Amministrazione Trani | L'affondo di Antonio Loconte tra 'bilancio consolidato' e tensioni su Amet: «Maggioranza ribelle e Galiano non ha la forza di gestirla»

Il capogruppo di "Giacomino Sindaco" interviene dopo il ritiro dell'atto in aula: «Punto stralciato per l'assenza dei documenti della municipalizzata. Sulla commissione d'inchiesta pronti a sostenere la proposta»

venerdì 6 novembre 2026 11.54
A cura di Tonino Lacalamita
A Palazzo di Città il clima politico resta incandescente all'indomani dell'ultima seduta di Consiglio Comunale, al centro delle contestazioni sollevate dalle opposizioni c'è il clamoroso ritiro del primo punto all'ordine del giorno dello scorso 28 ottobre: l'approvazione del Bilancio Consolidato, bloccato e rinviato per l'assenza della documentazione contabile e della bozza relativa ad Amet S.p.A.. Sulla vicenda è intervenuto con parole pesanti l'avvocato Antonio Loconte, capogruppo consiliare della lista civica "Giacomino Sindaco", che in un'intervista rilasciata alla nostra redazione ha analizzato le implicazioni tecniche e politiche dello stop in aula, allargando il tiro alla tenuta della giunta guidata dal sindaco Marco Galiano.

«Il consolidato è il termometro delle partecipate, non una formalità»

Loconte ha voluto sgombrare il campo da qualsiasi tentativo di minimizzare l'accaduto, spiegando l'importanza del documento contabile per la salute economica dell'Ente: «Tutti noi spesso sottovalutiamo l'importanza del bilancio consolidato perché, a differenza del bilancio di previsione o del consuntivo, la sua mancata approvazione non comporta automaticamente lo scioglimento del Consiglio Comunale. Ma si tratta del documento contabile che rappresenta la reale situazione patrimoniale ed economica del Comune insieme a tutti gli organismi controllati e partecipati: Amet, Amiu, STP. Serve all'ente capogruppo per avere una visione complessiva di pianificazione e controllo». Secondo il consigliere di minoranza, il rinvio scaturito dall'assenza delle carte di Amet evidenzia una grave lacuna nei rapporti istituzionali con la partecipata: «Questo punto è stato ritirato perché mancava la bozza relativa ad Amet. Scendono in campo una serie di fattori, tra cui l'assenza del nostro sindaco Galiano negli incontri con questa società: non ha ancora convocato l'assemblea dei soci e si registrano costanti criticità nella gestione complessiva».

Il valzer della governance: «Retromarcia su Amet figlia della debolezza»

Nel mirino di Loconte è finito anche il recente avviso pubblico emanato dall'amministrazione per la scelta del vertice di Amet, passato repentinamente dall'ipotesi di un Consiglio di Amministrazione a quella di un Amministratore Unico: «Se il sindaco avesse scelto l'amministratore unico fin dal principio, avrebbe dimostrato di avere un'idea chiara e di portarla avanti con fermezza dinanzi ai cittadini. Invece prima si emana un bando per nominare un CdA, si raccolgono i curricula, poi arrivano le dimissioni e il dietrofront con il ritiro dell'avviso e la pubblicazione di un nuovo bando per un amministratore unico. Il susseguirsi di questi eventi dimostra chiaramente che Galiano non ha la forza di gestire una maggioranza ribelle: denota un modo confuso di amministrare».

L'apertura alla commissione d'inchiesta di Corallo

Durante il dibattito consiliare del 28 ottobre, il consigliere di maggioranza Francesco Corallo (Popolari per Galiano) ha avanzato a sorpresa la proposta di istituire una commissione d'inchiesta su Amet. Una mossa che Loconte accoglie con favore, offrendo il pieno supporto dei banchi della minoranza: «Ho apprezzato moltissimo la proposta del consigliere Corallo e spero vivamente che abbia un seguito concreto. Per istituire la commissione d'inchiesta servono le firme dei consiglieri: se Corallo non dovesse trovarle all'interno della propria maggioranza — dove una simile iniziativa risulterebbe certamente scomoda — le troverà senza alcun dubbio da parte nostra. Noi dell'opposizione siamo pienamente concordi: Amet è una società che necessita di una forte operazione di controllo e trasparenza dopo tutto ciò che è accaduto negli anni».

La replica sul "caso della foto": «Nessun imbarazzo, un boomerang per chi ha strumentalizzato»

L'intervista si è chiusa con un passaggio dedicato al clamore mediatico, rimbalzato anche su testate a tiratura nazionale, riguardante lo scatto fotografico che ha immortalato Loconte sui banchi consiliari durante una pausa dei lavori d'aula, dando il via a una serie di proteste simboliche condotte dal capogruppo con magliette satiriche: «Chiaramente tutelerò la mia immagine. È singolare come una vicenda simile sia diventata una notizia di caratura nazionale: forse a qualcuno ha dato fastidio il mio modo simbolico di protestare contro un'amministrazione anomala, guidata da un sindaco che si era dimesso dopo appena quattro mesi denunciando pressioni per poi ritirare le dimissioni. Quella foto è stata scattata in un momento di sospensione della seduta in cui l'aula era ferma. Hanno provato a strumentalizzare un consigliere scomodo, ma l'operazione gli si è sgretolata tra le mani, trasformandosi in un autentico boomerang».

Riflessioni finali

L'intervento di Antonio Loconte non si limita a fotografare un banale intoppo burocratico, ma squarcia il velo sulla reale tenuta politica della maggioranza a Palazzo di Città, il rinvio del Bilancio Consolidato e l'ennesimo stallo sulla governance di Amet sono, probabilmente per noi ma sicuramente per l'opposizione, un segnale, una spia di un cortocircuito amministrativo che ormai non si consuma più soltanto tra maggioranza e opposizione, ma dentro lo stesso perimetro della coalizione di governo. La proposta di una commissione d'inchiesta avanzata da un consigliere del centrosinistra, di maggioranza, e subito raccolta dai banchi della minoranza certifica come il controllo sulle partecipate sia diventato il vero terreno minato del Sindaco Galiano. Tra avvisi pubblici ritirati, nomine rimodulate e fascicoli contabili ancora incompleti, il rischio concreto per Palazzo Palmieri è che i nodi politici irrisolti continuino a paralizzare gli atti strategici dell'ente. Per uscire da questa impasse non basteranno le alchimie di palazzo: servirà proprio quel profilo da «lavoro operaio», paziente, meticoloso e lontano dai riflettori, che Marco Galiano è chiamato a spendere sul campo per rimettere in riga una maggioranza indisciplinata, ricucire gli strappi tra gli uffici e le municipalizzate e rimettere in moto la complessa macchina amministrativa della città.