
Trani tra inchieste e macerie politiche che scuotono Palazzo di Città
Riflessioni dopo la pubblicazione della inchiesta pubblicata oggi sulle pagine di Repubblica
Dagli atti emerge un secondo, spinoso filone d'indagine incentrato sugli appalti per i lavori di manutenzione al cimitero comunale — struttura presso la quale prestava servizio lavorativo anche il padre della stessa assessora Merra — affidati al cognato di Antonio Angiolillo, all'epoca consigliere comunale di centrosinistra e capogruppo dello stesso schieramento di maggioranza. È proprio attorno a questo intreccio che si è sviluppata una sequenza di pesanti ricatti e calunnie. Interrogata dalla polizia giudiziaria, Raffaella Merra, si legge nell' articolo, ha denunciato richieste di denaro avanzate da Angiolillo a titolo puramente personale: «Il consigliere comunale Angiolillo, facente parte del mio stesso gruppo, mi chiese espressamente che io gli corrispondessi la somma di 500 euro mensili a titolo personale e non di contributo al partito», una pretesa che, stando all'accusa, sarebbe poi salita a mille euro mensili come condizione vincolante per ottenerne la riconferma in giunta. Il clima di tensione è infine degenerato nella violenza fisica. Lo stesso Antonio Angiolillo ha denunciato di essere stato vittima di una brutale aggressione in strada da parte di un dipendente della municipalizzata, alla presenza della propria moglie incinta: «Io gli rispondevo che in tutto questo non c'entravo nulla e improvvisamente mi colpì sul collo all'altezza della mandibola destra facendomi perdere conoscenza e facendomi cadere per terra».Il secondo filone delle indagini
È in questo contesto di veleni che si inquadra l'immagine del sindaco Marco Galiano, tornato nell'aula di Palazzo di Città dopo aver minacciato fino all'ultimo le proprie dimissioni e aver denunciato pubblicamente pressioni, che ha chiarito ieri in Consiglio Comunale "di tipo politico" . Nella conferenza stampa convocata per motivare la sua "non-rinuncia", Galiano ha scelto parole di rottura radicale con le logiche spartitorie e familistiche locali: «Mia sorella è laureata in filosofia, mia moglie in lettere classiche, mio padre ha ottant'anni ed è in pensione, mio fratello non ha titoli accademici: io non ho nessuno da piazzare e nulla da guadagnarci materialmente da questa poltrona», una rivendicazione di trasparenza che evidenzia la fragilità politica del suo mandato, mentre all'esterno e all'interno dell'aula monta la protesta sociale, guidata dalle mamme degli alunni della scuola media "Giustina Rocca", scese in presidio con i cartelli per contestare la delibera sul dimensionamento scolastico al grido di «I nostri figli non sono pedine politiche».La solitudine del sindaco e la rottura con le lottizzazioni
La vicenda tranese approdata nelle aule giudiziarie, deciderà poi il GUP se rinviare a giudizio la questione, mette a nudo comunque una patologia profonda che travalica il consueto confronto democratico, quando l'attività politico-amministrativa scivola su pretese estorsive legate a percentuali sulle indennità di carica, affidamenti a congiunti e aggressioni fisiche per strada, il confine tra dinamica istituzionale e sottobosco criminale si assottiglia paurosamente. Le denunce e le intercettazioni allegate al fascicolo della Procura restituiscono l'istantanea di un'amministrazione, a suo tempo, tenuta in ostaggio da appetiti individuali, in cui ogni servizio pubblico e ogni nomina rischiano di trasformarsi in merce di ricatto.Il degrado etico: la politica ridotta a regolamento di conti
Se l'inchiesta ha conquistato le pagine nazionali de la Repubblica è perché Trani si candida oggi a doloroso paradigma dei vizi che storicamente affliggono il sottogoverno locale nel Mezzogiorno: sindaci isolati e ricattabili, aziende partecipate utilizzate come bancomat di consenso o per utilità private, e una classe politica impegnata in una guerra per bande anziché nella tutela del bene comune. Rimanendo al suo posto e ribadendo che la fascia tricolore non gli offre «nulla in più sul piano personale se non il peso e l'onore di servire Trani», Galiano tenta una difficile via d'uscita morale, resterà solo da vedere se le istituzioni cittadine troveranno la forza di voltare pagina o se l'aula consiliare continuerà a fare da sfondo a un logoramento senza fine.Da cronaca locale a specchio del Mezzogiorno: il caso nazionale
In questa triste vicenda di veleni, dossier e ricatti incrociati non ci sono vincitori né vinti: a uscire sconfitta, ancora una volta, è l'intera comunità tranese. Davanti a questo spettacolo, la tentazione più facile e immediata per i cittadini è quella di cedere alla rassegnazione, di fare di tutta l'erba un fascio e di allontanarsi definitivamente dall'impegno civile e politico al grido qualunquista del «tanto sono tutti uguali». I numeri, d'altronde, parlano con brutale chiarezza: oggi la città è governata con il mandato di appena il 50,46% dei tranesi (dato affluenza del ballottaggio) che lo scorso maggio hanno scelto di recarsi alle urne. L'altra metà del corpo elettorale ( 24.761 aventi diritti al voto) ha preferito voltare le spalle alla democrazia, scegliendo l'astensionismo come forma di disillusione o di protesta passiva. Eppure, proprio storie come questa che ha messo in luce l'inchiesta di Repubblica, dimostrano l'esatto contrario: voltarsi dall'altra parte non serve a difendersi, ma lascia campo libero a logiche spartitorie e appetiti personali. È indispensabile spezzare questa spirale: ogni tentativo di alterare le regole del gioco democratico, di piegare l'interesse pubblico a fini privati o di trasformare le istituzioni in merce di ricatto va individuato e denunciato subito, fin dal suo stato embrionale. Soltanto riaffermando il coraggio della trasparenza e pretendendo un'etica rigorosa della funzione pubblica si potrà restituire dignità alla politica e ridare voce a quella metà di città che oggi non crede più a nulla.Nessun vincitore: la sconfitta della comunità e la fuga dalle urne
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