Tribunale di Trani, udienza sul tonno adulterato: venti imputati davanti al gup
Aziende ittiche di Bisceglie, laboratorio di Avellino e società di consulenza coinvolti in una presunta rete di adulterazione alimentare. Intossicazioni gravi e intercettazioni al centro del procedimento
giovedì 17 settembre 2026
16.16
Si è aperto davanti al gup del Tribunale di Trani l'udienza preliminare per venti imputati — tra titolari, dipendenti di aziende ittiche di Bisceglie, consulenti e tecnici di un laboratorio privato di Avellino — accusati di aver adulterato tonno e altri prodotti ittici con sostanze non consentite, alterandone colore e freschezza apparente, tra gli imputati figurano anche sette irpini.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe messo in commercio tonno trattato con additivi non autorizzati, oltre a salmone congelato venduto come fresco e preparazioni a base di pesce ottenute utilizzando prodotti scaduti. In un caso, sarebbe stata immessa sul mercato una partita di tonno in stato di alterazione, con livelli di istamina così elevati da provocare reazioni simili a gravi allergie alimentari.
Le indagini, avviate nel 2021 e condotte dai Nas di Bari con il supporto dei nuclei di Napoli, Salerno, Campobasso, Taranto e Foggia, hanno portato a nove decreti di perquisizione e al sequestro di beni riconducibili alle società coinvolte. La fase investigativa ha documentato anche una serie di intercettazioni ritenute decisive dagli inquirenti. In una conversazione del settembre 2021, una dipendente della società di certificazione coinvolta avrebbe detto: «Me li sogno la notte i cristiani che si sentono male. Nessuno ci ha lasciato le penne solo per grazia del Signore: non mangiare pesce crudo». Le misure cautelari erano scattate nel 2023, dopo che alcuni consumatori intossicati erano finiti in rianimazione o terapia intensiva, confermando la gravità del rischio sanitario legato alla presunta manipolazione dei prodotti ittici. L'avvio del procedimento rappresenta un passaggio decisivo in un'inchiesta che ha scosso il settore ittico del Mezzogiorno e che pone al centro il tema della sicurezza alimentare, della tracciabilità dei prodotti e della tutela dei consumatori che, data la sede delle aziende coinvolte, è probabile possano essere del comprensorio vicino, Trani compresa.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe messo in commercio tonno trattato con additivi non autorizzati, oltre a salmone congelato venduto come fresco e preparazioni a base di pesce ottenute utilizzando prodotti scaduti. In un caso, sarebbe stata immessa sul mercato una partita di tonno in stato di alterazione, con livelli di istamina così elevati da provocare reazioni simili a gravi allergie alimentari.
Le indagini, avviate nel 2021 e condotte dai Nas di Bari con il supporto dei nuclei di Napoli, Salerno, Campobasso, Taranto e Foggia, hanno portato a nove decreti di perquisizione e al sequestro di beni riconducibili alle società coinvolte. La fase investigativa ha documentato anche una serie di intercettazioni ritenute decisive dagli inquirenti. In una conversazione del settembre 2021, una dipendente della società di certificazione coinvolta avrebbe detto: «Me li sogno la notte i cristiani che si sentono male. Nessuno ci ha lasciato le penne solo per grazia del Signore: non mangiare pesce crudo». Le misure cautelari erano scattate nel 2023, dopo che alcuni consumatori intossicati erano finiti in rianimazione o terapia intensiva, confermando la gravità del rischio sanitario legato alla presunta manipolazione dei prodotti ittici. L'avvio del procedimento rappresenta un passaggio decisivo in un'inchiesta che ha scosso il settore ittico del Mezzogiorno e che pone al centro il tema della sicurezza alimentare, della tracciabilità dei prodotti e della tutela dei consumatori che, data la sede delle aziende coinvolte, è probabile possano essere del comprensorio vicino, Trani compresa.