Trani | È finita: Marco Galiano non ritirerà le sue dimissioni. Il Sindaco scrive la parola fine: «Non accetto compromessi al ribasso, Trani non ha bisogno di padroni»

Arriva la certificazione ufficiale: a 48 ore dal 15 ottobre il primo cittadino rompe il silenzio con una lettera aperta alla città. Cade ogni ipotesi di accordo di palazzo dopo le dimissioni della Giunta

martedì 13 ottobre 2026 13.14
A cura di Tonino Lacalamita
Il sipario cala anzitempo e senza possibilità di appello sulla più breve e tormentata consiliatura della storia repubblicana di Trani. Con un lungo, amaro e sofferto comunicato affidato alla città a sole 48 ore dalla scadenza del 15 ottobre, Marco Galiano certifica ufficialmente che non revocherà le dimissioni rassegnate lo scorso 25 settembre.
Non ci sarà alcun ripensamento dell'ultimo minuto, nessun "governo di scopo", nessuna ricomposizione posticcia. A nulla sono valsi i tentativi disperati della coalizione di salvare l'amministrazione: né la seduta di Giunta del 9 ottobre sul dimensionamento scolastico (convocata a tappe forzate per assecondare la linea del primo cittadino), né il percorso di azzeramento tentato lo scorso 12 ottobre – quando tutti gli assessori si erano riuniti a Palazzo di Città per concordare la rimessione in blocco delle deleghe, un passaggio poi rimasto senza seguito formale di fronte all'irremovibilità del sindaco.
Nella sua lettera di congedo, il sindaco preside sceglie di non usare il politichese e va dritto al cuore della ferita: rivendica la propria autonomia morale contro la logica del "tieniteli tutti buoni", svela le pressioni subite dal suo stesso partito e dalla coalizione, rifiuta l'etichetta del "teatrino" o del capriccio sulle partecipate e ribadisce la propria concezione etica della res publica. Galiano ammette la solitudine istituzionale, ringrazia chi ci ha creduto ma non fa sconti a un ceto politico che ha inteso il governo della città come un terreno di condizionamento. Con questa presa di posizione si chiude definitivamente l'esperienza inaugurata dopo il ballottaggio dell'8 giugno: Trani si prepara ora ad accogliere il commissario prefettizio che guiderà Palazzo di Città fino alle prossime elezioni amministrative.
Di seguito riportiamo integralmente la lettera aperta con cui Marco Galiano si congeda dalla carica di Sindaco di Trani.
Credo che questo sia uno dei passaggi più difficili della mia vita e chi mi conosce, almeno un po', sa che non è il primo: non posso dire di essere abituato, ma so che la vita, almeno la mia, prende e restituisce. Sono giorni che mi interrogo. Perché ho accettato una candidatura che mi è stata offerta e che non ho mai cercato? Quali sono le mie responsabilità, di Uomo, prima ancora che di Sindaco? Quale mandato non devo tradire? Qual è la parola, qual è l'impegno, che devo mantenere? Ho accettato la candidatura perché sapevo di non aver nulla da guadagnarci, se non l'onore di indossare una fascia pesante. Già dal primo giorno di campagna elettorale ho compreso quanto sarebbe stato difficile, ma di fronte ad ogni problema ho cercato, e trovato, un sostegno che mi ha motivato a proseguire: nella Città, ogni giorno e tutti i giorni, e in chi mi ha dimostrato, non solo gratuitamente, ma a proprie spese, di credere nella strada che stavamo disegnando. Uno zaino pieno di desideri che ho condiviso e che tante e tanti tranesi hanno alimentato e arricchito.
L'idea di una Città da amministrare e non da possedere, convinto di essere di passaggio: i sindaci passano, la Città resta. Dall'8 giugno ho percorso i corridoi del Palazzo di Città con la circospezione di chi sente di essere in un luogo autorevole, senza alzare la voce, senza dover mostrare di padroneggiarne le stanze e chi vi lavora tutti i giorni. In tanti, troppi, mi hanno portato a credere che fosse normale l'idea che la qualità delle scelte dovesse cedere di fronte al "tieniteli tutti buoni". O che fosse normale dialettica politica accettare, proprio da chi mai me lo sarei aspettato, di cambiare una decisione "presa de imperio" ma che nessuno ha mai contestato "nel merito". E che facesse parte del gioco sentire che quote rilevanti di una squadra che aveva, non senza patemi, ricevuto il mandato di amministrare la nostra città, remasse in altra direzione, alla stregua di chi, legittimamente, si è opposto all'aumento della TARI dopo averla votata pedissequamente negli ultimi anni. Sarebbe bello poter dire che è stata l'opposizione a farmi dimettere, ma non è così.
Così come c'è chi ha creduto che sia dipeso dalla diatriba "dimensionamento scolastico" o dalla questione "municipalizzate". Che fosse, quindi, sufficiente il riconoscimento pubblico, nelle nomine, di prerogative che la norma già attribuisce al Sindaco di Trani, perché ritirassi le mie dimissioni. E che si approvasse la variazione sul "verde", salvaguardando più di trenta posti di lavoro, provvedimento che ho preparato e condiviso con uffici e assessori sino al giorno prima della deliberazione in giunta. Insomma, che la smettessi di fare i capricci, che chiudessi rapidamente questo "tagliando anticipato" e che mostrassi di non voler "fuggire dalle responsabilità". Sono mesi che questa parola risuona nella mia testa: responsabilità. E mi chiedo: nei confronti di cosa e di chi? Chi mi ha votato lo ha fatto perché qualcosa cambiasse? Oppure perché i metodi rimanessero gli stessi? Mi sono dimesso e non ho chiesto nulla, non ho posto nessuna condizione. Ho ricevuto tante telefonate, centinaia di messaggi. Non a tutti ho risposto (e mi scuso per questo), ma ho dialogato, ho concesso alle persone che ho incontrato la possibilità di farmi cambiare idea (persone che ringrazio per la loro lealtà e amicizia). E l'ho fatto pubblicamente, con chiunque e senza mai nascondermi. Tanti hanno provato a convincermi, pochi mi hanno ascoltato. Ho cercato di scorgere segnali di cambiamento. Solo questo ho chiesto, un segnale, visibile e concreto, non solo per me, ma per l'intera Città. Qualcuno lo ha compreso, ma non è successo nulla. In questi giorni non ho mai cambiato idea, il cosiddetto "teatrino" non c'è mai stato. Qualcuno si è stupito che abbia parlato, ad esempio, col presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro (lo ringrazio). Ci siamo talmente abituati al nostro piccolo cabotaggio che l'interesse e l'importanza che riveste la città di Trani continua a lasciarci basiti. Si rivendica un amore che, in realtà, soffoca le nostre potenzialità, perché l'amore non è sufficiente se non c'è la voglia, il desiderio e la volontà di crescere: è solo una parola, niente di più. Ed è questo che mi fa più male. Non essere riuscito a superare questa dimensione. Non essere stato in grado di realizzare tutto ciò che avevamo desiderato, perché ho avuto a fianco uomini e donne che hanno sinceramente creduto in ciò che stavamo cercando di fare. E che ringrazio: in giunta, in consiglio comunale, il segretario generale, negli uffici. Ho commesso degli errori e non mi nascondo, potrei elencarne molti, ma non siamo stati mai fermi, abbiamo messo la faccia in ogni circostanza, sin dal primo giorno, senza mai scaricare altrove, nello spazio e nel tempo, le nostre responsabilità. Osservo le potenzialità enormi della nostra Città e spero che possa esserci qualcuno capace di superare gli ostacoli che ho incontrato. Meglio sarebbe non averceli affatto, ma questo non dipende dal Sindaco, chiunque sia. Io mi sono posto un limite invalicabile: la mia dignità di uomo e quella della Città. Quando quel confine è stato superato, quando ho sentito che la fiducia nei miei confronti era scesa al di sotto di quanto potessi accettare, quando i miei riferimenti sono venuti meno e le pressioni intollerabili, ho deciso che era giunto il momento di dimettermi. Questa è la "responsabilità" nei confronti miei e di Trani: non rimanere attaccato alla mia straordinaria poltrona, non accettare compromessi al ribasso, non fare il Sindaco "ad ogni costo". Quattro mesi o quattro anni, forse mi sbaglio, ma per me non fa differenza. Resta, e resterà sempre, il dolore di non esserci riuscito. Spero che adesso gli uffici possano tornare a respirare, che terminino le lotte intestine, che si possano pianificare gli eventi con le disponibilità di risorse che questa Città merita. E che la politica possa fare ciò che deve, prestando la propria manodopera alla Città senza appropriarsene. Io non ci sono riuscito. Ringrazio e chiedo scusa a chi si è affidato a me, a chi ha creduto che un preside, un sindacalista, potesse farcela, resistere, o avesse una tolleranza maggiore, che fosse in grado di coprire la nitida sensazione di rigetto con il lucido ragionamento. Forse a questo serve l'esperienza in politica, a fare bei discorsi e a corazzarsi lo stomaco, ed io ne ho troppo poca, temo. Ognuno di noi adesso può tornare al proprio lavoro. Io lo farò consapevole che questi mesi mi hanno cambiato e che Trani, la nostra Città, non ha bisogno di padroni. Solo di rispetto.
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