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Religioni
Radicati in Cristo per essere una Chiesa "in uscita": la straordinaria partecipazione al Convegno Pastorale di Trani
«Ma come usciamo? La risposta sta nell'essere impregnati dalla gratuità del dono» Card. Roberto Repole
Trani - domenica 18 ottobre 2026
6.49
Una partecipazione straordinaria, ha fatto da cornice al Convegno Pastorale Diocesano tenutosi lo scorso 16 ottobre, presso la Parrocchia San Magno Vescovo e Martire a Trani, la chiesa era visibilmente gremita in ogni suo spazio: fedeli, presbiteri, consacrati e laici provenienti da tutte le realtà della diocesi hanno riempito non solo la navata centrale, ma anche la cappella feriale e la cantoria, testimoniando un forte senso di appartenenza e il desiderio profondo di camminare insieme. Al centro dell'incontro, il tema ispirato al documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia: "Radicati e Costruiti in Cristo" – Una Chiesa che genera la fede. Un'occasione per riflettere sulle linee di orientamento pastorale e sul ruolo della comunità ecclesiale nel mondo contemporaneo.
A dare l'avvio ai lavori è stato l'Arcivescovo mons. Leonardo D'Ascenzo, che ha sottolineato la necessità primaria di definire il profilo e le modalità con cui la Chiesa oggi è chiamata a generare la fede. Soffermandosi sulla prima parte del tema – la dimensione dell'unità – Mons. D'Ascenzo ha evidenziato come sia necessario compiere un passaggio fondamentale: dall'essere semplicemente "una chiesa" al diventare la "Chiesa una". In una società segnata da frammentazioni e da un individualismo crescente, la Chiesa può e deve diventare un segno credibile di comunione. Il metodo intrapreso è quello della sinodalità pastorale, animata dallo Spirito Santo e incarnata nelle diverse realtà diocesane. In un contesto in cui negli ultimi anni si è talvolta constatato un ripiegamento su se stessi e una distanza dai percorsi diocesani comuni, Mons. D'Ascenzo ha lanciato un forte richiamo alla responsabilità: presbiteri, consacrati e laici sono chiamati a collaborare per far convergere e accogliere anche le fragilità. L'obiettivo è edificare «una Chiesa che abbia il sapore di casa, e una casa che profumi di Chiesa», aggiungendo poi «una Chiesa Una».
La parola è poi passata all'ospite d'eccezione, il Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa. Richiamando i documenti del Concilio Vaticano II e il magistero attuale, il Cardinale ha ribadito la intrinseca natura missionaria della Chiesa. Per capire come generare oggi la fede, secondo Repole, occorre interrogarsi coraggiosamente sulle due grandi trasformazioni della contemporaneità. La secolarizzazione da un lato, una realtà in cui la società tende a non vivere più la propria esistenza nell'orizzonte dell'alterità e del trascendente, inseguendo un'idea di libertà sconfinata, ma priva dei punti di riferimento religiosi che un tempo ne strutturavano la vita sociale e formativa. La globalizzazione dall'altro che, accanto alle sue potenzialità, ha spesso alimentato un iperliberismo e un super-sviluppo economico di stampo strumentale. Un contesto in cui le persone rischiano di valere solo in base a quanto producono, alimentando quella che Papa Francesco ha definito la «cultura dello scarto». Di fronte a queste sfide, come si torna a generare la fede? La risposta del Cardinale Repole risiede nella riscoperta della carità come dono gratuito. Non una carità intesa come ruolo per occupare un posto o sentirsi qualcuno, ma vissuta nella logica dell'oblatività.
Come il Padre ha consegnato il proprio Figlio per amore dell'umanità (Gv 3,16), così la comunità cristiana deve ripensare la propria fede alla luce della Croce e della Risurrezione. Interrogandosi sulla sollecitazione di Papa Francesco per una «Chiesa in uscita», il Cardinale ha posto una domanda cruciale: «Ma come usciamo?». La risposta sta nell'essere impregnati dalla gratuità del dono: la carità deve diventare relazione reciproca e vera porta d'ingresso alla fede.
A dare l'avvio ai lavori è stato l'Arcivescovo mons. Leonardo D'Ascenzo, che ha sottolineato la necessità primaria di definire il profilo e le modalità con cui la Chiesa oggi è chiamata a generare la fede. Soffermandosi sulla prima parte del tema – la dimensione dell'unità – Mons. D'Ascenzo ha evidenziato come sia necessario compiere un passaggio fondamentale: dall'essere semplicemente "una chiesa" al diventare la "Chiesa una". In una società segnata da frammentazioni e da un individualismo crescente, la Chiesa può e deve diventare un segno credibile di comunione. Il metodo intrapreso è quello della sinodalità pastorale, animata dallo Spirito Santo e incarnata nelle diverse realtà diocesane. In un contesto in cui negli ultimi anni si è talvolta constatato un ripiegamento su se stessi e una distanza dai percorsi diocesani comuni, Mons. D'Ascenzo ha lanciato un forte richiamo alla responsabilità: presbiteri, consacrati e laici sono chiamati a collaborare per far convergere e accogliere anche le fragilità. L'obiettivo è edificare «una Chiesa che abbia il sapore di casa, e una casa che profumi di Chiesa», aggiungendo poi «una Chiesa Una».
La parola è poi passata all'ospite d'eccezione, il Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa. Richiamando i documenti del Concilio Vaticano II e il magistero attuale, il Cardinale ha ribadito la intrinseca natura missionaria della Chiesa. Per capire come generare oggi la fede, secondo Repole, occorre interrogarsi coraggiosamente sulle due grandi trasformazioni della contemporaneità. La secolarizzazione da un lato, una realtà in cui la società tende a non vivere più la propria esistenza nell'orizzonte dell'alterità e del trascendente, inseguendo un'idea di libertà sconfinata, ma priva dei punti di riferimento religiosi che un tempo ne strutturavano la vita sociale e formativa. La globalizzazione dall'altro che, accanto alle sue potenzialità, ha spesso alimentato un iperliberismo e un super-sviluppo economico di stampo strumentale. Un contesto in cui le persone rischiano di valere solo in base a quanto producono, alimentando quella che Papa Francesco ha definito la «cultura dello scarto». Di fronte a queste sfide, come si torna a generare la fede? La risposta del Cardinale Repole risiede nella riscoperta della carità come dono gratuito. Non una carità intesa come ruolo per occupare un posto o sentirsi qualcuno, ma vissuta nella logica dell'oblatività.
Come il Padre ha consegnato il proprio Figlio per amore dell'umanità (Gv 3,16), così la comunità cristiana deve ripensare la propria fede alla luce della Croce e della Risurrezione. Interrogandosi sulla sollecitazione di Papa Francesco per una «Chiesa in uscita», il Cardinale ha posto una domanda cruciale: «Ma come usciamo?». La risposta sta nell'essere impregnati dalla gratuità del dono: la carità deve diventare relazione reciproca e vera porta d'ingresso alla fede.
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