Marco Ballarè | I Dialoghi di Trani. <span>Foto Carla Anna Penza</span>
Marco Ballarè | I Dialoghi di Trani. Foto Carla Anna Penza
Eventi e cultura

Marco Ballarè | L’evoluzione del nostro linguaggio a "I Dialoghi di Trani"

Dal primo vocabolario del Seicento ai neologismi digitali, la storia e il potere della nostra lingua

Nell'ambito dei Dialoghi di Trani, giovedì 17 settembre si è tenuto, presso Palazzo San Giorgio, un entusiasmante incontro con l'autore e content creator Marco Ballaré, noto al grande pubblico social come Marco Dixit. Durante l'evento, Ballaré ha presentato il suo nuovo libro intitolato "Con parole tue. Viaggio fra le etimologie e i modi di dire più curiosi della lingua italiana", regalando al pubblico un'appassionante immersione nella storia della nostra lingua.

Ripercorrendo la genesi del suo percorso divulgativo, Marco Ballaré ha raccontato: "Spiegare l'origine della mia passione è alquanto semplice: dopo aver lavorato per oltre dieci anni come social media manager, ho avvertito l'esigenza di un cambiamento e ho scelto di dedicarmi nuovamente a un grande amore nato ai tempi del liceo, ovvero la lingua italiana, le parole e la loro evoluzione storica. Per approfondire la conoscenza del nostro patrimonio lessicale, il punto di riferimento fondamentale è rappresentato dai dizionari, strumenti essenziali che ne riportano la definizione, la prima attestazione scritta e l'etimologia.

La storia della lessicografia italiana ha inizio nel 1612 con la pubblicazione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, un'opera indubbiamente monumentale che presentava tuttavia il limite di accogliere esclusivamente la lingua letteraria dei grandi autori toscani del Trecento, come Dante, Petrarca e Boccaccio, escludendo quasi del tutto il lessico scientifico e matematico. Di conseguenza, all'interno di questo testo mancavano termini per noi oggi del tutto comuni, mentre trovarono spazio vocaboli ormai in disuso come "badalucco", inteso come passatempo o scaramuccia militare, oppure "neghittoso", che descriveva chi trascurava i propri doveri per pigrizia. Per giungere a un'opera in grado di fotografare la lingua dell'uso reale parlata dalla popolazione, arricchita da terminologie scientifiche e pratiche, si è dovuto attendere il 1861, anno dell'Unità d'Italia, con la pubblicazione del celebre Dizionario della lingua italiana di Niccolò Tommaseo".

Proseguendo nel suo racconto, l'autore ha mostrato che le parole non sono entità statiche ma che cambiano nel tempo e si evolvono nel corso dei secoli. Per dimostrarlo, Ballaré prende come esempio l'evoluzione della parola "amore". Nel 1612 per il Vocabolario della Crusca, l'amore era definito come "una certa forza appetitiva delle cose elette per desiderio e bramate per godere"; più tardi, nel 1861, il Dizionario del Tommaseo ne trasformava la visione descrivendolo come "un moto durevole dell'anima verso il bene", fino ad arrivare ai giorni nostri con la definizione dello Zingarelli di "un intenso sentimento di affetto e un'inclinazione profonda verso qualcuno o qualcosa". Inoltre, l'autore ha sottolineato che la lingua è un organismo vivo che si arricchisce continuamente di neologismi e prestiti dall'inglese e ne sono un chiaro esempio termini ampiamente oggi diffusi come slayare, ossia fare un'ottima figura o spaccare, la parola creator o l'intero e variegato gergo del gaming.

L'incontro si è infine concluso con una profonda riflessione dell'autore sul valore etico e sociale del linguaggio. Marco Ballaré ha infatti ricordato al pubblico: «c'è una cosa fondamentale che dobbiamo tenere a mente: tutti noi abbiamo un superpotere ovvero quello di poter scegliere le parole giuste. Le parole non sono buone o cattive di per sé ma sono importanti, perché la lingua che usiamo oltre che descrivere il mondo intorno a noi, costruisce i nostri pensieri e guida il modo di vedere le cose".
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