Missili e paura a Riad, il racconto del tranese Di Domizio: «Temevamo un altro attacco»

Il 61enne era in viaggio verso la Thailandia quando l’attacco ha sconvolto l’aeroporto saudita

martedì 13 ottobre 2026 18.38
Doveva essere l'inizio di una vacanza in Thailandia, si è trasformato in un incubo vissuto tra boati, sirene, fumo e centinaia di persone in preda al panico. È la drammatica esperienza raccontata alla Gazzetta del Mezzogiorno da Domenico Di Domizio, 61 anni, tranese, rimasto coinvolto nell'emergenza scoppiata all'aeroporto internazionale King Khalid di Riad, in Arabia Saudita, durante uno scalo verso Bangkok.
Partito venerdì scorso da Roma insieme a un amico tranese e a un gruppo diretto in Indocina, Di Domizio avrebbe dovuto raggiungere la Thailandia dopo una breve sosta nella capitale saudita. Ma il viaggio ha preso una piega del tutto inattesa proprio mentre i passeggeri si preparavano a ripartire.
Il gruppo era già salito sull'aereo per Bangkok quando, dopo circa un'ora e mezza di attesa, è arrivato l'ordine di lasciare il velivolo. «Hanno gridato "Go, go, go!", ma non capivamo cosa stesse succedendo», racconta il tranese. Rientrati al gate, i viaggiatori hanno avvertito improvvisamente un boato violentissimo, seguito dalle sirene e dalle grida disperate delle persone presenti nello scalo.
In un primo momento, Di Domizio non aveva realizzato la portata dell'accaduto. Solo avvicinandosi a una vetrata ha compreso che la situazione era ben più grave di quanto immaginasse: una densa nube di fumo, danni alla struttura e un odore acre nell'aria. «C'era un fortissimo odore di fumo e polvere da sparo. È stato bruttissimo», ricorda.
A rendere ancora più angoscianti quei momenti era l'assenza di informazioni. I passeggeri, secondo quanto riferito dal 61enne, non riuscivano a capire cosa fosse accaduto né quanto fosse concreto il pericolo di nuovi attacchi. Chi tentava di riprendere la scena con il cellulare sarebbe stato invitato dalle forze dell'ordine a cancellare foto e video. Successivamente, anche la connessione Internet ha smesso di funzionare, rendendo più difficile comunicare con i propri cari.
La paura più grande era che il pericolo non fosse passato. Migliaia di persone sono state accompagnate nell'area dei garage, considerata più protetta, prima di essere trasferite negli alberghi. «Pensavamo che da un momento all'altro potesse arrivare un altro missile. Le autorità non ci davano spiegazioni e non sapevamo se fossimo davvero al sicuro», riferisce Di Domizio, ancora scosso per quanto vissuto.
Da quel momento è cominciata una lunga serie di spostamenti per riuscire a tornare a casa. Prima il trasferimento da Riad a Dammam, poi circa otto ore di viaggio in pullman fino a Gedda. Soltanto da lì, dopo giorni di incertezza, il gruppo è riuscito a imbarcarsi per l'Italia. La vacanza, naturalmente, è saltata.
Tra le immagini che il tranese fatica a dimenticare ci sono soprattutto i volti delle persone in lacrime e il senso di smarrimento condiviso da chi si trovava nello scalo. «Ho provato tantissima paura, ma soprattutto un magone. È stato terribile», racconta. In quei momenti il pensiero correva continuamente alla famiglia rimasta in Italia. La moglie, preoccupata per la sua sorte, si è attivata contattando la Farnesina per cercare informazioni e capire come aiutarlo a rientrare.
Adesso, dopo ore di tensione e un viaggio che ha preso una direzione completamente diversa da quella immaginata, per Domenico c'è un solo desiderio: tornare alla normalità e lasciarsi alle spalle quelle scene. Il pensiero più forte è rivolto ai suoi affetti, a chi lo ha aspettato con apprensione durante quelle interminabili ore.
«La prima cosa che farò quando torno a Trani è abbracciare mio figlio, a cui ho pensato sempre, e mia moglie».
Una vacanza mai iniziata davvero, destinata a restare nella memoria non per i luoghi da visitare, ma per la paura di non riuscire a tornare a casa.