Editoriale. Scusate il disturbo | Battiti Live fu vero affare? Mario Landriscina da voce alla rabbia dei commercianti: «Trani invasa, organizzazione approssimativa e black out degli affari»

... e la Confesercenti offre i propri legali per eventuali azioni risarcitorie

lunedì 29 giugno 2026 07.00
A cura di Tonino Lacalamita
Si sono spenti ieri sera i riflettori sul maestoso palco di Piazza Quercia a Trani. Ma mentre la sigla finale del TIM Battiti Live 2026 si appresta a risuonare prossimamente su Canale 5, l'eco delle polemiche sollevate dall'evento promette di non esaurirsi altrettanto rapidamente. Dietro la facciata scintillante dello show, le voci che si levano dal tessuto locale compongono un coro di profondo dissenso verso quello che molti operatori hanno definito un "incubo logistico".

L'eredità di Galiano e la blindatura "Covid memoria". Questa edizione ha segnato una transizione complessa: si tratta infatti del primo grande evento che il neoeletto Sindaco Marco Galiano ha ereditato direttamente dalla precedente amministrazione di Amedeo Bottaro. Un'eredità pesante che, sin dalle primissime battute – con lo sbarco dei TIR tecnici direttamente sulla pietra di Piazza Quercia e la successiva, drastica blindatura del centro storico suddiviso militarmente in "zona arancione" e "zona rossa" – ha spaccato in due l'opinione pubblica.
Se da una parte i sostenitori della kermesse applaudono l'eccezionale spinta mediatica e l'indubbio ritorno d'immagine per il brand territoriale, dall'altra monta la rabbia di residenti e commercianti. Per molti cittadini del centro storico, costretti a esibire i documenti d'identità a controllori inflessibili persino per rincasare, la chiusura forzata ha evocato i tristi fantasmi e i posti di blocco di "Covid memoria". Perfino il comparto dei pescatori ha espresso profonde rimostranze, trovandosi isolato e impossibilitato a ricevere i clienti abituali che acquistano il pescato direttamente dalle imbarcazioni sul porto.

I costi vivi di una serranda abbassata. A pagare il prezzo più salato in termini economici ed emotivi sono stati gli esercenti locali. Il grande afflusso di pubblico non si è trasformato in economia reale: nelle arterie limitrofe, come Corso Cavour, si è vissuto il paradosso di un fiume oceanico di persone che sfilava davanti alle vetrine senza fermarsi, poiché i visitatori erano disorientati dai blocchi e concentrati esclusivamente a trovare i varchi giusti per l'arena dello spettacolo. Il risultato? Prenotazioni annullate e incassi azzerati.
Il cortocircuito organizzativo ha toccato anche punte di assurda burocrazia. Diversi testimoni e titolari di pizzerie e attività storiche hanno denunciato l'impossibilità di ottenere i pass d'accesso per i propri locali, venendo respinti da steward intransigenti e costretti a "pregare" alle transenne per poter andare a lavorare, con conseguenti tensioni verbali e fisiche.

La beffa dei risarcimenti . Le voci circolate in città su millantati ristori da ventimila euro a carico di Mediaset vengono liquidate dai commercianti come chiacchiere infondate. I danni reali, invece, sono fin troppo concreti: scorte di merce fresca acquistate per l'occasione e rimaste inutilizzate nei frigoriferi fino a essere destinate al macero, costi fissi dei dipendenti che vanno comunque retribuiti e il paradosso delle ordinanze di sgombero dei dehors. Molte attività sono state infatti costrette a smontare le strutture esterne a proprie spese e in tempi record, pena sanzioni salatissime. Un grido d'allarme che non contesta l'evento in sé, ma la totale mancanza di rispetto e di ascolto preventivo da parte della macchina organizzativa.

A tracciare un bilancio lucido e costruttivo di questi dieci giorni di passione (tra allestimento, show e smantellamento) è il dottor Mario Landriscina, direttore di Confesercenti Provinciale BAT e Manager del Distretto Urbano del Commercio (DUC) di Trani. L'intervista: «Le informazioni in nostro possesso purtroppo non sono positive. I commercianti non sono stati coinvolti subito nelle dinamiche organizzative collegate allo spettacolo. Forse non è manco colpa del sindaco appena arrivato, ma in ogni caso l'organizzazione è stata fatta all'ultimo minuto. Questi commercianti hanno subito ordinanze di sgombero, alcuni hanno dovuto chiudere ed al momento non si è ancora capito se qualcuno sarà rimborsato. Voglio subito dire che questi non sono gli spettacoli che servono ai commercianti del luogo: al Porto di Trani possono anche essere eccezionali a livello visivo, ma rimangono solo tali. Visti i risultati in termini commerciali, probabilmente in futuro bisognerà scegliere location diverse, come il lungomare, capace di accogliere la grande quantità di persone che affluiscono senza riempire e paralizzare una zona piccolissima come Piazza Quercia. Per cui ai commercianti lo abbiamo detto chiaramente: di fronte a perdite e mancati incassi, noi siamo a disposizione per avviare azioni legali. Non è in questo modo che si organizzano eventi del genere.» «La verità è che noi abbiamo cercato di dare una mano al sindaco, rendendoci disponibili a presidiare il chiosco di Piazza della Repubblica per dare informazioni, perché il problema principale è stato proprio il blackout informativo. A pochi giorni dall'inizio non si sapeva quali fossero le strade chiuse o aperte, né come prendere i biglietti. Devo dire che il sindaco probabilmente ha pure fatto bene, per ragioni di pubblica sicurezza, a restringere un pochettino l'accesso all'area, però se dobbiamo parlare in termini di vantaggio per i commercianti, non ce ne sono stati assolutamente.» «Sicuramente non sarà recuperato, anzi probabilmente ci saranno degli strascichi. Penso ad esempio ai pescatori, che mi hanno espresso le loro rimostranze perché in questi giorni era impossibile raggiungerli per acquistare il prodotto direttamente dalle barche. Le esternalità positive di questo tipo di manifestazioni ci sono sul piano della visibilità turistica e mediatica a livello nazionale, ma visto che si tratta di uno show registrato, insisto: si può fare benissimo lo stesso in altre localizzazioni meno centrali.» «Arrivare ad essere attrattivi grazie al patrimonio monumentale e culturale, o grazie alla pubblicità di Battiti, è la parte più facile. Ma poi scatta la questione dell'accoglienza: serve un Info Point che funzioni davvero e vorremmo che l'Amministrazione puntasse a un turismo di qualità, che vada oltre il "mordi e fuggi" giornaliero. Dobbiamo attrarre investimenti privati per favorire il turismo congressuale, con strutture alberghiere che superino le cento stanze attraverso una vera collaborazione pubblico-privata. Non si può andare avanti solo con i B&B che lasciano il tempo che trovano, spesso disorganizzati, che rischiano di fare cattiva pubblicità al territorio.» «Sì, il problema della sovrapposizione c'è stato ed è innegabile. La verità è che a Trani si è preferito puntare sulla ciliegia dimenticandosi della torta. Prima di lanciare grandi eventi, bisognerebbe saper governare l'accoglienza. Paradossalmente, è come costruire un grattacielo nel deserto senza preoccuparsi delle vie di collegamento: l'opera si fa, ma resta isolata e inefficiente. Il rischio concreto è che kermesse di richiamo nazionale perdano valore e appeal proprio perché la città non sa come assorbire e accogliere i flussi.
Il deficit organizzativo attuale è figlio anche della fase di transizione politica del Comune. In circostanze normali e con una tempistica adeguata avremmo pianificato l'impatto sul territorio in modo più strategico, sulla falsariga dei servizi di accoglienza predisposti in passato per il passaggio delle Frecce Tricolori. Anche le misure di sicurezza, con un numero eccessivo di varchi, hanno acuito i disagi, generando falle gestionali pesantissime. Se l'opinione pubblica tenderà a dimenticarle grazie al successo dello show, l'impatto per l'economia locale resta drammatico. Lo voglio dire con chiarezza: non è possibile che una qualsiasi organizzazione esterna, fosse anche Mediaset, venga a invadere una città chiedendo di avere le mani libere e fare quello che vuole. Il sangue economico che scorre nelle vene di una comunità è quello degli esercizi commerciali, che vanno trattati e compresi come linfa vitale del turismo, al netto del patrimonio monumentale e culturale di cui sono il naturale compendio.»

Scusate il disturbo, la riflessione finale? L'invito è alla corresponsabilità
Un dispiegamento di forze e di regole così imponente dimostra come un evento di portata nazionale non sia una semplice festa, ma una macchina complessa che richiede la collaborazione, l'ascolto preventivo e il sacrificio di tutti gli attori in campo. Se da un lato le istituzioni e i grandi player privati hanno il dovere tassativo di tutelare il tessuto economico locale senza "blindarlo" e senza pretendere di avere le mani libere a discapito di chi lavora, dall'altro spetta alla comunità dimostrare maturità. Le polemiche di questi giorni, i pass d'accesso negati e i sacrifici imposti a pizzerie, baristi e pescatori sono ferite reali che aprono un dibattito doveroso sul futuro della gestione dei grandi flussi a Trani. Rispettare le regole e collaborare diventa però un atto di corresponsabilità collettiva solo se vi è reciprocità. La sfida per il futuro è già lanciata: far crescere il brand di Trani nel mondo attraverso la televisione, sì, ma senza impoverire o calpestare la linfa vitale di chi quella città la tiene accesa e ci investe ogni giorno.