
Religioni
Trani celebra i cinquant’anni dall’Incoronazione dell’Immacolata: tra memoria storica, fede e devozione mariana
Nella chiesa di San Francesco una lectio magistralis e un approfondimento storico per ripercorrere il legame secolare tra la città e Maria Santissima Immacolata.
Trani - domenica 1 novembre 2026
07.00
Cinquant'anni di storia, fede e devozione. Trani celebra il cinquantesimo anniversario dell'Incoronazione di Maria Santissima Immacolata, avvenuta l'8 dicembre 1976, con un momento di riflessione e approfondimento ospitato venerdì sera nella chiesa di San Francesco. Un appuntamento che ha intrecciato la dimensione spirituale con quella storica, ripercorrendo le radici di un culto profondamente legato all'identità religiosa e civile della città.
All'incontro hanno preso parte il sindaco Marco Galiano, il priore Roberto Monterisi, il vice priore Carlo Scarcella, don Gaetano Lops e don Giuseppe Mazzilli. La lectio magistralis di don Saverio Pellegrino, impossibilitato a intervenire per impedimenti personali, è stata portata da don Mimmo De Toma, che ne ha sviluppato i contenuti offrendo ai presenti una riflessione teologica sulla figura di Maria. La lectio magistralis è stata arricchita e accompagnata dai canti mariani della Polifonica dell'Immacolata Concezione diretta dal Maestro Bartolomeo Di Lernia.
Partendo dalle Sacre Scritture, don De Toma ha sottolineato come la via biblica rappresenti lo strumento più sicuro e autentico per comprendere la personalità della Vergine: una prospettiva capace di collocare Maria accanto a Gesù senza mai sovrapporla a lui, evitando letture affidate esclusivamente al sentimentalismo e restituendo, invece, la concretezza della sua esperienza umana e spirituale. È proprio in questa dimensione che Maria diventa educatrice dei cristiani. Al centro della riflessione, il momento dell'Annunciazione, un episodio apparentemente silenzioso e passato inosservato agli occhi del mondo, ma destinato a cambiare la storia dell'umanità. «Dio compie le sue opere nel buio e nel nascondimento»: è in questa dimensione che si colloca il sì di Maria, "maturato prima nel cuore e poi nel grembo" afferma don Mimmo De Toma. Un'adesione libera e consapevole alla volontà divina, nella quale si manifesta tutta l'umiltà della Vergine.
La domanda di Maria all'angelo, ha spiegato don De Toma, non nasce dal dubbio sulla volontà di Dio, ma dal desiderio di comprenderne le modalità. Il suo è un atto di fiducia che precede ogni certezza umana. Una disponibilità totale che si riflette anche nel figlio: l'obbedienza della madre trova corrispondenza nell'obbedienza di Gesù al Padre, rendendo l'Annunciazione un evento profondamente cristologico. La riflessione si è poi allargata al tema del peccato, inteso come scelta attraverso cui la libertà umana finisce per contraddire la propria stessa vocazione al bene. Alla radice vi è la superbia, una forma di egocentrismo che interrompe il rapporto d'amore tra l'uomo e Dio. È in questo contesto che acquista significato l'espressione «piena di grazia» attribuita a Maria: la grazia ristabilisce quel legame e colma il vuoto lasciato dall'egoismo umano.
La Vergine diventa così una testimonianza di speranza anche per una società che, secondo la riflessione proposta, cerca spesso risposte in rimedi illusori, incapaci di colmare il vuoto interiore. Soltanto l'amore di Dio, ha evidenziato don De Toma, può rialzare l'uomo dalle proprie cadute, trasformarlo e rinnovarlo. Nessuno è troppo lontano dalla possibilità di essere raggiunto dalla grazia: anche il peccato, riconosciuto con autentica umiltà, può diventare occasione di conversione.
Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra fede, pace e conflitti. «Da dove viene la guerra e la pace?», la domanda posta nel corso della riflessione, che ha richiamato la contraddizione di uomini nati per amare ma capaci di escludere Dio persino nei luoghi in cui si discute di pace. In questo scenario, l'amore materno di Maria supera i confini dei conflitti e si fa presenza di protezione e speranza. Una presenza che, nelle parole di don De Toma, continua a vegliare sulla città di Trani.
Accanto all'approfondimento teologico, il professor Maurizio Di Reda ha ripercorso il legame storico, religioso e civile tra Trani e la Vergine Immacolata, ricostruendo le tappe di una devozione che affonda le proprie radici nei secoli. Dalle prime testimonianze del culto mariano di matrice bizantina alla diffusione della spiritualità francescana, la relazione ha restituito il quadro di una tradizione progressivamente divenuta parte integrante dell'identità cittadina.
Particolare attenzione è stata dedicata alla tradizione dell'apparizione della Madonna al medico Pascariello Macchia durante un'epidemia di peste e ai solenni voti pronunciati dalla comunità tranese nel 1656 e nel 1691, momenti nei quali la città affidò alla protezione della Vergine il proprio destino. Attraverso documenti, testimonianze artistiche e vicende dell'Arciconfraternita dell'Immacolata Concezione, è emersa la continuità di un rapporto che ha attraversato generazioni, accompagnando la vita religiosa e civile della comunità. Il percorso storico ha trovato il suo momento culminante nell'8 dicembre 1976, quando il cardinale Dino Staffa celebrò l'Incoronazione della venerata effigie. La corona d'oro, realizzata grazie alle offerte dei fedeli, divenne allora il segno tangibile di una devozione collettiva, maturata e tramandata nel corso dei secoli.
A cinquant'anni da quell'evento, la ricorrenza non rappresenta soltanto un anniversario da ricordare, ma un'occasione per riscoprire il significato di una fede che continua a legare la comunità alla propria storia. Una devozione che si rinnova nel tempo e che, tra memoria, preghiera e testimonianza, conserva intatto il suo valore per la città di Trani.
All'incontro hanno preso parte il sindaco Marco Galiano, il priore Roberto Monterisi, il vice priore Carlo Scarcella, don Gaetano Lops e don Giuseppe Mazzilli. La lectio magistralis di don Saverio Pellegrino, impossibilitato a intervenire per impedimenti personali, è stata portata da don Mimmo De Toma, che ne ha sviluppato i contenuti offrendo ai presenti una riflessione teologica sulla figura di Maria. La lectio magistralis è stata arricchita e accompagnata dai canti mariani della Polifonica dell'Immacolata Concezione diretta dal Maestro Bartolomeo Di Lernia.
Partendo dalle Sacre Scritture, don De Toma ha sottolineato come la via biblica rappresenti lo strumento più sicuro e autentico per comprendere la personalità della Vergine: una prospettiva capace di collocare Maria accanto a Gesù senza mai sovrapporla a lui, evitando letture affidate esclusivamente al sentimentalismo e restituendo, invece, la concretezza della sua esperienza umana e spirituale. È proprio in questa dimensione che Maria diventa educatrice dei cristiani. Al centro della riflessione, il momento dell'Annunciazione, un episodio apparentemente silenzioso e passato inosservato agli occhi del mondo, ma destinato a cambiare la storia dell'umanità. «Dio compie le sue opere nel buio e nel nascondimento»: è in questa dimensione che si colloca il sì di Maria, "maturato prima nel cuore e poi nel grembo" afferma don Mimmo De Toma. Un'adesione libera e consapevole alla volontà divina, nella quale si manifesta tutta l'umiltà della Vergine.
La domanda di Maria all'angelo, ha spiegato don De Toma, non nasce dal dubbio sulla volontà di Dio, ma dal desiderio di comprenderne le modalità. Il suo è un atto di fiducia che precede ogni certezza umana. Una disponibilità totale che si riflette anche nel figlio: l'obbedienza della madre trova corrispondenza nell'obbedienza di Gesù al Padre, rendendo l'Annunciazione un evento profondamente cristologico. La riflessione si è poi allargata al tema del peccato, inteso come scelta attraverso cui la libertà umana finisce per contraddire la propria stessa vocazione al bene. Alla radice vi è la superbia, una forma di egocentrismo che interrompe il rapporto d'amore tra l'uomo e Dio. È in questo contesto che acquista significato l'espressione «piena di grazia» attribuita a Maria: la grazia ristabilisce quel legame e colma il vuoto lasciato dall'egoismo umano.
La Vergine diventa così una testimonianza di speranza anche per una società che, secondo la riflessione proposta, cerca spesso risposte in rimedi illusori, incapaci di colmare il vuoto interiore. Soltanto l'amore di Dio, ha evidenziato don De Toma, può rialzare l'uomo dalle proprie cadute, trasformarlo e rinnovarlo. Nessuno è troppo lontano dalla possibilità di essere raggiunto dalla grazia: anche il peccato, riconosciuto con autentica umiltà, può diventare occasione di conversione.
Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra fede, pace e conflitti. «Da dove viene la guerra e la pace?», la domanda posta nel corso della riflessione, che ha richiamato la contraddizione di uomini nati per amare ma capaci di escludere Dio persino nei luoghi in cui si discute di pace. In questo scenario, l'amore materno di Maria supera i confini dei conflitti e si fa presenza di protezione e speranza. Una presenza che, nelle parole di don De Toma, continua a vegliare sulla città di Trani.
Accanto all'approfondimento teologico, il professor Maurizio Di Reda ha ripercorso il legame storico, religioso e civile tra Trani e la Vergine Immacolata, ricostruendo le tappe di una devozione che affonda le proprie radici nei secoli. Dalle prime testimonianze del culto mariano di matrice bizantina alla diffusione della spiritualità francescana, la relazione ha restituito il quadro di una tradizione progressivamente divenuta parte integrante dell'identità cittadina.
Particolare attenzione è stata dedicata alla tradizione dell'apparizione della Madonna al medico Pascariello Macchia durante un'epidemia di peste e ai solenni voti pronunciati dalla comunità tranese nel 1656 e nel 1691, momenti nei quali la città affidò alla protezione della Vergine il proprio destino. Attraverso documenti, testimonianze artistiche e vicende dell'Arciconfraternita dell'Immacolata Concezione, è emersa la continuità di un rapporto che ha attraversato generazioni, accompagnando la vita religiosa e civile della comunità. Il percorso storico ha trovato il suo momento culminante nell'8 dicembre 1976, quando il cardinale Dino Staffa celebrò l'Incoronazione della venerata effigie. La corona d'oro, realizzata grazie alle offerte dei fedeli, divenne allora il segno tangibile di una devozione collettiva, maturata e tramandata nel corso dei secoli.
A cinquant'anni da quell'evento, la ricorrenza non rappresenta soltanto un anniversario da ricordare, ma un'occasione per riscoprire il significato di una fede che continua a legare la comunità alla propria storia. Una devozione che si rinnova nel tempo e che, tra memoria, preghiera e testimonianza, conserva intatto il suo valore per la città di Trani.





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