Trani, bufera in Consiglio: foto «trappola» contro il Consigliere Antonio Loconte che finisce sui giornali: «Vergognoso, pronte le querele»

Scatto rubato alle spalle durante una pausa per colpire l'esponente di opposizione. Il sindaco Galiano chiede scusa alla città, ma l'aula sprofonda nel fango.

mercoledì 28 ottobre 2026 22.32
A cura di Tonino Lacalamita
Un brutto episodio si è consumato tra gli scranni dell'assise cittadina con il cellulare puntato alle spalle come un'arma, un quadro a dir poco desolante quello andato in scena a Palazzo Palmieri durante la seduta del Consiglio Comunale di Trani del 28 ottobre: una vicenda gravissima che getta discredito sulle istituzioni locali e trascina il confronto democratico nel pantano del dossieraggio fotografico. A far esplodere la miccia è stato il consigliere comunale d'opposizione Antonio Loconte, protagonista suo malgrado di una gogna mediatica, è successo che mentre non era impegnato nella votazione – non avendo inserito la propria tessera per manifestare il proprio dissenso su un punto non condiviso – e si trovava seduto lontano dal proprio scranno, Loconte stava guardando insieme all'assessore Mino Di Lernia i minuti finali di una partita di calcio sul display di uno smartphone durante una fase di distacco dai lavori d'aula. Pochi istanti e qualcuno si avvicina alle loro spalle, scatta una fotografia e la fa circolare nelle chat. Nel giro di una manciata di minuti l'immagine, opportunamente ritagliata e decontestualizzata per far apparire il consigliere come intento a distrarsi sui banchi dell'aula, rimbalza direttamente sulle pagine web di una nota testata regionale, scatenando la gogna della rete.

L'affondo di Loconte: «Metodi vergognosi, denuncerò tutti»

Non appena appresa la pubblicazione, Loconte ha preso la parola con un intervento durissimo, rompendo il silenzio e puntando l'indice contro chi si è reso autore o complice dello scatto: «Trovo vergognoso essere andato a finire sulla Gazzetta del Mezzogiorno con una fotografia scattata alle spalle da un assessore. Non stavo partecipando alla votazione, non condividevo il punto e non avevo la scheda inserita. Stavo vedendo il finale di una partita con l'assessore Di Lernia lontano dal mio posto. Se in quest'aula vale tutto e dobbiamo iniziare a denunciare quello che succede qui dentro, non finiamo più. È vergognoso: mi riservo di denunciare a uno a uno tutti coloro che hanno fatto girare la foto». Un j'accuse pronunciato senza perifrasi, chiamando direttamente in causa l'assessore Nicola Di Pinto, reo di aver materialmente scattato o fatto circolare l'immagine «incriminata».

Il dietrofront di Di Pinto e le scuse del sindaco

Messo alle strette davanti all'intera assise e alle telecamere dello streaming, l'assessore Di Pinto ha provato a difendersi con una serie di giustificazioni apparse da subito imbarazzanti: ha ammesso di essere in possesso della foto e di averla mostrata, salvo poi negare la volontà di darla in pasto alla stampa o ai social network e trincerarsi dietro la propria incapacità tecnica di compiere fotomontaggi o ritagli. Un tentativo di sfilarsi dalla «responsabilità oggettiva», chiuso con un formale quanto tardivo dispiacere per l'accaduto. A tentare di spegnere l'incendio ci ha dovuto pensare il sindaco Marco Galiano, visibilmente provato dal danno d'immagine inflitto alla massima istituzione cittadina. Il primo cittadino ha preso la parola per porgere scuse solenni e dirette a Loconte, all'intera assise e a tutta la città di Trani: «Ritengo necessario, con grande umiltà, porre le scuse a chi subisce atti di questo genere. Dobbiamo essere da esempio, e quanto accaduto travalica il rispetto fondamentale che dobbiamo a quest'aula e ai nostri concittadini».

Il fondo del barile

Resta da capire se le scuse basteranno a placare la sacrosanta indignazione del consigliere Loconte o se la questione approderà – come annunciato – nelle aule di tribunale. Quel che è certo è che la politica tranese ha toccato uno dei suoi punti più bassi, lo ha detto chiaramente anche Fabrizio Ferrante da Presidente del Consiglio Comunale, a perdere, a motivo di questo episodio non è solo un consigliere o una maggioranza, ma la dignità stessa della democrazia cittadina.
© Riproduzione vietata