L' Editoriale. Scusate il disturbo | L'urgenza a Trani corre piano: ci vogliono due anni per pagare 653 euro di lavori "immediati"

Il distacco della lapide in via Mario Pagano nel novembre 2024 e la liquidazione arrivata soltanto nel giugno 2026. L'incredibile odissea burocratica dietro la messa in sicurezza del medaglione di Felice Cavallotti

martedì 23 giugno 2026 8.12
A cura di Tonino Lacalamita
A Trani si parla di interventi urgenti e indifferibili, il concetto di tempo sembra assumere una dimensione del tutto relativa, quasi filosofica. A dimostrarlo, nero su bianco, è una recente determina dirigenziale della III Area Lavori Pubblici (la n. 1158 del 15 giugno 2026), avente per oggetto la liquidazione a saldo dei lavori di rimozione dei frammenti e messa in sicurezza della lapide commemorativa in pietra in via Mario Pagano n. 4. Per capire i contorni di questa singolare odissea amministrativa bisogna fare un salto indietro nel tempo di ben diciannove mesi. È la mattina del 19 novembre 2024 quando il Comune viene informato del distacco, con conseguente frantumazione sul marciapiede, della storica lapide. Un evento imprevedibile che, fortunatamente, non vede il coinvolgimento di passanti ma che impone un'azione immediata per eliminare i pericoli residui legati alla possibile caduta di calcinacci dal palazzo.

L'Amministrazione si muove allora con una prontezza invidiabile. Sfruttando la coincidenza della presenza a Trani della ditta "Mures Restauri" di Alessandro Zagaria, impegnata a pochi metri di distanza nei lavori di Piazza Garibaldi, gli uffici affidano seduta stante l'incarico. Gli operai raccolgono i frammenti della lapide, li trasferiscono nei locali della Biblioteca Comunale "Giovanni Bovio" e blindano il sito. Pochi giorni dopo, il 25 novembre, la Soprintendenza interviene per un sopralluogo tecnico insieme al Comune, decidendo di ancorare l'unico pezzo superstite alla parete — il medaglione con l'effigie di Felice Cavallotti — mediante barre filettate in acciaio.

Il paradosso temporale. L'intervento d'urgenza viene eseguito e chiuso nel giro di una settimana nel novembre 2024, ma l'iter contabile per remunerare l'artigiano si incaglia nelle maglie della burocrazia per un anno e mezzo, concludendosi formalmente solo a metà del 2026. Fin qui la cronaca di un'eccellente e tempestiva collaborazione tra enti e maestranze. Il paradosso, tuttavia, si materializza quando si passa dalla gestione tecnica a quella contabile. Il conto presentato dall'impresa per il lavoro svolto è quasi simbolico, considerando i prezziari dell'edilizia pubblica: appena 653,20 euro netti, esenti da IVA grazie al regime forfettario. Una cifra che non avrebbe dovuto far tremare le casse comunali, tanto più che i fondi erano già stati impegnati sul capitolo della "manutenzione ordinaria non programmata" del bilancio 2024. Eppure, da quel verbale di regolare esecuzione firmato a fine 2024, si arriva direttamente alla primavera del 2026.

Che cosa è successo in questo enorme lasso di tempo? Dal testo dell'atto ufficiale emergono i dettagli di una fitta e farraginosa trafila di verifiche e, soprattutto, di pasticci contabili. Solo il 21 aprile 2026 l'impresa formalizza l'accettazione dell'analisi dei prezzi. Successivamente, si apre il capitolo degli errori di fatturazione: la ditta emette prima una fattura errata da 1.000 euro a febbraio 2026, poi una seconda ad aprile, costringendo l'Ente a richiedere note di credito a storno totale prima di giungere alla fattura definitiva del giugno 2026.

Un labirinto di protocolli, visti di regolarità tecnica espressi dal dirigente Ing. Luigi Puzziferri e istruttorie curate dall'Arch. Patrizia Memeo, che mette in luce come la macchina burocratica impieghi mesi per digerire anche le più elementari operazioni di pagamento. Se per saldare un debito certo, liquido ed esigibile di 653 euro a salvaguardia dell'incolumità pubblica sono necessari quasi due anni, c'è da chiedersi quale sia il destino dei grandi appalti cittadini.

La lapide di Felice Cavallotti, fiero esponente della sinistra storica e noto per le sue battaglie idealiste, ha trovato finalmente la sua "pace economica", ora è ancora ricoverata in pezzi da qualche parte in Biblioteca Comunale e chissà quando potrà essere restaurata (campa cavallo), ma questa vicenda resta come emblema di una burocrazia locale che viaggia a velocità diametralmente opposte rispetto ai bisogni di reattività del territorio.