
Eventi e cultura
Filippo D’Aiello vince la I edizione del concorso “La poesia è un’oasi” con la sua lirica “Domus Perdita”
A Villa Guastamacchia l’associazione “Il Calamaio” premia i finalisti del suo primo concorso poetico. Sul podio anche il tranese Savino Sarni
Trani - lunedì 7 settembre 2026
18.07
Ci sono luoghi nei quali la parola sembra trovare una dimensione diversi, in cui la poesia non è soltanto forma letteraria, ma diventa possibilità di incontro, di ascolto e di riflessione. È accaduto ieri sera a Villa Guastamacchia, a Trani, dove la prima edizione del concorso "La poesia è un'oasi", promosso dall'Associazione di Promozione Sociale "Il Calamaio", ha riunito poeti provenienti da tutta Italia e pubblico attorno a una delle espressioni più antiche e, al tempo stesso, più necessarie della cultura.
Un'oasi, nella sua essenza, è un luogo di sospensione; è ciò che interrompe la distesa uniforme del deserto per restituire acqua, ombra, vita. Ed è proprio questa immagine a fare da principio ispiratore a un concorso che ha scelto di affidare alla poesia il compito di creare uno spazio altro: lontano dal rumore, dalla velocità, dalla superficialità del quotidiano e dalla bruttezza delle notizie che ci arrivano ogni giorno dai mezzi di informazione.
Ventuno sono state le poesie giunte alla fase finale, espressione di sensibilità e provenienze differenti. Voci che hanno attraversato l'Italia, da Nord a Sud, per incontrarsi a Trani e confrontarsi attraverso la parola poetica. Una geografia dell'anima, prima ancora che dei luoghi, nella quale ogni lirica ha portato con sé una propria idea di memoria, di perdita, di viaggio, di tempo e di umanità. A imporsi nella graduatoria finale è stata "Domus Perdita" di Filippo Aiello, poeta napoletano, che ha conquistato il primo premio. Un titolo già fortemente evocativo, capace di richiamare l'idea di una casa perduta, di un luogo dell'anima sottratto al presente e forse proprio per questo consegnato alla memoria.
Al secondo posto si è classificato Savino Sarni, poeta tranese, con "Il miracolo discreto". Un risultato che assume un particolare significato anche per il territorio che ha accolto la manifestazione, riportando sul podio una voce poetica della città. Numerosi anche i riconoscimenti speciali, attraverso i quali la giuria ha voluto distinguere non soltanto i risultati complessivi, ma le diverse qualità che possono rendere una poesia unica.
La menzione speciale "Poesia emotivamente intensa" è stata assegnata a Pier Luigi Lemmi, di Roma, per "L'oasi dei ricordi": un titolo che sembra dialogare direttamente con la metafora fondativa del concorso, identificando nella memoria una delle più profonde forme di rifugio dell'essere umano. La menzione "Qualità della scrittura" è stata, invece, attribuita ex aequo a Pietro Praticò, da Reggio Calabria, autore di "Marrakech, oasi nel deserto", e a Valentina Casula, da Cagliari, con "La pazienza della sabbia". Due opere differenti per sensibilità e costruzione, accomunate dalla capacità di affidare alla scrittura la propria forza espressiva. A Cinzia Cristina De Monte, proveniente da Napoli, è andata infine la menzione speciale "Poesia originale" per "La poesia è O. A. S. I.", una lirica che interviene sul tema stesso del concorso con un gioco linguistico e concettuale particolarmente significativo.
Ma la serata di Villa Guastamacchia non è stata soltanto una cerimonia di premiazione. È stata, soprattutto, la celebrazione di una comunità che si riconosce nella cultura e che sceglie di sostenerla attraverso una rete di energie diverse. Alla realizzazione dell'iniziativa hanno infatti contribuito numerose realtà cittadine, tra associazioni, professionisti ed esercizi commerciali, in un intreccio virtuoso che restituisce alla cultura la sua dimensione più autentica: quella di un patrimonio condiviso, capace di mettere in relazione persone e competenze e di generare nuovi spazi di partecipazione. È forse questo uno degli aspetti più interessanti di una manifestazione nata attorno alla poesia. In un'epoca nella quale la parola è spesso consumata rapidamente, ridotta a messaggio istantaneo o a frammento, dedicare una serata alla poesia significa riaffermare il valore della lentezza, dell'ascolto e della profondità.
La poesia chiede tempo. Chiede di essere letta, riletta, abitata; proprio per questo può diventare un'oasi. Un'oasi, in fondo, non è soltanto il luogo nel quale ci si ferma dopo aver attraversato il deserto; è anche il luogo dal quale si riparte, e ieri sera, a Villa Guastamacchia, la poesia ha ricordato ancora una volta di poter essere entrambe le cose: un approdo e una partenza, un rifugio e un viaggio, una pausa dal mondo e, insieme, un modo più profondo di tornarci.
Un'oasi, nella sua essenza, è un luogo di sospensione; è ciò che interrompe la distesa uniforme del deserto per restituire acqua, ombra, vita. Ed è proprio questa immagine a fare da principio ispiratore a un concorso che ha scelto di affidare alla poesia il compito di creare uno spazio altro: lontano dal rumore, dalla velocità, dalla superficialità del quotidiano e dalla bruttezza delle notizie che ci arrivano ogni giorno dai mezzi di informazione.
Ventuno sono state le poesie giunte alla fase finale, espressione di sensibilità e provenienze differenti. Voci che hanno attraversato l'Italia, da Nord a Sud, per incontrarsi a Trani e confrontarsi attraverso la parola poetica. Una geografia dell'anima, prima ancora che dei luoghi, nella quale ogni lirica ha portato con sé una propria idea di memoria, di perdita, di viaggio, di tempo e di umanità. A imporsi nella graduatoria finale è stata "Domus Perdita" di Filippo Aiello, poeta napoletano, che ha conquistato il primo premio. Un titolo già fortemente evocativo, capace di richiamare l'idea di una casa perduta, di un luogo dell'anima sottratto al presente e forse proprio per questo consegnato alla memoria.
Al secondo posto si è classificato Savino Sarni, poeta tranese, con "Il miracolo discreto". Un risultato che assume un particolare significato anche per il territorio che ha accolto la manifestazione, riportando sul podio una voce poetica della città. Numerosi anche i riconoscimenti speciali, attraverso i quali la giuria ha voluto distinguere non soltanto i risultati complessivi, ma le diverse qualità che possono rendere una poesia unica.
La menzione speciale "Poesia emotivamente intensa" è stata assegnata a Pier Luigi Lemmi, di Roma, per "L'oasi dei ricordi": un titolo che sembra dialogare direttamente con la metafora fondativa del concorso, identificando nella memoria una delle più profonde forme di rifugio dell'essere umano. La menzione "Qualità della scrittura" è stata, invece, attribuita ex aequo a Pietro Praticò, da Reggio Calabria, autore di "Marrakech, oasi nel deserto", e a Valentina Casula, da Cagliari, con "La pazienza della sabbia". Due opere differenti per sensibilità e costruzione, accomunate dalla capacità di affidare alla scrittura la propria forza espressiva. A Cinzia Cristina De Monte, proveniente da Napoli, è andata infine la menzione speciale "Poesia originale" per "La poesia è O. A. S. I.", una lirica che interviene sul tema stesso del concorso con un gioco linguistico e concettuale particolarmente significativo.
Ma la serata di Villa Guastamacchia non è stata soltanto una cerimonia di premiazione. È stata, soprattutto, la celebrazione di una comunità che si riconosce nella cultura e che sceglie di sostenerla attraverso una rete di energie diverse. Alla realizzazione dell'iniziativa hanno infatti contribuito numerose realtà cittadine, tra associazioni, professionisti ed esercizi commerciali, in un intreccio virtuoso che restituisce alla cultura la sua dimensione più autentica: quella di un patrimonio condiviso, capace di mettere in relazione persone e competenze e di generare nuovi spazi di partecipazione. È forse questo uno degli aspetti più interessanti di una manifestazione nata attorno alla poesia. In un'epoca nella quale la parola è spesso consumata rapidamente, ridotta a messaggio istantaneo o a frammento, dedicare una serata alla poesia significa riaffermare il valore della lentezza, dell'ascolto e della profondità.
La poesia chiede tempo. Chiede di essere letta, riletta, abitata; proprio per questo può diventare un'oasi. Un'oasi, in fondo, non è soltanto il luogo nel quale ci si ferma dopo aver attraversato il deserto; è anche il luogo dal quale si riparte, e ieri sera, a Villa Guastamacchia, la poesia ha ricordato ancora una volta di poter essere entrambe le cose: un approdo e una partenza, un rifugio e un viaggio, una pausa dal mondo e, insieme, un modo più profondo di tornarci.





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