Ilaria Capua, Non mollate. Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile, ai Dialoghi di Trani

La studiosa è in prima linea nella divulgazione e nella battaglia per l'empowerment femminile nei percorsi accademici e professionali

lunedì 21 settembre 2026 7.54
A cura di Marina Laurora
In una Piazza Quercia gremita, la XXV edizione dei Dialoghi di Trani – rassegna che quest'anno mette al centro del dibattito il tema della complessità – ha fatto da cornice alla presentazione del libro "Non mollate. Manuale di resistenza per l'affermazione del talento femminile" di Ilaria Capua. Virologa e saggista di fama internazionale, Ilaria Capua ha guidato importanti centri di ricerca tra l'Italia e gli Stati Uniti ed è nota in tutto il mondo per aver sostenuto l'accesso aperto ai dati scientifici e la visione One Health, l'approccio integrato che lega la salute umana, animale e ambientale. Da anni, oltre all'impegno scientifico, la studiosa è in prima linea nella divulgazione e nella battaglia per l'empowerment femminile nei percorsi accademici e professionali.
Ilaria Capua © Marina Laurora
Ilaria Capua © Marina Laurora
Ilaria Capua © Marina Laurora
Ilaria Capua © Marina Laurora
Con "Non mollate", l'autrice propone una vera e propria cassetta degli attrezzi per superare soffitti di vetro e retaggi culturali. Al centro del volume c'è il concetto di "resistosfera": «È come la borsetta di Mary Poppins, dove dentro ci teniamo le virtù come la determinazione, la perseveranza, il coraggio e la tolleranza», ha spiegato l'autrice durante la serata. Virtù che richiedono allenamento e una costante ginnastica quotidiana per essere tirate fuori di fronte alle resistenze di un modello patriarcale e anacronistico — quello dell'«uomo troglodita» — che fatica ancora ad accettare la parità e il merito.
Nel corso del dialogo, la scienziata ha alternato riflessioni rigorose ad aneddoti pungenti sulla quotidianità. Dalle richieste apparentemente innocue fino ai piccoli automatismi di genere, il racconto si fa specchio di una disparità radicata: «Signorina, ci pensa lei al caffè? No, davvero, a me lo dicono! Ma perché lo chiedono solo alle femmine? Oppure il bagno: scusi, sa dov'è il bagno? Ai maschi mai», ha ironizzato la virologa.

L'affondo si è poi spostato sul piano accademico, denotando come il valore professionale delle donne venga spesso sminuito anche dal linguaggio: «Una che ha fatto il dottorato e ha studiato dieci anni la chiami signorina? La devi chiamare dottoressa. Se incontri un uomo col camice invece diventa subito professore, anche se ha fatto solo la triennale. Io sono professore, ma la maggior parte delle volte per gli altri resto "dottoressa" o "signora"».
Con schiettezza e autoironia, Ilaria Capua ha anche rievocato un episodio recente vissuto durante un convegno a Milano, quando un collega virologo si è rivolto a lei davanti a tutti definendola con condiscendenza «la virologa dei polli». Un'etichetta a cui l'autrice ha risposto affermando con orgoglio la sua formazione in Medicina Veterinaria: «Le malattie pandemiche arrivano dagli animali. Servono le competenze sul mondo animale e sui virus che vi circolano prima del salto di specie: sono due metà della stessa mela, è lo stesso identico problema».

Il clima in piazza si è fatto poi ancora più intenso quando la discussione ha toccato le prevaricazioni e i ricatti morali nell'accesso al lavoro, portando l'esempio di una storia vera raccontata nel libro: una giovane brillante a cui il presidente di un ente pubblico ha chiesto "voti o gentilezze femminili" in cambio di un'opportunità. Da qui l'appello accorato della scienziata rivolto ai padri presenti in platea: «Padri di femmine, padri di figlie che sono la luce dei vostri occhi: guardate che queste cose succedono pure alle vostre figlie, non solo a quelle degli altri! Una ragazza studia, si impegna, prende il massimo dei voti e poi trova chi si permette di chiederle "gentilezze femminili"? Ma che c'entra?». Un vero e proprio «grido al branco» per chiedere più rispetto, sensibilità e tutela verso le competenze delle donne, soprattutto in un Paese che investe nella formazione ma stenta ancora a valorizzarne i frutti.