Discarica di Puro Vecchio, la rotta tecnica e politica del PD, Nicola Ventura «Riparazione della falla al lotto 3, poi colmatura e chiusura tombale»

Approfondimento con il consigliere comunale del sito di Trani: la lettura sui pozzi spia, il livello del percolato sotto controllo, le tappe con la Regione e l'ipotesi dell'uso di inerti stabilizzati per il definitivo sigillo dell'invaso

domenica 1 novembre 2026 15.45
Smorzati i toni concitati dell'ultimo Consiglio comunale, il dossier della discarica comunale di contrada Puro Vecchio torna a occupare il proscenio cittadino, spogliato dalla polemica d'aula e ricondotto ai suoi nodi fondamentali: la sicurezza ambientale, le soluzioni ingegneristiche e le strategie di gestione dei rifiuti. A tracciare nel dettaglio la linea dell'amministrazione e del gruppo consiliare del Partito Democratico è Nicola Ventura, che in una lunga intervista ha ripercorso la storia del sito, chiarito i rilievi emersi dai recenti monitoraggi e delineato il cronoprogramma per giungere alla definitiva chiusura del polo.

La memoria storica: dall'emergenza alla nascita del piano di messa in sicurezza

Per comprendere le scelte attuali, Ventura sottolinea l'importanza di non azzerare la memoria amministrativa. Il consigliere dem ricorda come l'avvio della fase di risanamento risalga al momento del blocco dell'impianto a seguito della revoca dell'AIA da parte della Regione Puglia: «Fu l'allora sindaco Amedeo Bottaro ad assumersi una responsabilità politica e istituzionale pesantissima, firmando un'ordinanza urgente per dichiarare la chiusura provvisoria e demandare la messa in sicurezza ad Amiu. Contestualmente procedemmo alla ricapitalizzazione dell'azienda: un'operazione che salvò la municipalizzata dal portare i libri contabili in tribunale e consentì di mantenere in capo al pubblico sia le opere di custodia del sito, sia lo sviluppo della raccolta differenziata in città. In questo quadro si inseriscono i risultati ottenuti nel corso degli anni - dichiara Ventura - il reperimento dei finanziamenti regionali per il completamento del capping e la copertura dei lotti I e II, l'efficientamento dell'impianto di captazione e combustione del biogas, la costruzione dell'impianto di trattamento delle acque meteoriche (prima causa della formazione dei reflui da discarica) e l'attivazione del monitoraggio continuo.».

I dati dei pozzi sentinella e la fessurazione: «Nessuna allerta da ARPA e ASL»

Il confronto con il consigliere entra nel vivo sulla base dei recenti dati pubblicati sul portale aziendale di Amiu a firma degli organi di controllo (ARPA e ASL), che registrano parametri fuori soglia e una risalita della salinità. Ventura sgombra il campo da letture allarmistiche basandosi su tre punti:
  1. La dinamica idrogeologica dei pozzi: «Il pozzo in cui si sono registrate concentrazioni oltre i limiti è un pozzo spia situato a monte e non a valle dell'impianto. In un sistema idrogeologico la falda defluisce verso valle e l'acqua non torna indietro; pertanto, un'alterazione a monte non può in alcun modo essere alimentata o condizionata dalla discarica. È un dato che va monitorato con scrupolo, ma che esclude un legame con il percolato di Puro Vecchio».
  2. La salinità estiva: «La variazione di salinità è un fenomeno ciclico e stagionale. Nei mesi di luglio e agosto, complice la forte siccità e il progressivo abbassamento della falda, la minore presenza d'acqua determina una concentrazione salina più marcata, senza che ciò configuri una violazione o un allarme per la salute pubblica. Non a caso, né ARPA né ASL hanno formalizzato contestazioni o aperto procedure»
  3. Il battente del percolato al III lotto: riguardo alla nota lacerazione presente a metà altezza sulla parete laterale del terzo lotto, Ventura rassicura sulle misure in atto: «L'emungimento costante operato da Amiu ha lo scopo preciso di mantenere il livello dei liquidi costantemente depresso, ben 15-17 metri al di sotto del punto di rottura, escludendo il rischio che il percolato raggiunga la fessura e si disperda nell'ambiente circostante».

La strategia con la Regione: reperire le risorse per sanare la parete

Se la gestione ordinaria garantisce la tenuta dell'invaso, l'amministrazione Galiano punta a superare la fase del mero contenimento. Il primo snodo operativo consiste nella riparazione strutturale della parete del III lotto: «La discarica oggi drena risorse di continuo per la sola manutenzione. Non possiamo limitarci a emungere all'infinito. Sin dall'insediamento dell'assessora regionale Debora Ciliento abbiamo avviato un tavolo di interlocuzione per individuare le linee di finanziamento necessarie a finanziare il progetto esecutivo già sviluppato dai tecnici di Amiu. I tempi non saranno brevi: parliamo di un cantiere che richiederà ragionevolmente tra uno e tre anni, ma è il presupposto imprescindibile per qualsiasi passo successivo». Il modello citato da Ventura è, per contrapposizione, quello della discarica Cobema di Canosa di Puglia, recentemente oggetto di ispezione istituzionale da parte della Regione e affidata a un commissario straordinario governativo: un sito privato in cui gli errori nell'esecuzione del capping, la mancata colmatura e la posa di vegetazione non idonea hanno vanificato la bonifica, imponendo di ripartire da capo a distanza di anni.

Il nodo tecnico della colmatura: inerti vergini o biostabilizzato?

Una volta consolidata e sigillata la parete del III lotto, si aprirà la fase conclusiva della messa in sicurezza: la colmatura dell'invaso, necessaria per livellarlo rispetto agli altri lotti e sagomare il cosiddetto "panettone" su cui applicare il pacchetto multistrato di chiusura tombale (argilla espansa, teli impermeabili, strato drenante di sabbia, terra vegetale e prato). È su questo passaggio che Ventura illustra le due alternative che dovranno essere sottoposte al Consiglio comunale e agli enti preposti:
  1. Acquisto di inerti tradizionali: reperire sul mercato materiali inerti di cava da scaricare nell'invaso, operazione che comporterebbe un esborso finanziario interamente a carico delle casse pubbliche;
  2. Conferimento di inerti stabilizzati: impiegare la frazione residua di rifiuto indifferenziato opportunamente biostabilizzato e trattato secondo le prescrizioni di legge, non ulteriormente riciclabile. Una soluzione tecnica che, oltre a completare il volume geometrico necessario al capping, potrebbe generare entrate compensative per l'ente.
A fronte delle perplessità sollevate sul rischio di una «riapertura mascherata», Ventura respinge l'etichetta: «Non si tratta di riaprire la discarica alle vecchie logiche, ma di attuare lavorazioni propedeutiche alla sua chiusura definitiva. Bisogna uscire dalla scorciatoia retorica di chi dice 'chiudiamo tutto e il rifiuto scompare'. L'Unione Europea fissa paletti chiari: azzeramento del conferimento in discarica entro il 2030 e limite del 10% per i residui non riciclabili entro il 2035. Una parte residuale di scarto indifferenziato continuerà a esistere: o la gestiamo con senso di responsabilità e impianti ad alta tecnologia — come avviene nel resto d'Europa attraverso i termovalorizzatori di ultima generazione a impatto emissivo pressoché nullo — oppure continueremo a spendere cifre ingenti per trasferire i rifiuti all'estero o in altre regioni».

Ventura sdogana il termovalorizzatore: «Basta tabù sui rifiuti, ce lo chiede l'Europa»

Nel corso dell'intervista audio, il consigliere Nicola Ventura ha affrontato il tema del termovalorizzatore dichiarando : «Non possiamo più nasconderci dietro un dito: l'Unione Europea ci indica chiaramente la necessità di prevedere i termovalorizzatori e di pianificare la chiusura del ciclo dei rifiuti. È impensabile credere di risolvere il problema spedendo la frazione non riciclabile in Africa, tombando i rifiuti in Paesi privi di normative ambientali stringenti come si è fatto per anni, o sborsare cifre enormi per trasferirli oltralpe, in Svizzera. Lì i termovalorizzatori trasformano gli scarti in energia e teleriscaldamento civile, garantendo, grazie alle moderne tecnologie, emissioni infinitesimali e ampiamente al di sotto dei limiti di legge. Oggi la nostra priorità - ha detto il consigliere da ambientalista convinto - è risolvere l'emergenza di Puro Vecchio e portare a compimento la chiusura definitiva della nostra discarica. Dopodiché, la Regione Puglia, al pari di tutte le altre Regioni italiane, sarà chiamata a una scelta responsabile sulla gestione di quella quota residua di rifiuti che non può essere avviata al riciclo: continuare ad aprire discariche per conferirvi rifiuti lontano dai nostri occhi per metterci la coscienza a posto, oppure sfruttare concretamente le soluzioni e le opportunità offerte dall'innovazione tecnologica»

La proposta del confronto pubblico

In prospettiva, il Partito Democratico accoglie l'invito a trasferire il dibattito fuori dalle aule istituzionali per coinvolgere la cittadinanza in un percorso di informazione trasparente: «Sulla necessità di riparare la fessura e mettere in sicurezza la discarica non ci possono essere divisioni ideologiche. Sui passaggi successivi, invece, è giusto e doveroso aprire un dibattito pubblico, coinvolgendo l'amministrazione, l'assessorato all'ambiente, i vertici di Amiu, gli esperti del settore e le rappresentanze cittadine. Parlare di ciclo dei rifiuti significa occuparsi di tutela della salute pubblica, salvaguardia dell'ambiente e sostenibilità economica: temi che meritano rigore scientifico e maturità, lontani dalle strumentalizzazioni».

Una riflessione finale

Al di là delle schermaglie d'aula, dei toni accesi e dei tecnicismi legati a quote di percolato o a perizie geologiche, l'intervista a Nicola Ventura consegna alla città un elemento di riflessione che va oltre l'appartenenza di parte. La vicenda di contrada Puro Vecchio dimostra come le emergenze ambientali non posseggano alcuna tessera di partito: l'incolumità del territorio, la tutela della falda acquifera e la salute pubblica rappresentano un patrimonio e un interesse comune che tocca trasversalmente ogni singolo cittadino, senza distinzione tra maggioranza e opposizione. Proprio la consapevolezza che questo tema riguarda tutti indistintamente dovrebbe costituire il punto di partenza per abbattere i muri del pregiudizio ideologico e superare le contrapposizioni sterili. Riconoscere la complessità di una chiusura definitiva, così come aprirsi a un confronto trasparente sulle future strategie tecnologiche di smaltimento, richiede senso di responsabilità e maturità democratica. Senza un dialogo onesto, sgombro da barricate e recriminazioni del passato, la risoluzione di un nodo storico come quello della discarica rischia di rimanere ostaggio della propaganda, laddove servono invece competenze, risorse e, soprattutto, una convergenza istituzionale ampia e condivisa per il bene di Trani.