«Il cibo vuole creare fratellanza, accoglienza e inclusività»: mons. Leonardo D'Ascenzo allo Slow Food Day della Mensa Caritas di Trani

Nella Festa di Sant'Antonio l'iniziativa che ha trasformato il pranzo in un momento di inclusione, accoglienza e attenzione verso le persone più fragili

domenica 14 giugno 2026 6.54
A cura di Tonino Lacalamita
Sabato 13 giugno la Mensa Caritas di Trani, nei locali di via Malcangi inaugurati soltanto poche settimane fa, ha ospitato lo Slow Food Day 2026, l'iniziativa promossa da Slow Food Puglia e Caritas Puglia che ha coinvolto le diocesi dell'intera regione in una giornata dedicata al valore sociale del cibo, della condivisione e della solidarietà. La coincidenza con la Festa di Sant'Antonio, particolarmente sentita a Trani e tradizionalmente legata alla benedizione e alla distribuzione del pane, ha conferito all'evento un significato ancora più profondo. Non una semplice occasione conviviale, ma un momento di riflessione sul ruolo che il cibo può assumere nella costruzione di relazioni, nell'accoglienza e nella promozione della dignità umana.

A sottolinearlo è stato l'arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, monsignor Leonardo D'Ascenzo, che ha evidenziato come l'iniziativa abbia trovato nella Mensa Caritas il luogo ideale per esprimere il proprio messaggio. «È una giornata organizzata in collaborazione tra Slow Food Puglia e Caritas Puglia e viene vissuta nelle Caritas diocesane delle province pugliesi. Nella nostra diocesi si svolge qui a Trani, nei locali della mensa inaugurati nel mese di aprile grazie alla grande collaborazione di tanti volontari. È una giornata in cui il cibo è un elemento simbolicamente centrale: un cibo che vuole creare fratellanza, accoglienza e inclusività, offerto per esprimere un'attenzione sensibile e concreta nei confronti di chi è più povero e bisognoso. La coincidenza con la festa di Sant'Antonio e con la consegna dei pani benedetti rafforza ulteriormente questi valori».

Il cibo, però, è soltanto il punto di partenza. Dietro ogni pasto servito c'è un mondo fatto di ascolto, relazioni e vicinanza umana. «I doni concreti che vengono offerti in questa struttura veicolano contenuti del cuore. Il cuore di tanti volontari che desidera battere in sintonia con il cuore di Dio: un cuore buono, pieno d'amore, sempre attento alla domanda di ogni fratello e di ogni sorella». Parole che si inseriscono perfettamente nel percorso pastorale portato avanti dall'arcivescovo sin dal suo arrivo in diocesi, fondato sulla centralità della persona e sulla cura degli ultimi. «La centralità e la dignità della persona devono essere il punto di riferimento. L'opera della Chiesa non può che seguire questa direzione. Gesù stesso ci ha insegnato che accogliendo e incontrando chi è più fragile incontriamo Lui. Non c'è altra strada». Nel suo intervento, mons. D'Ascenzo ha anche offerto una riflessione sul rapporto tra bontà e giustizia, concetti spesso percepiti come distinti ma che nella prospettiva cristiana risultano profondamente legati. «In Dio non c'è opposizione tra bontà e giustizia. Dio è buono perché è giusto e la sua giustizia è sempre una giustizia buona. La vera giustizia consiste nel restituire dignità alla persona, soprattutto a quella più debole e vulnerabile».

A spiegare il significato operativo dell'iniziativa è stato invece il responsabile della Caritas Diocesana, il diacono Ruggero Serafini, che ha posto l'accento sulla qualità dell'accoglienza e sulla necessità di costruire relazioni oltre l'assistenza materiale. «Il senso profondo di questa giornata non è soltanto dare da mangiare. È nutrire bene le persone che vivono sul nostro territorio e che si trovano in condizioni di vulnerabilità e fragilità. Ma è anche stare insieme e consolidare una relazione importante con Slow Food, realtà che promuove la buona alimentazione sia nella produzione sia nella somministrazione del cibo». La collaborazione tra Caritas e Slow Food rappresenta infatti un esempio concreto di come mondi diversi possano incontrarsi attorno a valori comuni. «Per noi è una giornata significativa perché ogni giorno svolgiamo questo servizio non solo a Trani, ma anche a Barletta e a Corato, a favore di persone che hanno realmente bisogno di sostegno».

Lo Slow Food Day si è così trasformato in una testimonianza concreta di come il cibo possa diventare strumento di inclusione sociale, di promozione della dignità e di costruzione di comunità. Un messaggio particolarmente forte in un tempo in cui il rischio dell'emarginazione e della solitudine riguarda un numero crescente di persone. Nella giornata dedicata a Sant'Antonio, il pane condiviso e il pasto offerto hanno assunto il significato di un gesto che va oltre la semplice solidarietà materiale: un invito a riconoscere nell'altro una persona da accogliere, ascoltare e valorizzare. Perché, come emerso dagli interventi dei protagonisti della giornata, il cibo più prezioso non è soltanto quello che riempie la tavola, ma quello che alimenta la fraternità e restituisce dignità a chi ne ha più bisogno.
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Slow food days Caritas Diocesana JPEG © Tonino Lacalamita
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