Intervista| Marco Galiano: «Non faccio la marionetta», il dimissionario sindaco di Trani rompe il silenzio a meno di 24 ore dalle dimissioni

Dallo scontro sulla scuola ai veti su poltrone e partecipate, il sindaco-preside parla dopo lo strappo: «Mille mediazioni inutili, la maggioranza era spaccata a metà. A queste condizioni torno a scuola»

sabato 26 settembre 2026 10.13
A cura di Tonino Lacalamita
A meno di 24 ore dalle dimissioni da Sindaco dichiarate "irrevocabili", abbiamo contattato al telefono Marco Galiano per ripercorrere con lui le ore che hanno anticipato il clamoroso gesto, giunto a 8 mesi dalla sua designazione a candidato sindaco della Città (era il 24 febbraio) e a poco meno di tre mesi dalla presentazione della sua Giunta Comunale. Dietro lo strappo non c'è una semplice divergenza amministrativa, ma una profonda rottura politica con i vertici della sua coalizione e, in primo luogo, con il Partito Democratico. Dalla riorganizzazione della rete scolastica alle interferenze sulla governance delle società partecipate, Galiano spiega senza filtri le ragioni che lo hanno spinto a dire basta. «È accaduto tutto sul dimensionamento scolastico, trasformando un atto squisitamente tecnico in un insormontabile scontro politico. Il progetto era chiaro: unire il plesso di scuola media "Giustina Rocca" alla primaria "Edmondo De Amicis", dando vita a un istituto comprensivo equilibrato. Oggi la città ha un unico, mastodontico istituto che copre mezza Trani, accentrando quasi tutti i plessi a nord. La De Amicis si trova ad appena trenta metri dalla Rocca: era una scelta logica accorparle. Eppure proprio gli esponenti del mio partito, compresa l'assessora regionale all'Ambiente Debora Ciliento, mi hanno sbarrato la strada intimandomi che quell'atto non andava fatto». «Hanno sostenuto di aver preso impegni pregressi promettendo che non si sarebbe mai toccato quell'assetto, cosa di cui non ero mai stato informato prima. E poi è subentrato il calcolo elettorale: mi hanno fatto presente che le elezioni sono vicine e che non ci si può permettere di scontentare quel bacino di voti». «Io sono un dirigente scolastico: avrei dovuto fare retromarcia proprio sull'unico tema tecnico su cui ho competenza diretta e di cui posso assumermi la totale paternità? Vi dico solo che il provveditore regionale, guardando il nostro piano, mi ha chiesto testualmente: "Perché non avete approvato una soluzione simile già dieci anni fa?"». «L'obiettivo era proprio quello: riequilibrare il sistema ed evitare che a Trani continuassero a esserci scuole considerate di serie A e altre di serie B. Ma quando ti rendi conto che chi dovrebbe sostenerti all'interno del tuo stesso partito, come l'assessora Ciliento, arriva ad avvertirti: "Se approvi questo piano, te lo bocciamo direttamente in giunta regionale...", a quel punto capisci che il limite è superato. Dopo aver tentato infinite mediazioni, sono io che non intendo più sedermi a parlare con loro». «Nessuna minaccia e nessun puntiglio. Semplicemente sono venuti meno i presupposti di partenza. All'inizio andava bene la figura del candidato civico, del preside perbene che dialoga e ascolta tutti. Adesso voglio lasciare la carica di sindaco: è una decisione ponderata, su cui rifletto con convinzione da dieci giorni». «La vicenda della scuola ha fatto emergere tutto il resto. Mi riferisco alle partecipate, alle continue ingerenze su nomine e ruoli: "Fai questo, metti tizio, piazza caio, procedi in questo modo...". Ma a questo punto mi chiedo: dovrei forse fare il burattino? Non ho accettato di guidare la città per recitare questa parte. Se il modello è questo, allora per me l'esperienza finisce qui». «Hanno tenuto a ricordarmi che il gruppo del Partito Democratico vanta sette consiglieri in aula. Ne prendo atto: si ricandidino tutti alle prossime elezioni e vediamo cosa decideranno gli elettori». «Certamente, ho provato a mediare fino all'ultimo avvertendo tutti: "Ragazzi, rendetevi conto che così rischiamo di far cadere la consiliatura". Ma nell'ultima riunione eravamo spaccati al cinquanta per cento. Nessuno era disposto a cedere di un millimetro: una parte minacciava di uscire se avessimo approvato la delibera, l'altra annunciava l'addio in caso contrario». «Le dimissioni non sono una mossa tattica per lanciare un avvertimento. Se mai si dovesse aprire un confronto, le mie condizioni saranno altissime. Ho accettato questo incarico con l'intenzione di lavorare concretamente, portando avanti i tanti progetti che ho in mente per la città. L'opposizione fa il proprio dovere, ma non posso accettare di ritrovarmi l'opposizione all'interno della mia stessa maggioranza, compresa Avs. Se la situazione resta questa, torno a fare il preside».