Foto Dora Rita Mondelli" />Andrea Pazienza stupisce Trani: alla Biblioteca "Bovio" il racconto intimo e corale di “PAZ 70”
Nel 70esimo anniversario della nascita, la tappa tranese celebra il genio del fumetto. Le dichiarazioni esclusive dell'ideatore Stefano Cristante e dell'amico e collega Giorgio Carpinteri
A Trani, a confrontarsi davanti a una sala gremita sono stati Stefano Cristante, sociologo della cultura dell'Università del Salento e co-ideatore del progetto, la gallerista ed editrice Maria Cristina Taverna e il celebre fumettista e illustratore Giorgio Carpinteri. Nel corso del suo intervento e ai nostri microfoni, Cristante ha spiegato il senso profondo dell'omaggio regionale, concepito come un vero e proprio viaggio in sette tappe pugliesi scandite da altrettante parole chiave: imparare (San Severo), disegnare (Foggia), raccontare, sovvertire (Lecce), ridere (Brindisi), intensificare (Trani) e attualizzare (Taranto). «Stiamo facendo quello che bisognerebbe fare quando un artista geniale se ne va troppo presto: studiare per bene quello che ha fatto», ha evidenziato Cristante ai nostri microfoni. «Siccome è stato su questo pianeta soltanto per 32 anni, uno potrebbe pensare che la sua produzione non sia ampia; invece ha realizzato tantissime cose in pochissimi anni, diventate immediatamente presenti nella società di quel tempo. A distanza di quasi quarant'anni dalla morte, il suo capitale reputazionale come artista e come persona straordinaria è intatto. Oggi a Trani parliamo di "intensificare", perché il suo rapporto con la realtà faceva saltare per aria gli schermi tra lui stesso, il fumetto e il suo pubblico. E poi ci ritroveremo a Taranto per chiederci come mai sia ancora così amato anche da chi non ha potuto conoscerlo».Cristante: «Un capitale reputazionale intatto: studiamo il suo processo creativo»
Un ritratto inedito e intimo è emerso dal ricordo di Maria Cristina Taverna, figura cardine dell'editoria e delle gallerie d'arte milanesi che tenne a battesimo tanti talenti destinati a rivoluzionare l'illustrazione nazionale. Taverna ha rievocato il loro primo incontro al Castello di Carimate, restituendo la dimensione umana di Paz: lontano dall'etichetta stereotipata dell'autore maledetto o provocatore a ogni costo, Andrea era un giovane dotato di una gentilezza disarmante, capace di conquistare chiunque con la naturalezza di un sorriso e con una sensibilità fuori dal comune.Lo sguardo affettuoso di Maria Cristina Taverna
Particolarmente attesa la testimonianza di Giorgio Carpinteri, compagno di strada di Pazienza nella leggendaria stagione delle riviste d'avanguardia come Cannibale e Frigidaire. Prima di entrare nel merito artistico, Carpinteri ha riservato parole di sincero affetto alla città ospitante: «Trani fortunatamente l'ho vista in passato: ho ancora nel cuore il castello di Federico e quella meravigliosa cattedrale sul mare e sul porto». Interpellato poi su cosa renda la poetica di Pazienza così viva e magnetica per le nuove generazioni, l'illustratore non ha avuto dubbi: «Il segreto di Andrea è un po' il segreto di Pulcinella. A noi arrivano letterati da secoli ormai scomparsi che ancora parlano ai nostri cuori. Ed è molto semplice: basta essere autentici. Andrea era un simbolo dell'autenticità: tutta la sua vitalità era talmente spontanea, generosa e assolutamente vera che riusciva a trasfonderla sulla carta. E quella stessa carta parla a noi oggi con la freschezza di un giovanotto, esattamente come fanno i grandi autori classici, non solo di fumetti». Sollecitato sul parallelo tra i rispettivi percorsi artistici nell'Italia tesa e febbrile tra gli anni Settanta e Ottanta — segnata dalle ferite degli anni di piombo e dal riflusso del decennio successivo —, Carpinteri ha evidenziato le due differenti chiavi espressive: «Rispetto ad Andrea, lui prendeva le cose di petto e sul personale. Io invece sono sempre stato, diciamo, non un attore ma un regista: sentivo il bisogno di trasformare i sentimenti del tempo, di mascherarli con metafore. Spesso i miei lavori sembrano surreali o distopici, ma in realtà erano il mio modo di fotografare la realtà che vivevo. C'era un filtro più mascherato, ma dentro c'erano tutte le asperità degli anni Settanta e quelle decadenti degli anni Ottanta».Carpinteri: «Andrea era un simbolo di autenticità. La sua carta parla con la freschezza di un giovanotto»
Nato il 23 maggio 1956 e cresciuto tra San Severo, le aule del Liceo Artistico di Pescara insieme a Tanino Liberatore e l'esplosione creativa del DAMS nella Bologna del 1974, Andrea Pazienza ha marchiato a fuoco l'immaginario collettivo. Dalle pagine graffianti de Il Male e Tango fino alla nascita di icone immortali come Pentothal, Massimo Zanardi e Pompeo, la sua matita ha valicato i confini della nona arte per fecondare il cinema, il teatro, la cartellonistica e la moda. Il pomeriggio alla Bovio ha ribadito la forza universale di questa eredità: quella di un autore che non ha descritto il mondo dal pulpito, ma ci si è immerso fino all'ultimo respiro, lasciando un'opera poetica immortale che continua, oggi come allora, a disarmare e a graffiare.Un'opera d'arte totale tra vita e poesia
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