
Eventi e cultura
A Palazzo Beltrani "Le ceneri di Pasolini” di Cosimo Damiano Damato: un omaggio alla memoria e al pensiero del poeta
La rilettura critica di Pier Paolo Pasolini per interrogare le contraddizioni della società contemporanea.
Trani - venerdì 6 novembre 2026
7.19
Cosimo Damiano Damato, regista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo pugliese, e Agata Paradiso, attrice, sono stati i protagonisti dell'incontro dedicato a "Le ceneri di Pasolini", il libro presentato oggi a Palazzo delle Arti Beltrani: a poesia come forma di resistenza, la cultura come strumento di denuncia e la memoria come occasione per interrogare le contraddizioni della società contemporanea sono stati i temi al centro della serata, che ha voluto andare oltre il semplice omaggio a Pier Paolo Pasolini, trasformandone il pensiero in una chiave di lettura del presente.
L'incontro si è aperto con la lettura di un capitolo del volume, accompagnata da una frase pronunciata dallo stesso Damato: "I poeti non possono essere felici, così come i pazzi non possono amare". parole che restituiscono il carattere inquieto e provocatorio della sua scrittura, tra sofferenza, ribellione e ricerca della verità. Accanto all'autore, Agata Paradiso, che ha definito Damato «uno, nessuno e centomila» e una «punta di diamante», sottolineandone la capacità di attraversare linguaggi ed esperienze differenti e di suscitare reazioni forti, senza lasciare indifferenti.
Il volume ospita inoltre il contributo di Pierpaolo Capovilla, intitolato "Bestemmia", che affianca il poema civile dell'autore e ne amplifica la dimensione di denuncia. La presentazione assume un significato particolare anche per la coincidenza con il nuovo fascicolo d'indagine aperto dalla Procura di Roma sull'omicidio di Pasolini, avvenuto all'Idroscalo di Ostia nel 1975, a cinquantuno anni dalla sua morte. Una vicenda che continua a sollevare interrogativi e a richiamare la richiesta di verità. Attraverso la figura di Pasolini, Damato affronta temi ancora drammaticamente attuali: guerre, migrazioni, razzismo, disuguaglianze e indifferenza. "Le ceneri di Pasolini" diventa così non soltanto un esercizio di memoria, ma un invito a recuperare la forza critica della cultura e della poesia, riconoscendo nell'arte uno strumento di riflessione e partecipazione civile.
La prima domanda di Agata Paradiso a Damato è stata proprio sull'origine del progetto. L'autore ha raccontato che tutto nasce da un altro suo lavoro, "Nessuna grazia. Gramsci e Pertini", una storia di prigionia e resistenza", dal quale sta sviluppando anche una possibile trasposizione in fiction. Proprio durante il percorso di ricerca legato a quel progetto, Damato ha avuto modo di visitare il Cimitero Acattolico di Roma, dove riposa Antonio Gramsci. Davanti alla sua tomba ha immaginato una fotografia di Pier Paolo accanto a quella del pensatore comunista. Da qui una riflessione: Pasolini, in fondo, era stato un figlio di Gramsci, un erede del suo pensiero, pur avendo sviluppato un proprio percorso intellettuale e umano. Successivamente Damato si è recato davanti alla tomba di Pasolini, dove riposa anche la madre Susanna Colussi. Ed è proprio lì che si è posto una domanda: "si può parlare con i morti?" La risposta, nel suo racconto, è diventata l'occasione per un dialogo immaginario con il poeta, un incontro intimo attraverso la memoria e la scrittura. Damato ha restituito anche un ritratto personale di Pasolini, descrivendolo come un uomo amato dalle donne, capace di amarle in modo particolare, pur essendo attratto dagli uomini. Un volto dai tratti scolpiti, di straordinaria bellezza, che richiama l'eleganza delle opere di Canova.
A questo questo si aggiunge il contributo di Pierpaolo Capovilla, intitolato "Bestemmia", che accompagna il poema civile di Damato e ne amplifica la dimensione provocatoria e di denuncia. Un titolo che richiama anche il modo in cui lo stesso Pasolini considerava alcune forme di poesia: una sorta di bestemmia, capace di rompere il silenzio, sfidare le convenzioni e mettere a nudo le contraddizioni della società. Nel corso dell'incontro, Damato si è soffermato anche sulla figura del poeta e sul rapporto tra poesia e potere. «I poeti fanno paura», ha affermato, ricordando come Stalin imprigionasse i poeti e sottolineando quanto la parola libera possa risultare scomoda per chi detiene il potere. Una riflessione accompagnata da una provocazione: "bisogna però distinguere tra i poeti, perché anche Mussolini scriveva poesie". Non è dunque la semplice scrittura in versi a rendere un poeta una voce di resistenza, ma la capacità di mettere in discussione la realtà. "Abbiamo bisogno di un Pasolini", è il richiamo di Damato, che ha evocato l'immagine di un poeta crocifisso, ma non ancora risorto. Una figura che continua a mancare nel dibattito culturale e civile contemporaneo. Pasolini, ha sottolineato l'autore, è stato un addio prematuro, lasciando un vuoto particolarmente pesante e un'eredità che ancora oggi non abbiamo finito di interrogare.
Dopo la lettura e la recitazione di una "Bestemmia" presente nel libro, l'incontro si è avviato alla conclusione con un'ultima domanda rivolta a Cosimo Damiano Damato: che cosa sarebbe stato Pier Paolo Pasolini se fosse nato oggi? L'autore ha risposto richiamando le parole di un prete: "Se Cristo fosse nato oggi, lo rinchiuderebbero subito" . Lo stesso, secondo Damato, sarebbe accaduto a Pasolini: un intellettuale troppo scomodo, capace di mettere in discussione le certezze collettive e denunciare le contraddizioni del proprio tempo. Oggi, probabilmente, sarebbe in piazza a proteggere i ragazzi, a stare dalla parte delle nuove generazioni e di chi continua a lottare per i propri diritti. Perché, nella riflessione dell'autore, tanti ragazzi sono Pasoliniani: giovani che ne raccolgono la capacità di ribellarsi, di non accettare le ingiustizie e di cercare una voce fuori dal coro. Ed è proprio in questa eredità che si ritrova il significato più profondo della serata a Palazzo delle Arti Beltrani. Pasolini non appartiene soltanto alla memoria letteraria del Novecento: continua a vivere nelle domande che lascia aperte, nelle battaglie delle nuove generazioni e nelle parole di chi non accetta di restare in silenzio. Le sue ceneri diventano così materia viva, capace di parlare ancora al presente. Perché, a cinquantuno anni dalla sua morte, il suo pensiero continua a essere scomodo. E forse è proprio per questo che abbiamo ancora bisogno di Pasolini.
L'incontro si è aperto con la lettura di un capitolo del volume, accompagnata da una frase pronunciata dallo stesso Damato: "I poeti non possono essere felici, così come i pazzi non possono amare". parole che restituiscono il carattere inquieto e provocatorio della sua scrittura, tra sofferenza, ribellione e ricerca della verità. Accanto all'autore, Agata Paradiso, che ha definito Damato «uno, nessuno e centomila» e una «punta di diamante», sottolineandone la capacità di attraversare linguaggi ed esperienze differenti e di suscitare reazioni forti, senza lasciare indifferenti.
Il volume ospita inoltre il contributo di Pierpaolo Capovilla, intitolato "Bestemmia", che affianca il poema civile dell'autore e ne amplifica la dimensione di denuncia. La presentazione assume un significato particolare anche per la coincidenza con il nuovo fascicolo d'indagine aperto dalla Procura di Roma sull'omicidio di Pasolini, avvenuto all'Idroscalo di Ostia nel 1975, a cinquantuno anni dalla sua morte. Una vicenda che continua a sollevare interrogativi e a richiamare la richiesta di verità. Attraverso la figura di Pasolini, Damato affronta temi ancora drammaticamente attuali: guerre, migrazioni, razzismo, disuguaglianze e indifferenza. "Le ceneri di Pasolini" diventa così non soltanto un esercizio di memoria, ma un invito a recuperare la forza critica della cultura e della poesia, riconoscendo nell'arte uno strumento di riflessione e partecipazione civile.
La prima domanda di Agata Paradiso a Damato è stata proprio sull'origine del progetto. L'autore ha raccontato che tutto nasce da un altro suo lavoro, "Nessuna grazia. Gramsci e Pertini", una storia di prigionia e resistenza", dal quale sta sviluppando anche una possibile trasposizione in fiction. Proprio durante il percorso di ricerca legato a quel progetto, Damato ha avuto modo di visitare il Cimitero Acattolico di Roma, dove riposa Antonio Gramsci. Davanti alla sua tomba ha immaginato una fotografia di Pier Paolo accanto a quella del pensatore comunista. Da qui una riflessione: Pasolini, in fondo, era stato un figlio di Gramsci, un erede del suo pensiero, pur avendo sviluppato un proprio percorso intellettuale e umano. Successivamente Damato si è recato davanti alla tomba di Pasolini, dove riposa anche la madre Susanna Colussi. Ed è proprio lì che si è posto una domanda: "si può parlare con i morti?" La risposta, nel suo racconto, è diventata l'occasione per un dialogo immaginario con il poeta, un incontro intimo attraverso la memoria e la scrittura. Damato ha restituito anche un ritratto personale di Pasolini, descrivendolo come un uomo amato dalle donne, capace di amarle in modo particolare, pur essendo attratto dagli uomini. Un volto dai tratti scolpiti, di straordinaria bellezza, che richiama l'eleganza delle opere di Canova.
A questo questo si aggiunge il contributo di Pierpaolo Capovilla, intitolato "Bestemmia", che accompagna il poema civile di Damato e ne amplifica la dimensione provocatoria e di denuncia. Un titolo che richiama anche il modo in cui lo stesso Pasolini considerava alcune forme di poesia: una sorta di bestemmia, capace di rompere il silenzio, sfidare le convenzioni e mettere a nudo le contraddizioni della società. Nel corso dell'incontro, Damato si è soffermato anche sulla figura del poeta e sul rapporto tra poesia e potere. «I poeti fanno paura», ha affermato, ricordando come Stalin imprigionasse i poeti e sottolineando quanto la parola libera possa risultare scomoda per chi detiene il potere. Una riflessione accompagnata da una provocazione: "bisogna però distinguere tra i poeti, perché anche Mussolini scriveva poesie". Non è dunque la semplice scrittura in versi a rendere un poeta una voce di resistenza, ma la capacità di mettere in discussione la realtà. "Abbiamo bisogno di un Pasolini", è il richiamo di Damato, che ha evocato l'immagine di un poeta crocifisso, ma non ancora risorto. Una figura che continua a mancare nel dibattito culturale e civile contemporaneo. Pasolini, ha sottolineato l'autore, è stato un addio prematuro, lasciando un vuoto particolarmente pesante e un'eredità che ancora oggi non abbiamo finito di interrogare.
Dopo la lettura e la recitazione di una "Bestemmia" presente nel libro, l'incontro si è avviato alla conclusione con un'ultima domanda rivolta a Cosimo Damiano Damato: che cosa sarebbe stato Pier Paolo Pasolini se fosse nato oggi? L'autore ha risposto richiamando le parole di un prete: "Se Cristo fosse nato oggi, lo rinchiuderebbero subito" . Lo stesso, secondo Damato, sarebbe accaduto a Pasolini: un intellettuale troppo scomodo, capace di mettere in discussione le certezze collettive e denunciare le contraddizioni del proprio tempo. Oggi, probabilmente, sarebbe in piazza a proteggere i ragazzi, a stare dalla parte delle nuove generazioni e di chi continua a lottare per i propri diritti. Perché, nella riflessione dell'autore, tanti ragazzi sono Pasoliniani: giovani che ne raccolgono la capacità di ribellarsi, di non accettare le ingiustizie e di cercare una voce fuori dal coro. Ed è proprio in questa eredità che si ritrova il significato più profondo della serata a Palazzo delle Arti Beltrani. Pasolini non appartiene soltanto alla memoria letteraria del Novecento: continua a vivere nelle domande che lascia aperte, nelle battaglie delle nuove generazioni e nelle parole di chi non accetta di restare in silenzio. Le sue ceneri diventano così materia viva, capace di parlare ancora al presente. Perché, a cinquantuno anni dalla sua morte, il suo pensiero continua a essere scomodo. E forse è proprio per questo che abbiamo ancora bisogno di Pasolini.




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