Raccolta differenziata da record ma la TARI aumenta, l'Osservatorio De Feudis smonta la narrazione del Comune: «Rifiuti da 13 milioni, cittadini presi in giro»

Nota del presidio indipendente: analizzati i contratti AMIU e i piani AGER. Trani sotto la soglia minima ARERA per la qualità del riciclo: «Differenziare tanto non riduce la bolletta se si raccoglie male e non si controllano i costi»

venerdì 24 luglio 2026
L'Osservatorio Giuridico sull'Amministrazione, guidato dall'Avv. Sebastiano (Ninni) De Feudis, presenta un'inchiesta tecnica sul servizio rifiuti a Trani, analizzando i contratti AMIU e i piani convalidati dall'AGER, il presidio indipendente svela il paradosso della TARI: a fronte di un sbandierato 75% di raccolta differenziata, le bollette per i cittadini continuano ad aumentare.
I dati contabili dimostrano che il servizio ha un costo imponente di quasi 13 milioni di euro l'anno, ma Trani si colloca all' 83,43% nel macro-indicatore ARERA "R1", scendendo sotto la soglia minima di qualità del riciclo (85%) L'Osservatorio evidenzia come raccogliere grandi quantità ma con scarsa qualità generi scarti e maggiori costi di selezione, azzerando i benefici economici per le famiglie, e contesta il silenzio della politica sulla mancata attuazione dei piani di efficientamento tariffario già approvati dal 2021 .
In allegato l'articolato comunicato stampa: "Raccolta differenziata da record, TARI sempre più pesante. Quello che i comunicati dell'Amministrazione non raccontano."

Per anni il dibattito pubblico si è concentrato sul 75% di raccolta differenziata. Ma i documenti ufficiali raccontano un'altra storia. Il vero problema non è quanto differenziamo ma quanto costa il servizio e cosa è stato fatto per ridurre quel costo. Mentre l'attenzione pubblica viene catturata da questioni di dettaglio c'è un problema che incide direttamente sulle tasche di oltre cinquantamila cittadini e che continua a rimanere sullo sfondo: perché la TARI continua aumentare ?
Per rispondere non servono opinioni. Servono i documenti.
L'Osservatorio Politico ha analizzato il Contratto di servizio tra Comune e AMIU, il Piano esecutivo dei servizi di igiene urbana, la Relazione di validazione del Piano Economico Finanziario approvata da AGER e la documentazione tecnica relativa agli indicatori di qualità del servizio.
Il risultato dell'analisi è sorprendente. Il primo errore è guardare il dato sbagliato. Per anni la comunicazione istituzionale è stata monopolizzata da un numero: il 75% di raccolta differenziata.
È un dato positivo ma è anche un dato che, da solo, non dice se il servizio sia efficiente o meno.
ARERA, infatti, utilizza un indicatore molto più significativo che misura la reale capacità del sistema di avviare a riciclo materiali di qualità; il macro-indicatore R1.
Per Trani questo valore si attesta all'83,43%, inferiore alla soglia dell'85% considerata soglia minima. Ciò significa che il problema non è soltanto raccogliere di più ma raccogliere meglio, perché una qualità insufficiente comporta maggiori costi di selezione, più scarti e minori ricavi dalla vendita dei materiali recuperati.
In altre parole una raccolta differenziata elevata non garantisce automaticamente una TARI più bassa come hanno fatto credere, per anni, ai cittadini.
La Relazione di validazione del Piano Economico Finanziario approvata da AGER fotografa, poi, un dato che, questo si, dovrebbe essere al centro del dibattito cittadino.
Il servizio rifiuti costa oltre 12,9 milioni di euro l'anno, dei quali oltre 11,6 milioni sono destinati alle attività di spazzamento, raccolta e trasporto svolte da AMIU.
Questa è una delle più importanti spese correnti sostenute dalla collettività. Eppure il confronto pubblico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sulla percentuale di raccolta differenziata.
La domanda, invece, dovrebbe essere un'altra: chi governa l'evoluzione di questi costi e con quali risultati?
I documenti dimostrano che gli strumenti esistevano già come si evince dal Piano esecutivo dei servizi che non si limitava ad organizzare il porta a porta ma prevedeva una vera strategia di efficientamento del sistema.
Tra gli interventi programmati figuravano:
· incremento del compostaggio domestico;
· aumento delle compostiere da 100 a 500;
· campagne permanenti di educazione ambientale;
· distribuzione di strumenti per ridurre la produzione dei rifiuti;
· incremento della raccolta degli ingombranti;
· rafforzamento dello spazzamento;
· realizzazione di centri ambientali mobili;
· miglioramento continuo dell'organizzazione del servizio.
Non erano iniziative accessorie. Erano parte integrante del modello gestionale progettato per aumentare l'efficienza e contenere i costi.
Nel 2021 il Comune riconosce che nonostante il porta a porta i costi stanno aumentando e con delibera di Consiglio comunale approva una modifica del contratto di servizio (la motivazione è nella stessa delibera).
È accaduto che il nuovo sistema porta a porta aveva fatto crescere sensibilmente la raccolta differenziata, ma aveva anche determinato un aumento dei costi di trattamento della frazione organica, dei costi di trasporto e dei costi di conferimento, mentre i maggiori ricavi ottenuti dalla valorizzazione dei materiali recuperati non erano sufficienti a compensare tali incrementi.
È un'ammissione importante e dimostra che già allora il vero problema non era aumentare la raccolta differenziata ma governare l'equilibrio economico del servizio.
La domanda che un cittadino può, pertanto, legittimamente porsi è:
· di quanto sono diminuiti i costi del servizio?
· quanto sono aumentati i ricavi derivanti dal recupero dei materiali?
· quanto si è ridotto il costo sostenuto dalle famiglie?
La politica, invero, si misura sulle priorità. Ogni amministrazione sceglie quali temi mettere al centro della propria comunicazione.
Può concentrarsi su interventi puntuali che hanno certamente un interesse per la vita quotidiana della città. Oppure può spiegare ai cittadini come intende governare le grandi questioni strutturali: il costo dei servizi pubblici, l'efficienza della macchina amministrativa e il peso delle tariffe.
L'inchiesta dell'Osservatorio Politico non pretende di fornire tutte le risposte. Ma pone una domanda che gli atti ufficiali rendono inevitabile.
Se da anni erano conosciuti gli strumenti per migliorare l'efficienza del servizio e se già nel 2021 era chiaro che l'aumento della raccolta differenziata non bastava a contenere i costi quale strategia è stata perseguita per trasformare quei miglioramenti in un beneficio economico concreto per i cittadini?
Perché il successo di una politica dei rifiuti non si misura dal numero di inutili comunicati stampa ma dalla capacità di saper governare un servizio da quasi 13 milioni di euro l'anno e di far sì che quell'efficienza si traduca, nel tempo, in una bolletta più leggera per le famiglie.
L'attuale amministrazione ha più volte rivendicato di possedere le competenze necessarie per affrontare e risolvere i problemi della città. Se è così il tema della TARI rappresenta uno dei banchi di prova più importanti del mandato amministrativo.