Galiano, il 'Sindaco Atipico' che disarma il Palazzo con la trasparenza: «Niente pose da eroe, ho scelto la strada più dura per amore di Trani»
Dall'addio revocato al faccia a faccia con Pd e Puglia Popolare: la conferenza stampa restituisce l'immagine di un amministratore che antepone l'onestà intellettuale ai tatticismi di partito
venerdì 16 ottobre 2026
13.17
In un panorama politico abituato a doppiezze verbali, arroccamenti difensivi e cinici calcoli di convenienza, la conferenza stampa con cui Marco Galiano ha motivato il ritiro delle proprie dimissioni ha offerto qualcosa di profondamente inconsueto per i canoni della politica locale: la disarmante autenticità di un sindaco atipico: un amministratore che rifiuta le maschere del potere, rivendica la propria vulnerabilità come un valore e sceglie di mostrare alla città le proprie ferite senza trasformarle in armi di ricatto. Dopo aver protocollato formalmente alle 13:22 l'atto che cancella lo spettro del commissario prefettizio, Galiano si è presentato davanti ai taccuini dei cronisti non per intonare un inno di vittoria né per recitare la parte del salvatore della patria, ma per spiegare le ragioni umane, prima ancora che politiche, di una scelta sofferta.
Il primo tabù infranto da Galiano è quello della pantomima istituzionale. A chi sospettava che il passo indietro del 25 settembre fosse soltanto un'abile mossa tattica per costringere i partiti alla resa, il primo cittadino ha risposto con fermezza e lucidità: «Ci tengo a sottolineare questo aspetto: le mie dimissioni erano fortemente intenzionate a dimettermi, e non a lanciare un segnale o un ammiccamento del tipo "guardate che...". Non sono capace di fare minacce di comportamenti. Nella mia testa erano irrevocabili e lo sono state. Poi lascio all'interpretazione di tutti quanto possa essere stato corretto, giusto o volubile il mio comportamento. Ma quel segnale che auspicavo è finalmente arrivato: ci siamo parlati davvero, per la prima volta in modo approfondito».Lo smontaggio del bluff: «Le mie dimissioni erano vere»
Il passaggio che meglio definisce la cifra etica di Galiano riguarda la tentazione — tipica della politica moderna — di cavalcare l'onda dell'indignazione virtuale. Il durissimo post del 13 ottobre contro la logica del «tieniteli tutti buoni» aveva scatenato un plebiscito popolare a suo favore, ma fermarsi lì sarebbe stato un comodo rifugio: «Quando ho pubblicato quel post sembrava che potessi ricandidarmi il giorno dopo ed essere eletto con percentuali bulgare. Ne sarei uscito da eroe dell'antipolitica. Ma se c'è una cosa che io non voglio essere è un eroe: non mi interessa fare la cosa che raggiunga il maggior numero di like. Andarsene sbattendo la porta sarebbe stata la scelta più facile, la più tranquilla, quella che mi avrebbe fatto passare da vincitore morale. È infinitamente più difficile restare qui adesso, ammettere i propri errori, metterci la faccia e spiegare ai cittadini perché si continua a lavorare».La rinuncia alla scorciatoia dei consensi facili
Sul fronte degli equilibri di maggioranza, Galiano ha impresso una netta sterzata distensiva, spegnendo sul nascere i veleni nati dallo strappo annunciato nei giorni scorsi. Interrogato sui colloqui avuti con Carlo Laurora e con l'assessora Donata Di Meo, il sindaco ha reso loro merito con parole chiare: «Io sono partito con una coalizione e intendo andare avanti con la stessa coalizione. Carlo Laurora, Donata Di Meo e l'intero gruppo di Puglia Popolare non hanno mai, mai avuto un atteggiamento men che minimamente sleale verso di me o verso l'amministrazione. Ricordo a tutti che l'importante delibera sul dimensionamento scolastico porta la firma di Donata Di Meo. E quando ho scritto nel comunicato che "pochi mi hanno ascoltato", tra quei pochi non posso non annoverare anche Carlo Laurora. Il mio auspicio forte è che Puglia Popolare resti al centro del nostro cammino».Puglia Popolare e la lealtà ritrovata: «Nessun tradimento»
Altrettanto schietto è stato il bilancio del confronto con i vertici regionali e cittadini del Partito Democratico: un vertice fiume che ha finalmente «scrostato» le incomprensioni e aperto scenari operativi prima impensabili. Ma l'anomalia positiva di Galiano è emersa soprattutto quando ha scelto di affrontare pubblicamente, senza reticenze, il nodo più delicato: «La dico io perché tanto la state pensando tutti: c'è da ricucire un rapporto che prima di tutto è personale, tra Marco Galiano e Debora Ciliento, e poi c'è da costruire un rapporto istituzionale solido tra il sindaco di Trani e l'assessore regionale Debora Ciliento. Io porto delle cicatrici visibili: le ferite lasciano il segno, ma fanno parte della memoria e dell'esperienza. Se si vuole, si va avanti. Con tutte le persone con cui ho avuto attriti ho sempre cercato, e quasi sempre sono riuscito, di ricucire».La svolta con il Pd e la ferita da sanare con Debora Ciliento
A chi gli chiede dove risieda la sua coerenza dopo una revoca che ha smentito le sue stesse parole d'addio, Galiano ha risposto mettendo sul piatto la propria totale estraneità alle rendite di posizione: «Mia sorella è laureata in filosofia, mia moglie in lettere classiche, mio padre ha 80 anni ed è in pensione, mio fratello non ha titoli accademici: io non ho nessuno da piazzare e nulla da guadagnarci materialmente da questa poltrona. Questa carica non mi dà nulla in più sul piano personale, se non il peso e l'onore di servire Trani. Ho commesso errori? Certamente sì, ne ho fatti tanti e non ho alcuna difficoltà ad ammetterli serenamente. Ma la mia coerenza sta nell'amore profondo per questo compito e nella determinazione a non lasciare le cose a metà».La coerenza di chi non ha nulla da barattare
La crisi d'autunno si chiude così con una lezione inattesa. Trani ritrova il suo sindaco non per effetto di un compromesso sottobanco o di una spartizione di manuale, ma grazie all'ostinata trasparenza di un cittadino-preside che ha costretto il Palazzo a specchiarsi nella propria complessità, scegliendo la fatica della responsabilità rispetto alla comoda purezza della fuga.Ora è il tempo della fiducia