Food truck a Trani, Ferrante interviene nel caso Colonna: «Chi ha le carte in regola lavora, gli altri no. Se qualcuno ha fatto promesse, è un problema suo.»
Il Presidente del Consiglio comunale riaccende il dibattito, ma la sua passata esperienza amministrativa rende la presa di posizione particolarmente interessante sul piano politico
domenica 16 agosto 2026
8.30
La querelle sui food truck di Piazza Marinai d'Italia continua a scaldare il clima politico cittadino. Dopo le prese di posizione degli esercenti e gli interventi dei consiglieri di Fratelli d'Italia, Ornella Gelso e Roberto Gargiuolo, nel dibattito entra a gamba tesa anche il Presidente del Consiglio comunale, l'avvocato Fabrizio Ferrante, che sceglie i social per mandare un messaggio secco e diretto, privo di mediazioni: "Chi possiede l'autorizzazione lavora, chi non ce l'ha deve fermarsi" un principio apparentemente lineare, quasi elementare, che assume tuttavia una rilevanza diversa se si considera che Ferrante conosce da vicino la macchina amministrativa che ha originato la questione. Quando il 28 aprile 2026 venne pubblicato l'"Avviso per l'assegnazione di posteggi fuori mercato temporanei per l'anno 2026" — con concessioni di massimo 60 giorni —, ricopriva infatti le cariche di vicesindaco e assessore della Città di Trani.
«Chi ha l'autorizzazione lavora, gli altri no»: la linea della fermezza . «Chi ha l'autorizzazione lavora... chi non la ha no», scrive senza mezzi termini Ferrante, spiegando che proprio quella sera in Piazza Marinai d'Italia un'attività era regolarmente aperta perché munita di titolo, mentre le altre avevano i portelloni abbassati per assenza di permessi validi. Il ragionamento del Presidente dell'Assise è chiaro: ogni concessione ha una scadenza prefissata e, una volta decorso il termine, serve una proroga o un nuovo titolo autorizzativo. In mancanza di questi, spetta alle forze dell'ordine intervenire per far rispettare la legge. Nessun margine per le interpretazioni di comodo: le regole valgono per tutti.
L'affondo politico: «Se qualcuno ha fatto promesse, è un problema suo». A scuotere davvero le acque è però un secondo passaggio del post ancor più deciso: «E se qualche personaggio si era impegnato personalmente affinché quei food truck rimanessero lì oltre la scadenza della concessione, evidentemente è un problema suo». Il tono del post cambia radicalmente perchè Fabrizio Ferrante chiama in causa una figura non meglio precisata che avrebbe rassicurato gli operatori sulla possibilità di proseguire l'attività oltre i limiti di tempo prefissati. Chi sia questo "personaggio" non viene rivelato, aprendo così un interrogativo politico di non poco conto: se qualcuno ha davvero stretto un patto informale con i lavoratori, quando e a che titolo lo ha fatto? Un impegno personale o politico, del resto, non può in alcun modo sanare un'irregolarità amministrativa.
Il peso del passato amministrativo e il nodo della programmazione. È proprio in questo snodo che s'innesta il precedente ruolo di Ferrante. Poiché l'avviso di aprile fissava un limite temporale di due mesi, la scadenza dei permessi non era un fulmine a ciel sereno, si parla dell'08 agosto. La vicenda solleva perciò interrogativi sulla gestione della transizione: la data di fine concessione era stata programmata per tempo? Gli esercenti erano stati avvisati con il dovuto anticipo? Si era valutata la pubblicazione di un nuovo bando per coprire il prosieguo della stagione? Domande che non tirano in ballo responsabilità personali, ma che chiamano in causa la continuità amministrativa di chi ha condiviso le scelte di quella fase.
«Difendere il lavoro, ma solo nella legalità». Sul delicato tema dell'occupazione, Ferrante mantiene una linea d'inflessibile rigore: «Gli onesti lavoratori da difendere sono quelli che rispettano le regole... punto», una posizione che da una parte si allinea alle tesi del consigliere Roberto Gargiuolo (FdI), concentrate su decoro, controlli e parità di trattamento, dall'altra si distanzia dalle perplessità della collega Ornella Gelso (FdI) , che aveva invece evidenziato le criticità della mancata programmazione e la necessità di una proroga ponte.
La via d'uscita: individuate nuove aree per lo street food. Nonostante il pugno duro, l'intervento di Ferrante si chiude con uno spiraglio propositivo: la necessità di individuare nuove aree, anche qui allineamento con la proposta di Gargiuolo (FdI), in grado di coniugare il diritto al lavoro, il decoro e il rispetto delle normative. In fondo, al netto degli scontri verbali, il nodo centrale rimane sempre lo stesso: strutturare un sistema chiaro, stabile e trasparente per il commercio ambulante a Trani. Gli operatori da una parte chiedono continuità lavorativa, dall'altra i cittadini esigono ordine con l'Amministrazione che è tenuta a garantire la legalità creando al contempo le condizioni per consentire agli esercenti di operare nel rispetto delle regole. Quella dei food truck, nata come una vertenza formale su permessi e timbri, è ormai diventata una prova politica. Per evitare di ritrovarsi il prossimo anno a gestire scadenze improvvisate, l'Amministrazione sarà chiamata a dimostrare che la vera buona burocrazia non si limita a sanzionare le irregolarità, ma pianifica per tempo per evitarle.
«Chi ha l'autorizzazione lavora, gli altri no»: la linea della fermezza . «Chi ha l'autorizzazione lavora... chi non la ha no», scrive senza mezzi termini Ferrante, spiegando che proprio quella sera in Piazza Marinai d'Italia un'attività era regolarmente aperta perché munita di titolo, mentre le altre avevano i portelloni abbassati per assenza di permessi validi. Il ragionamento del Presidente dell'Assise è chiaro: ogni concessione ha una scadenza prefissata e, una volta decorso il termine, serve una proroga o un nuovo titolo autorizzativo. In mancanza di questi, spetta alle forze dell'ordine intervenire per far rispettare la legge. Nessun margine per le interpretazioni di comodo: le regole valgono per tutti.
L'affondo politico: «Se qualcuno ha fatto promesse, è un problema suo». A scuotere davvero le acque è però un secondo passaggio del post ancor più deciso: «E se qualche personaggio si era impegnato personalmente affinché quei food truck rimanessero lì oltre la scadenza della concessione, evidentemente è un problema suo». Il tono del post cambia radicalmente perchè Fabrizio Ferrante chiama in causa una figura non meglio precisata che avrebbe rassicurato gli operatori sulla possibilità di proseguire l'attività oltre i limiti di tempo prefissati. Chi sia questo "personaggio" non viene rivelato, aprendo così un interrogativo politico di non poco conto: se qualcuno ha davvero stretto un patto informale con i lavoratori, quando e a che titolo lo ha fatto? Un impegno personale o politico, del resto, non può in alcun modo sanare un'irregolarità amministrativa.
Il peso del passato amministrativo e il nodo della programmazione. È proprio in questo snodo che s'innesta il precedente ruolo di Ferrante. Poiché l'avviso di aprile fissava un limite temporale di due mesi, la scadenza dei permessi non era un fulmine a ciel sereno, si parla dell'08 agosto. La vicenda solleva perciò interrogativi sulla gestione della transizione: la data di fine concessione era stata programmata per tempo? Gli esercenti erano stati avvisati con il dovuto anticipo? Si era valutata la pubblicazione di un nuovo bando per coprire il prosieguo della stagione? Domande che non tirano in ballo responsabilità personali, ma che chiamano in causa la continuità amministrativa di chi ha condiviso le scelte di quella fase.
«Difendere il lavoro, ma solo nella legalità». Sul delicato tema dell'occupazione, Ferrante mantiene una linea d'inflessibile rigore: «Gli onesti lavoratori da difendere sono quelli che rispettano le regole... punto», una posizione che da una parte si allinea alle tesi del consigliere Roberto Gargiuolo (FdI), concentrate su decoro, controlli e parità di trattamento, dall'altra si distanzia dalle perplessità della collega Ornella Gelso (FdI) , che aveva invece evidenziato le criticità della mancata programmazione e la necessità di una proroga ponte.
La via d'uscita: individuate nuove aree per lo street food. Nonostante il pugno duro, l'intervento di Ferrante si chiude con uno spiraglio propositivo: la necessità di individuare nuove aree, anche qui allineamento con la proposta di Gargiuolo (FdI), in grado di coniugare il diritto al lavoro, il decoro e il rispetto delle normative. In fondo, al netto degli scontri verbali, il nodo centrale rimane sempre lo stesso: strutturare un sistema chiaro, stabile e trasparente per il commercio ambulante a Trani. Gli operatori da una parte chiedono continuità lavorativa, dall'altra i cittadini esigono ordine con l'Amministrazione che è tenuta a garantire la legalità creando al contempo le condizioni per consentire agli esercenti di operare nel rispetto delle regole. Quella dei food truck, nata come una vertenza formale su permessi e timbri, è ormai diventata una prova politica. Per evitare di ritrovarsi il prossimo anno a gestire scadenze improvvisate, l'Amministrazione sarà chiamata a dimostrare che la vera buona burocrazia non si limita a sanzionare le irregolarità, ma pianifica per tempo per evitarle.