Angelo Guarriello: “Non una caduta, ma una partita giocata fino all’ultimo voto”
La precisazione dell’ex candidato sindaco: “Mai pensato di avere una roccaforte. Consenso diffuso e città che chiede discontinuità”
giovedì 18 giugno 2026
16.04
Sono convinto che il risultato non rappresenti una sconfitta in alcun modo indecorosa, ma un esito che considero comunque positivo sul piano politico e personale, maturato al termine di un confronto elettorale serrato e deciso per poche centinaia di voti. Un margine minimo, che racconta più di quanto si voglia far apparire: non un arretramento politico, ma una competizione vera, aperta, giocata fino all'ultimo consenso.
Il dato dell'aumento delle preferenze tra il primo turno e il ballottaggio non va forzato in letture artificiose. È piuttosto il segnale evidente di una città che ha espresso, in modo differenziato, il desiderio di cambiamento e di discontinuità. È naturale che, nel passaggio al ballottaggio, una parte significativa dei voti confluisca verso una delle due proposte rimaste in campo: non si tratta di spostamenti "anomali", ma della fisiologia del sistema elettorale e della volontà degli elettori di orientarsi verso una scelta finale.
Per quanto riguarda il cosiddetto "paradosso della Beltrani", non c'è nulla di sorprendente né tantomeno di sconcertante. È, al contrario, il bello della politica: il fatto che il consenso non sia mai scontato, nemmeno nei luoghi che si immaginano più vicini. Io non ho mai costruito la mia candidatura facendo affidamento su presunti voti "di appartenenza" o su zone considerate roccaforti. Ho scelto di rivolgermi all'intera città, senza distinzioni, con lo stesso rispetto e la stessa attenzione.
E infatti, il risultato dimostra anche questo: in diverse aree in cui non ci si aspettava un sostegno significativo, il consenso è arrivato. Segno che il messaggio politico ha attraversato confini geografici e consolidati schemi di appartenenza, trovando ascolto in modo trasversale.
Quello che si apre ora non è un tempo di contrapposizione sterile, ma la possibilità di lavorare, ciascuno nel proprio ruolo, per il bene della città. Sarà una bella partita da giocare insieme al nuovo sindaco Marco Galiano, con spirito istituzionale, rispetto reciproco e l'unico obiettivo che conta davvero: far crescere Trani.
Il dato dell'aumento delle preferenze tra il primo turno e il ballottaggio non va forzato in letture artificiose. È piuttosto il segnale evidente di una città che ha espresso, in modo differenziato, il desiderio di cambiamento e di discontinuità. È naturale che, nel passaggio al ballottaggio, una parte significativa dei voti confluisca verso una delle due proposte rimaste in campo: non si tratta di spostamenti "anomali", ma della fisiologia del sistema elettorale e della volontà degli elettori di orientarsi verso una scelta finale.
Per quanto riguarda il cosiddetto "paradosso della Beltrani", non c'è nulla di sorprendente né tantomeno di sconcertante. È, al contrario, il bello della politica: il fatto che il consenso non sia mai scontato, nemmeno nei luoghi che si immaginano più vicini. Io non ho mai costruito la mia candidatura facendo affidamento su presunti voti "di appartenenza" o su zone considerate roccaforti. Ho scelto di rivolgermi all'intera città, senza distinzioni, con lo stesso rispetto e la stessa attenzione.
E infatti, il risultato dimostra anche questo: in diverse aree in cui non ci si aspettava un sostegno significativo, il consenso è arrivato. Segno che il messaggio politico ha attraversato confini geografici e consolidati schemi di appartenenza, trovando ascolto in modo trasversale.
Quello che si apre ora non è un tempo di contrapposizione sterile, ma la possibilità di lavorare, ciascuno nel proprio ruolo, per il bene della città. Sarà una bella partita da giocare insieme al nuovo sindaco Marco Galiano, con spirito istituzionale, rispetto reciproco e l'unico obiettivo che conta davvero: far crescere Trani.