliese dimostra nei fatti di non essere soltanto periferia di ricezione, ma un polo attrattivo e propositivo capace di dialogare alla pari con i massimi centri accademici e ospedalieri del Paese. CardioBAT Puglia 2026 va ben oltre la consueta rassegna scientifica: si afferma come un laboratorio permanente di buone pratiche dove l'altissima tecnologia si piega all'umanizzazione delle cure e alla tutela della persona. Un'iniziativa dal valore strategico fondamentale, che accorcia concretamente le distanze tra la complessità delle corsie e i bisogni reali della medicina territoriale, tracciando la rotta per una sanità pubblica sempre più moderna, tempestiva e fondata sul diritto primario alla prevenzione.

© Riproduzione Riservata
Trani CARDIO Bat JPG © Tonino Lacalamita
Trani CARDIO Bat JPG © Tonino Lacalamita
Trani CARDIO Bat JPG © Tonino Lacalamita
Trani CARDIO Bat JPG © Tonino Lacalamita