Dal 31 agosto stop totale ai pedoni in Via de Robertis, chiude in passagio a livello. Il "Quartiere Stadio" rischia l'isolamento

Crescono le proteste dei residenti e commercianti per i rischi di isolamento tra la periferia e il centro urbano, in particolare per le fasce deboli, forti dubbi sull'efficacia delle navette sostitutive

giovedì 23 luglio 2026 15.07
A cura di Tonino Lacalamita
Il conto alla rovescia è formalmente iniziato e ha una scadenza perentoria: il 31 agosto 2026. Con l'ordinanza dirigenziale n. 532, firmata il 23 luglio dal Comandante della Polizia Locale Leonardo Cuocci Martorano, il Comune di Trani ha disposto la chiusura definitiva al traffico pedonale del passaggio a livello al km 606+820 della linea Bologna-Lecce. Una decisione che Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha definito «improrogabile e incompatibile con il prosieguo delle lavorazioni», segnando l'avvio della fase più impattante del progetto di ricucitura urbana tra il centro e il quartiere Stadio.

L'ombra dei ritardi: il caso emblematico di Villa Bini. Sebbene l'opera sia considerata importante a lungo termine, l'analisi del testo dell'ordinanza svela i motivi strutturali che stanno generando profonda apprensione tra i cittadini. La cronistoria del cantiere evidenzia infatti una marcata tendenza allo slittamento dei tempi: la chiusura veicolare era scattata a giugno 2025, e la chiusura pedonale era originariamente programmata per il 5 settembre dello stesso anno, subito dopo le attività di bonifica bellica. Tuttavia, l'intero cronoprogramma è rimasto ostaggio della burocrazia per quasi un anno. L'iter autorizzativo con la Soprintendenza competente per lo smontaggio, la catalogazione e l'accatastamento del muro perimetrale di Villa Bini si è concluso solo il 26 giugno 2026. Dodici mesi di stallo che giustificano le paure dei residenti: se le sole autorizzazioni relative a un muro storico richiedono un anno, quanto dureranno realmente i complessi scavi sotterranei? Il rischio percepito è quello di un cantiere eterno.

Il rinvio estivo e il nodo dei servizi sostitutivi. A fronte delle fortissime pressioni del territorio, il Comune è riuscito a strappare a RFI una mini-proroga rispetto alla data inizialmente ipotizzata dal gestore ferroviario (1° luglio 2026). Durante un Tavolo Tecnico d'urgenza tenutosi il 7 luglio 2026, l'Amministrazione comunale ha ottenuto lo slittamento della chiusura al 31 agosto al fine di: I residenti e i commercianti intanto si chiedono se i bus navetta promessi saranno tempestivi e sufficienti a colmare il vuoto di un collegamento pedonale diretto, specialmente per le fasce più vulnerabili della popolazione, come gli anziani, che si troveranno improvvisamente isolate dalle principali arterie del centro storico. Al momento tutto tace, ufficialmente, su modalità ed orari dei collegamenti con il centro città.

Un futuro di sacrifici: la sfida per la comunità e l'Amministrazione. Dal 1° settembre 2026 le ruspe entreranno nella fase industriale pesante. RFI inizierà la realizzazione dei pali lungo via Togliatti, propedeutica allo scavo del grande sottovia carrabile e pedonale (lungo circa 200 metri e largo 6,5 metri). L'opera complessiva ha un valore di 9 milioni di euro. Resta ora da capire se la macchina dei lavori saprà rispettare la nuova tabella di marcia o se i timori di residenti e commercianti su nuovi intoppi si riveleranno fondati. Quelli che si prospettano all'orizzonte per i residenti del quartiere Stadio sono, senza mezzi termini, tempi decisamente duri. Per i prossimi due anni – termine teorico che la cittadinanza spera non si dilati ulteriormente – la quotidianità di migliaia di persone sarà scandita da polvere, rumore di scavi pesanti e, soprattutto, da un muro invisibile ma invalicabile che taglierà i collegamenti con il resto della città.
È proprio in questo scenario di imminente sacrificio che la cittadinanza si aspetta e pretende dal Comune di Trani le migliori risposte possibili, risposte che vadano ben oltre la semplice istituzione di bus navetta temporanei. I disagi e le pesanti ripercussioni socio-economiche sulla zona, d'altronde, non colgono nessuno di sorpresa: la stessa amministrazione comunale li aveva ampiamente previsti e anticipati in tempi non sospetti, ben prima che le transenne diventassero definitive. Ora che il momento è arrivato, alla consapevolezza del problema espressa da Palazzo di Città deve seguire un'efficacia esecutiva impeccabile: mitigare l'impatto di questo storico "taglio" urbano non è più solo una questione di logistica, ma un dovere sociale verso una comunità che si appresta a pagare il prezzo più alto del progresso cittadino.